Berlusconi lascia il calcio. La politica lascia Berlusconi. Gli restano le tv

E’ solo un segnale la cessione del Milan ai cinesi da parte del Cavaliere? E’ il momento della ritirata strategica, di una exit strategy? Puo’ darsi. Di sicuro c’e’ che Silvio Berlusconi non si sente piu’ le forze per seguire i suoi interessi e i suoi affari. L’uomo e’ di quelli che non delegano volentieri. Vendere il Milan – che tanti successi gli ha regalato e che e’ servito, fra le altre cose, a spianargli la via della politica – non e’ stata una cosa sentimentalmente facile. E l’offerta con gli occhi a mandorla non era cosa da poter rifiutare. La politica, oggi, rimane per Berlusconi un asset in perdita: Forza Italia e’ un partito senza identita’ e strategia. E’ una forza politica rimasta fuori dai giochi di potere e dal consenso degli italiani. La carta ‘Stefano Parisi’ sembra solo un escamotage, un tentativo disperato di rialzarsi in piedi. In questo caso e’ stata la politica a lasciare Berlusconi, artefice di scelte ingenue e disastrose. Discorso diverso per le televisioni che mantengono un ruolo centrale e che sono la chiave di tutto. Berlusconi ‘nasce’ con i palazzi e soprattutto con le tv. Il calcio e la politica sono state due ‘conseguenze’, due affari per consolidare l’impero. Cosa rimane? Di Berlusconi sentiremo ancora parlare: piaccia o meno. E’ l’uomo che ha ‘occupato’ la vita di tre generazioni di italiani, che lo hanno amato e odiato, e che ora potrebbero manifestargli disinteresse e indifferenza. La vita continua.

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