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Via libera del cda Rai alla delibera sul piano per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica che possono superare il limite dei 240 mila euro. Il documento precisa che “possono considerarsi di natura artistica le prestazioni in grado di offrire intrattenimento generalista oppure di creare o aggiungere valore editoriale”. Il piano prevede una riduzione dei compensi in misura almeno pari al 10% che andra’ ad aumentare progressivamente con il salire degli importi.

“Ribadisco: ho espresso la mia opinione dopo il parere dell’Avvocatura dello Stato: il tetto ai compensi Rai non c’è già più”. Fabio Fazio torna con un tweet sul tema del tetto ai compensi Rai esteso al comparto artistico. Tre giorni fa il conduttore, nel giorno in cui è diventato di pubblico dominio il parere dell’Avvocatura dello Stato contro il tetto dei compensi, aveva scritto su Twitter: “In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D’ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso…”. Poi, in un’intervista uscita ieri su Repubblica, aveva spiegato di essere rimasto negativamente colpito dall’eccessiva ingerenza della politica sulle vicende della Rai. I tweet di Fazio sono tempestati di commenti, divisi tra coloro che lo attaccano per il suo compenso giudicato eccessivo e chi sottolinea come Fazio guadagni in realtà in proporzione alla pubblicità che catalizza sulla Rai, come accade in ogni situazione di mercato, visto che il suo programma non è tra quelli finanziati con il canone.

“La norma che fissa il tetto massimo ai compensi degli artisti che lavorano in Rai viola la Costituzione”. E’ questo in sintesi il parere espresso dall’avvocato Giorgio Assumma, su richiesta di artisti, conduttori e produttori preoccupati “anche perché secondo una interpretazione di Viale Mazzini il tetto va applicato anche a coloro che partecipano a programmi prodotti all’esterno della Rai, come le coproduzioni o i contratti dati in appalto”, spiega all’Adnkronos Assumma, che è anche presidente dell’Istituto giuridico dello Spettacolo e dell’Informazione. “La Rai – sottolinea l’avvocato ed ex presidente della Siae – quando agisce nel mercato della produzione audiovisiva, pur essendo una concessionaria di un pubblico servizio, è comunque considerata un normale imprenditore. Come tale, non può ottenere dalla legge privilegi in grado di collocarla in una posizione di favore rispetto ai produttori concorrenti. Ma non può, neppure, subire limitazioni idonee a diminuire la sua possibilità di operare in condizioni di parità con tali concorrenti. Questo principio emerge da due articoli della costituzione: l’articolo 3 e l’articolo 41. L’articolo 3 sancisce il criterio che tutti i cittadini, intendendosi tra questi anche le società industriali e commerciali, sono uguali di fronte alla legge. Quindi se si pongono in contesa con altri, per la conquista del mercato, debbono poterlo fare ad armi pari”.

“Il dibattito sulla Rai e sul tetto ai compensi degli artisti mi sembra inserirsi perfettamente nell’epoca della post verita’. E’ stato detto di tutto e c’e’ stato persino qualche ardimentoso che si e’ spinto a sostenere che il Cda ha “scelto” di applicare il suddetto tetto”. Lo scrive Monica Maggioni, presidente della Rai, in una lettera al Corriere della Sera. “La realta’ e’ che invece in tutti questi mesi il Cda ha detto che una applicazione lineare di un tetto, imposto per legge – prosegue – avrebbe comportato un indubbio danno all’azienda escludendola da qualsiasi dinamica di mercato, intaccandone la centralita’ rispetto al sistema dei media e proiettandola verso la marginalita’”. “Stiamo assistendo a un dibattito che sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del Servizio pubblico – dice ancora la presidente della Rai -. Quando si deve criticare la Rai ci si rifa’ spesso alla Bbc. Ebbene, nel Regno Unito non si e’ mai nemmeno ipotizzato di stabilire un tetto agli stipendi dei talenti artistici”. “Siamo alle battute finali nel percorso verso la Convenzione che portera’ in seguito alla ridiscussione del contratto di servizio – spiega ancora la Maggioni -. Come ci vogliamo arrivare? Sulla scorta delle battute da bar su “quelli che straguadagnano” e finalmente vengono puniti, o facendo uno sforzo costruttivo per preservare un valore del Paese?”. “Il facile messaggio ‘li abbiamo puniti’ forse porta qualche manciata di voti (ed e’ tutto da dimostrare), ma lascia solo macerie. Piu’ difficile ma sensato e’ invece stabilire le regole del gioco di un Servizio pubblico che non sprechi risorse ma possa stare sul mercato. Eppure la politica migliore deve riprendersi in mano una dimensione progettuale, anche sulla Rai”.

L’arte del tatuaggio sarà concentrata a Catania sabato 17 settembre e domenica 18. Oltre cento artisti di fama internazionale mostreranno la loro creatività alla prima edizione di Tattoo Convention che si svolgerà al Palaghiaccio di viale Kennedy. La manifestazione è organizzata dalla città etnea con il patrocinio dell’assessorato Salute della Regione siciliana. Accanto ai tatuaggi che racconteranno gli stili e le varie identità culturali, ci sarà spazio per la musica con dj da tutta la Sicilia ed esibizioni live. Tra i partecipanti, il rapper catanese Mirko Miro. La due giorni dedicata al tatuaggio aprirà i battenti alle 11 e chiuderà alle 23. L’’organizzazione è a cura di Alessandro Scuto, proprietario dello storico tattoo shop Mutazioni, Andrea Cucinotta, tatuatore catanese da tanti anni a Londra, Vincenzo Sortino, tatuatore dall’esperienza ventennale, e l’agenzia di comunicazione e organizzazione eventi Scirocco.