Libri

Il fenomeno é stato definito ‘impoverimento del ceto medio’. La crisi economico-finanziaria e la precarietà del nostro modello lavorativo e di produzione hanno fatto scivolare verso l’indigenza tutta una categoria di persone che prima, sebbene a stento, riuscivano a sbarcare il lunario. Questi nuovi poveri, che l’antropologo francese ci descrive attraverso il racconto del protagonista – un ex ispettore del fisco – sono costretti ad inventarsi la vita, dopo avere perso tutti i riferimenti che prima avevano, in una perdita progressiva della propria identità, del sistema di relazioni che connotano la nostra esistenza, della serenità economica, di quel minimo di certezze in una vita che cerca di toglierle tutte. Augé promuove il modello della cosiddetta etnofiction, ossia la formula letteraria del racconto per descrivere la realtà sociale e le sue trasformazioni. Nel libro il protagonista sottolinea la necessità di ‘dover cominciare a fare attenzione ai segni esteriori della rispettabilità e badare a vestirmi da bravo borghese’ pensando ai genitori ‘ ai quali dover giustificare un comportamento che ai loro occhi avrebbe confermato il fallimento di una vita’. Il dramma di chi non riesce piu’ a pagarsi le spese colpisce, come in questo caso, anche chi un lavoro lo ha, e tocca da vicino quella fascia della popolazione che per vari motivi – un divorzio, una malattia, il doversi occupare dei propri genitori – cade in disgrazia economica. Augé, il filosofo dei ‘non luoghi’, con questo racconto ci offre, in modo puntuale, la fotografia della nostra società attuale, impietosa e indifferente. Del resto, di un uomo che va a vivere in macchina perché una casa non se la puo’ piu’ permettere, cosa ci importa?

Giuseppe Scaraffia si conferma quell’autore delizioso che é sempre stato. La sua attenzione nei confronti del ‘particolare’, del frivolo é una conseguenza del suo amore per tutto ciò che sfugge all’occhio comune e banale. Sono i particolari che ci aprono le porte di mondi inimmaginabili, che ci fanno capire una situazione, una persona e la sua anima, un sentimento, un’epoca, un artista. I capitoli di questo volume, dal titolo ‘anello, assenzio, bastone, cappello, cappotto, doppiopetto, …pistola, profumo, tradimenti, vestaglia…’ sono squarci che si aprono come sipari sulla scena di quello spettacolo – a volte esaltante, a volte minimo e insignificante – che é la vita dei nostri amati autori. Una sorta di dizionario che ci accompagna nelle biografie poco conosciute di scrittori e scrittrici, nelle loro manie e nei loro gusti, con aneddoti e scene che ce li fanno capire e amare ancora di piu’. Scaraffia ci ricorda che, per Einstein ‘la prima necessità dell’uomo é il superfluo’, come a volerci introdurre nel mondo descritto, e nei suoi protagonisti: Balzac, Hammett, Wilde, D’Annunzio, Byron, Emily Dickinson, Hemingway, Sartre e tanti altri. Una lettura piacevole, che ci fa sorridere e che ci rende ancora piu’ vicini e umani i giganti della letteratura, con le loro fragilità e con le loro simpatiche e, talvolta, nevrotiche fissazioni.
Giuseppe Scaraffia, nato a Torino, vive a Roma, dove insegna Letteratura francese nell’università La Sapienza. Collabora al «Sole-24 Ore» e ha pubblicato numerosi libri tra cui La donna fatale (1987), Infanzia (1987, 2013), Il mantello di Casanova (1989), Torri d’avorio (1994), Miti minori (1995), Il bel tenebroso (1999), Gli ultimi dandies (2002), Dizionario del dandy (2007), I piaceri dei grandi (2012) e Il demone della frivolezza (2016).

“Avere o essere” (tit.originale ‘To have or to be’), pubblicato nel 1976 (Mondadori) dallo psicanalista e sociologo tedesco Erich Fromm ((Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 – Locarno, 18 marzo 1980), per i temi affrontati e per la capacità analitica dell’autore, conserva ancora oggi intatta, tutta la sua forza e la sua attualità. Erich Fromm – in questo testo che é ormai un classico del pensiero contemporaneo – declina in modo scientifico tutte le conseguenze che derivano dalla scelta, piu’ o meno consapevole, che l’uomo compie in rapporto al suo modo di vivere, se imperniato sull’ascissa dell’avere o sull’ordinata dell’essere. La ricerca che Fromm compie é orientata all’autenticita’ e alla verità, in una visione altamente critica dell’egoismo e dell’individualismo, trappole entrambe in cui l’uomo cade e in cui si perde. Un nuovo umanesimo, quello propugnato dall’autore, in cui i sentimenti, le pensieri, le azioni e la fantasia possano prevalere sui narcisismi, sulle catene dell’egoismo e dell’avidità. Vivere secondo la modalita’ dell’avere o dell’essere, per Fromm é la ‘scelta’: un atteggiamento da cui dipende il modo con il quale ci rapportiamo nei confronti di noi stessi, degli altri e del mondo. La gioia del dare e della condivisione contro la rapacità del prendere e del negare.

“Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell’avere, godono della sicurezza ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole in qualcosa che è al di fuori di loro. Ma che ne è di loro se perdono ciò che hanno? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?
Erich Fromm