Anm

“Questa valutazione compete al Csm ma ritengo che la discussione che Albamonte ha avviato merita una riflessione e una particolare attenzione. Ritengo pero’ che ogni intervento esterno alla magistratura, su questo tema, rischi di compromettere il dibattito stesso”. Lo ha detto il guardasigilli Andrea Orlando, parlando a margine del congresso dell’Anm, a proposito dei rischi che i giudici si dedichino sempre piu’ al “carrierismo” cosi’ come ha rilevato il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte nel suo intervento. Albamonte aveva anche criticato la ricerca da parte di alcuni magistrati di “sponsorizzazioni”, non solo da parte delle correnti, ma anche da parte della politica, per ottenere incarichi dirigenziali.

Non e’ stato unanime in Anm il voto contrario al rientro sia in Procura che in Tribunale di magistrati che abbiano svolto attivita’ politica. Lo precisa l’ufficio stampa della stessa Anm a proposito dell’intervista rilasciata oggi dal presidente Eugenio Albamonte a Il Messaggero, dove in un passaggio e’ detto invece che c’e’ stata unanimita’ sul parere che esprimeva il no al rientro in attivita’. In realta’ – viene precisato – la componente di Magistratura Indipendente ha espresso voto sfavorevole a quella delibera.

“Penso che la categoria dei magistrati abbia il dovere di sentirsi un’eccellenza del nostro paese ma da capo dell’Anm non posso che registrare che la percezione negativa esiste ed e’ giusto farci i conti. Come si risolve? Come si riacquista credibilita’? Rimanendo ancorati ai fatti. Rinunciando alle pretese di generalizzazione”. E’ quanto afferma al Foglio Eugenio Albamonte, neo presidente dell’Anm. “Non nego – aggiunge – che a volte ci sia un eccesso di sovraesposizione. Bisogna avere la capacita’ di scegliere le giuste sedi in cui un pm o un giudice puo’ dare il suo contributo. Il magistrato non deve solo essere terzo ma deve anche apparire tale”. “Ci sono modi e modi di fare politica – prosegue – C’e’ la possibilita’ di concorrere per le cariche elettive alla Camera e al Senato. E poi c’e’ la possibilita’ di concorrere alla politica locale. Sul secondo punto, sinceramente, vedo il rischio di una opacizzazione dell’immagine del magistrato: il fatto di avere a che fare con spese, bilanci, modifiche di piani regolatori puo’ creare ambiguita’ e non capisco i magistrati che si candidano a fare i sindaci o i governatori di regione. Sul primo punto, invece, fissando i giusti paletti, credo non ci sia nulla di male”. “Il caso Emiliano – osserva poi – dice che a 25 anni da Tangentopoli un magistrato si candida a guidare il piu’ grande partito d’Italia. Devo dire che questo e’ un fatto inedito, anomalo. E’ una cosa grave che crea un cortocircuito. Noi abbiamo una norma che prevede tassativamente il divieto di iscrizione di un magistrato a un partito politico e, a meno che un partito non preveda che il proprio leader sia un non iscritto, il divieto di iscrizione a partiti politici dovrebbe essere tassativo”.

“Li’ si gioca la credibilita’ della magistratura ma soprattutto l’autonomia di indagine del pubblico ministero, dobbiamo smetterla di pensare che l’attivita’ del pubblico ministero e’ servente a questa o a quella parte politica. Perche’ questo non accada, cioe’ perche’ l’azione della magistratura non sia strumentale ad altri fini, bisogna tutelare la segretezza delle indagini nella prima fase ed e’ fondamentale che su questo tema ci sia l’impegno di tutti, e soprattutto, che in caso di violazioni ci siano delle sanzioni”. Lo afferma Luca Palamara, ex presidente dell’Anm e membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura, intervistato a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, commentando la battuta del procuratore Pignatone in tema di intercettazioni: “Basta fuga di notizie”.

