“Il contributo fornito dal diverso orientamento della politica economica all’uscita dalla recessione italiana e’ indubbio; restano tuttavia al di sotto delle attese i risultati ottenuti in termini di intensita’ della ripresa. Un fattore ci sembra giocare un ruolo centrale: la situazione di diffusa insicurezza in cui si sono ritrovate famiglie e imprese italiane alla fine della grande crisi. Incertezze dovute a contesti economici – il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, l’aumento della disoccupazione, il credit crunch – e penetrazione dei fenomeni criminali a danni di cittadini e imprese”. E’ quanto emerge dal Rapporto Cer-Eures reso noto nel corso dell’assemblea di Confesercenti. “C’e’, a tal riguardo, un dato che piu’ di altri riteniamo possa spiegare l’emergere di un sentimento di insicurezza negli anni della crisi ed e’ la contrazione ampia, inattesa, diffusa, del reddito disponibile. Ampia – spiega il Rapporto -, perche’ secondo i dati di contabilita’ nazionale tra il 2007 e il 2013, anno che ha segnato il culmine degli effetti dell’austerita’ fiscale, il potere d’acquisto delle famiglie italiane e’ diminuito del 10,6 per cento. In termini monetari, la perdita e’ stata superiore ai 118 miliardi di euro, equivalenti a oltre 2100 euro per cittadino residente. Inattesa, perche’ mai prima, nella storia della Repubblica italiana, il reddito reale delle famiglie era diminuito per un periodo tanto lungo. Nel biennio 2014-15, meno dell’1% della perdita subita e’ stata recuperata, a conferma ulteriore della debolezza della ripresa seguita alla grande crisi. Cio’ significa che ogni residente ha recuperato meno di 180 euro degli oltre 2.100 persi nei precedenti sei anni”.





