Referendum: Zagrebelsky, Paese spaccato più del 2 giugno 1946

“Il Paese è diviso in due. Se vince il ‘sì’, ci sarà una resa dei conti nei confronti di chi ha osteggiato questa politica, se vince il ‘no’, c’è il rischio di destabilizzazione costituzionale in una materia dove viceversa la concordia costituzionale dovrebbe essere il primo obiettivo a cui mirare”. Così il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario del comitato per il ‘No’ al referendum costituzionale. Zagrebelsky è intervenuto al congresso di Magistratura democratica a Bologna, in una sala gremita da oltre 200 persone che, alla fine del suo discorso, gli hanno tributato un lunghissimo applauso. “Si è agito irresponsabilmente per spaccare il Paese e le associazioni, come l’Anm o quella dei costituzionalisti – accusa l’ex presidente della Corte costituzionale – C’è stata una forte personalizzazione del referendum e io vedo tutti i giorni in televisione la stessa persona, non vedo alcun passo indietro. C’è un clima di divisione che non ho mai visto in nessun referendum. Io, che sono anziano, non ricordo un referendum in un clima come questo, nemmeno il referendum del 2 giugno 1946 aveva spaccato così il paese, perché la Dc aveva lasciato liberi i suoi elettori di votare e questo aveva abbassato il tono del conflitto. Anche per la riforma Berlusconi del 2006 il clima era tutto diverso, perché si era detto che un conto era la riforma, un conto il governo”.

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