“C’e’ stato un confronto molto franco, aperto, in un clima positivo. Non e’ stato un dialogo tra sordi”. Cosi’ il ministro della Giustizia Andrea Orlando, al termine degli incontri con l’Associazione nazionale magistrati e avvocatura a Palazzo Chigi alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Per il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, il premier Renzi “ha mostrato apertura su una serie di questioni”. Davigo ha detto che tra i temi affrontati ci sono stati quello della “legittimazione da ricondurre a tre anni per il trasferimento per i magistrati di prima nomina, delle risorse” e per il sistema giustizia, la questione “delle assunzioni di personale amministrativo e anche della estensione della proroga della pensione a tutti i magistrati, almeno fino a quando non sarà coperto l’organico”. Ha spiegato Davigo: “Riteniamo ragionevole, per almeno il periodo transitorio fino alla copertura dell’organico, trattenere tutti i magistrati in servizio fino a 72 anni come e’ stato fatto per quelli prorogati. Tenuto conto che mancano 1130 magistrati su 9000, non e’ la panacea, ma almeno un pezzo lo copriamo trattenendoli in servizio”.

Sul referendum costituzionale “l’Anm ha deciso di non schierarsi”, ha ribadito il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, ospite della trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata, “quindi – ha aggiunto – fino a quando io sarò il presidente non mi schiero e non dirò come voterò”. Davigo, smentendo di essersi mai pronunciato sul punto, ha anche raccontato un aneddoto: “Quando ho incontrato il presidente della Repubblica Mattarella e gli ho detto questo, mi ha risposto: ‘Sono molto contento così siamo in due a dover stare a zitti”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, anche lui ospite della trasmissione, in confronto con il presidente dell’Anm, da parte sua ha ribadito la sua opinione: “Sono convinto che i giudici possano partecipare al dibattito democratico e anzi lo possano impreziosire, ma l’importante è che non parlino a nome della magistratura, perché sarebbe fuorviante; e credo che anche riguardo al referendum nella magistratura ci siano opinioni diverse”.

‘Il whistleblowing è fumo negli occhi’. Il Presidente dell’Anm torna a criticare le norme sull’Anac e il codice degli appalti. Il ‘whistleblowing’, l’istituto che tutela i dipendenti che segnalano i reati, previsto nel piano anticorruzione dell’Anac e materia di una proposta di legge passata alla Camera, “è una cosa stucchevole” e “fumo negli occhi”. Cosi il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. I dipendenti pubblici hanno già “l’obbligo di denuncia”. Per il presidente dell’Anm, dunque, l’istituto del ‘whistleblowing’, introdotto per contrastare la corruzione, non serve. “Stiamo parlando del nulla – ha chiarito Davigo, presidente di sezione della Cassazione ed ex pm del pool ‘Mani pulite’ – tutto questo si può sintetizzare come fumo negli occhi”.
Davigo attacca anche il codice degli appalti voluto dall’Anac.  “Il legislatore, ma anche i mezzi di informazione, raccontano ai cittadini italiani cose sbagliate sulla corruzione, sugli appalti e sui fondi neri e sulla base di queste cose sbagliate si fanno norme che nell’ipotesi migliore non servono a niente e in quella peggiore creano danni”. Davigo, come aveva già fatto nei giorni scorsi, è tornato a parlare dell’inutilità del nuovo Codice degli appalti. “Scrivere norme sul Codice degli appalti non serve a niente per curare la malattia”, che è la corruzione. Per Davigo “pensare di affrontare” la piaga della corruzione “con nuove norme sugli appalti” è inutile. “Che senso ha poi aumentare le pene se non si scoprono i corrotti e i corruttori?”, si è chiesto ancora l’ ex pm del pool ‘Mani pulite’, il quale è tornato anche a ribadire che “non servono a molto le autorità amministrative” per il contrasto alla corruzione “perché ad esempio non possono fare intercettazioni”.