2 giugno

“Fa rabbrividire l’atteggiamento dell’ecumenico Mattarella, e’ stato addirittura oltraggioso quello della Boldrini, al passaggio degli uomini della Folgore durante la parata militare in occasione del 71° anniversario della nascita della Repubblica Italiana”. Lo affermano in una nota congiunta Francesco Storace, presidente del Movimento nazionale per la sovranità, e Giovancarmine Mancini, membro dell’ufficio politico del partito. “Il primo non applaude… la seconda, oltre a non applaudire, addirittura si lascia andare alla sua solita smorfietta di disprezzo sempre presente sul suo volto quando non si glorifica l’antifascismo e quando si combattono battaglie contro l’invasione dei clandestini – aggiungono – Winston Churchill si inchinò davanti ai leoni della Folgore. Loro, invece, ignorando la storia densa di tanti episodi eroici che hanno contraddistinto gli uomini della Folgore, hanno oltraggiato la memoria di chi, con quella divisa, ha immolato la propria vita per l’onore dell’Italia e offeso chi quella divisa l’ha indossata e i nostri meravigliosi giovani che, con orgoglio, oggi la indossano Così facendo hanno offeso l’Italia intera. La brigata Folgore è Italia. La migliore. Alla Folgore, ai suoi uomini e al suo Comandante vada la nostra solidarietà e la gratitudine di ogni patriota”.

È la festa della nostra Repubblica, oggi, quella di una democrazia malata. Onore a chi ha dato la vita perché oggi potessimo vivere in condizioni di pace e di sviluppo economico e sociale, ma il bilancio non è positivo. Formalmente si, siamo una democrazia, ma dal punto di vista sostanziale il Paese è afflitto da tre piaghe: corruzione e criminalità’ organizzata, scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica, disoccupazione. Dal modo in cui riusciremo ad affrontarle dipenderà il futuro dell’Italia. Il referendum sulla riforma costituzionale previsto ad ottobre è un passaggio politico-istituzionale decisivo. Segnerà il passaggio eventuale ad una terza repubblica, meno ingessata, più moderna ed interconnessa. Sul Paese, inoltre, pesa il dramma del fenomeno migratorio, incognita che minaccia il nostro modo di vivere, la nostra capacità di integrazione e che alimenta populismo e razzismi di varia natura. Buon compleanno Repubblica italiana fondata sul lavoro che non c’e’. Hai 70 anni ma li porti davvero male.

Sono 70 anni che l’Italia ha scelto di essere una Repubblica. Settant’anni in cui il Paese si è evoluto e trasformato, passando dalle macerie postbelliche alle sfide dell’economia globale, attraverso una storia che ha avuto anche momenti critici ma che è stata segnata dal progresso sociale e civile . Settant’anni raccontati giorno per giorno dai reporter dell’Ansa, sempre presenti sui fatti in Italia e nel mondo.
La mostra è’ stata inaugurata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ad illustrare le immagini dell’ANSA al capo dello stato, il direttore Luigi Contu.
Gli scatti di quei giorni ci ricordano, che i protagonisti di quella scelta furono i cittadini italiani. Furono loro a decidere, nel referendum del 2 giugno del 1946, se il Paese dovesse avere al vertice la monarchia di casa Savoia o se dovesse invece diventare una democrazia matura, in cui il potere politico trae la sua legittimità dal popolo. Fu quello il primo atto di una democrazia che ritrovava se stessa, dopo la buia parentesi del fascismo .
Le fotografie in bianco e nero scattate in quella primavera di settanta anni fa restituiscono il clima di passione e di speranza che, al di là delle divisioni tra sostenitori della repubblica e della monarchia , animava tutto il popolo italiano. Tutti erano consapevoli che era in gioco la qualità della democrazia italiana. Ma la campagna elettorale e le votazioni si svolsero pacificamente (qualche incidente scoppiò solo nell’imminenza della partenza del re). Fu una festa della democrazia, arricchita dal voto delle donne, che per la prima volta in Italia venivano chiamate alle urne in una consultazione nazionale.
La mostra è suddivisa in quattro sezioni cronologiche: La campagna elettorale, Il voto del 2 giugno, La proclamazione del voto, La Costituente e de Nicola, Quei giorni in edicola.