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Altero Matteoli, ex ministro delle Infrastrutture, e’ stato condannato a 4 anni di reclusione e ad oltre 9,5 milioni di euro di multa per corruzione nell’inchiesta Mose. La sentenza è del Tribunale di Venezia. “Come ho avuto modo di confermare anche stamani davanti al Tribunale di Venezia non sono un corrotto, mai ho ricevuto denaro ne’ favorito alcuno. Non comprendo quindi questa sentenza verso la quale i miei avvocati ricorreranno in appello. Ho il dovere di credere ancora nella giustizia nonostante la forte amarezza che patisco da quasi 4 anni per una vicenda che non mi appartiene”, ha dichiarato il senatore Matteoli. “Contro Altero Matteoli e’ stata commessa oggi una grave ingiustizia. La sentenza del Tribunale di Venezia, che mi auguro possa essere presto ribaltata in appello, non ha tenuto in alcun conto le prove evidenti della sua totale estraneita’ ai fatti che gli vengono contestati. Chi, come me, conosce Altero da tanti anni sa che la sua attivita’ politica e’ stata sempre improntata all’onesta’ e alla correttezza, in piena coerenza con i suoi valori di riferimento”, ha dichiarato Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia.

Un tribunale austriaco ha stabilito che Facebook deve rimuovere i post d’odio non solo in Austria, ma su tutta la piattaforma, a livello mondiale. Lo riporta l’Ansa, che cita la decisione sul caso della leader dei Verdi Eva Glawischnig, che si era rivolta al tribunale in seguito a commenti sul proprio conto pubblicati sul social network da un profilo falso. “In base alla decisione della corte – scrive l’agenzia – Facebook dovra’ cancellare tutti i post che contengono le frasi bollate come linguaggio d’odio, sia dal profilo che per primo le ha pubblicate, sia dai profili e dalle pagine di chi le condivide, siano essi austriaci o di altri Paesi”. La societa’ non sara’ invece tenuta a individuare e rimuovere post simili, e cioe’ contenenti frasi dai contenuti analoghi ma scritte con parole diverse. La Germania, di recente, è intervenuta contro l’incitamento all’odio e alla violenza online, approvando un disegno di legge che prevede multe fino a 50 milioni di euro se le internet company non cancellano in modo tempestivo post violenti o palesemente falsi. Facebook ha annunciato  intanto  maggiori controlli a contrasto delle notizie false e dell’incitamento all’odio  e alla violenza.

Mercoledì 19 aprile dalle ore 15.30 a Marsala, presso l’Aula Biblioteca del Tribunale, avrà luogo il primo incontro del ciclo di “Tavole Rotonde in Psicologia Giuridica”, volte ad approfondire la complessità e la delicatezza del lavoro dello specialista psicologo giuridico-forense in una serie di incontri organizzato da un gruppo di Ctu e periti del territorio in sinergia con il Tribunale e la Procura di Marsala.
Sempre più assistiamo, infatti, ad una crescente domanda di consulenza psicologica da parte degli operatori del diritto. L’obiettivo degli incontri, dunque, è offrire un approfondimento su tematiche altamente specifiche, al fine di creare occasioni di confronto professionale e scientifico-culturale tra i tecnici con le diverse professionalità coinvolte nel contesto psicogiuridico – magistrati, avvocati, assistenti sociali, medici.
E’ esperienza comune a chi si occupa, in qualità di consulente tecnico e perito, dell’accertamento e della valutazione delle infinite manifestazioni della soggettività in ambito giuridico che affollano il contesto forense, constatare come sia necessario l’utilizzo di buone e qualificate prassi mantenendo l’operato entro confini concettuali e metodologici ben definiti.
Il ciclo di incontri, la cui partecipazione è gratuita, è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Marsala con 2 crediti formativi e patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia. L’appuntamento di mercoledì 19 aprile sarà incentrato sull’argomento: “La Ctu in materia di affidamento dei minori e valutazione delle capacità genitoriali nei casi di separazione e divorzio”. Seguiranno a maggio e a ottobre ulteriori incontri su altre tematiche.

La Turchia è stata colpita da un nuovo attentato che ieri ha provocato due morti nella città costiera di Smirne, cinque giorni dopo la strage nella discoteca di Istanbul il cui autore è ancora in fuga. L’attacco perpetrato con un’autobomba ha preso di mira un tribunale di Smirne (ovest) e ha ucciso un poliziotto e un dipendente del tribunale, secondo i media turchi. Due “terroristi” sono stati uccisi dalla polizia dopo l’esplosione, secondo la stessa fonte. Una decina di persone sono rimaste ferite nell’attacco, ha indicato un responsabile locale. Secondo il prefetto della città, le autorità sospettano che il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) sia all’origine dell’attacco. L’attentato è l’ultimo di una serie di attacchi che hanno insanguinato la Turchia nel 2016 e che sono stati imputati sia ai jihadisti dello Stato islamico (Isis) sia rivendicati dai ribelli curdi. Intanto le autorità turche ricercano attivamente l’autore del massacro di capodanno a Istanbul che è riuscito a fuggire dopo aver ucciso 39 persone e ferite oltre decine durante la notte di Capodanno in una discoteca, il Reina. Questa strage è stata rivendicata dall’Isis.