congresso Pd

Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, in caso di sconfitta al congresso del Pd  si “metterebbe a disposizione di chi vince, con la massima disponibilita’”. Lo ha detto nella sede della Stampa estera rispondendo alle domande dei giornalisti. Ha continuato il candidato alla segreteria del Partito democratico: “Chi vince il congresso ha il diritto di affermare un’idea, ma va garantito il pluralismo”.E sulle elezioni europee: “Sono elezioni di carattere proporzionale. Io credo che il nuovo Pd dovrà uscire dal congresso con una linea di grande apertura, di profonda innovazione e discontinuità”.

“Il congresso del Pd è l’occasione per rimettere al centro due temi fondamentali, intimamente legati tra loro: come cambiare il Pd e come ricostruire l’Italia e domenica 12 marzo alle 10 al Teatro Eliseo a Roma, Andrea Orlando e io ci confronteremo su queste sfide per il nostro partito. Un momento di confronto aperto a tutte e tutti”. A lanciare l’invito è il presidente della Regione Lazio ed esponente del Pd, Nicola Zingaretti, ribadendo ancora una volta la necessità di cambiare il Pd. “Perché così non va – spiega – per questo ho scelto di sostenere Andrea Orlando come candidato segretario nazionale del nostro partito. Un Pd che ha bisogno di ridefinirsi profondamente per tornare una grande forza politica in grado di dare una speranza di cambiamento alle persone. Un Pd che deve ricostruire un tessuto capace di tenere insieme le energie positive che l’Italia sa esprimere, e diventare un laboratorio di profonda innovazione per dare risposte politiche e di governo al Paese”. Per Zingaretti poi c’è l’Italia “da ricostruire, che significa saper intercettare le ragioni del malessere e della rabbia delle persone e dare risposte credibili, sulla base di un progetto equo di sviluppo e di progresso economico e sociale basato sulla qualità del lavoro, sulla qualità dei servizi, sulla qualità dei sistemi formativi”.

“Ieri Renzi ha sbattuto la porta in faccia a qualunque tentativo di recuperare l’unita’ all’interno del Partito Democratico. Ha tirato dritto e si assume davanti all’Italia e agli italiani una grave responsabilita’: quella di avere rotto il piu’ importante partito italiano”. Lo ha detto a Voci del Mattino, Radio1 Rai, Miguel Gotor, senatore ed esponente della minoranza Pd. “Mi sembra -ha aggiunto – che stiamo assistendo a una macchina lanciata che, dopo le sconfitte nelle amministrative e al referendum, appare incapace di una riflessione politica. Sappiamo bene che fare il congresso, lo dice l’esperienza, significhera’ far precipitare il Paese quindici giorni, un mese, o un mese e mezzo dopo, verso elezioni anticipate. Basta ricordarsi che cosa e’ avvenuto dopo il congresso Pd che ha eletto Renzi. Ebbene, poco dopo lo stesso Renzi – ricordiamo la frase ‘Enrico stai sereno’ – ha fatto cadere un governo a guida Partito democratico, perche’ Enrico Letta era un esponente del Pd”. “Spero che stavolta questo non accada- ha proseguito Miguel Gotor- e noi faremo di tutto perche’ il governo venga sostenuto, perche’ questo e’ l’interesse dell’Italia, che ha bisogno di stabilita’ e di essere governata. Ci impegneremo perche’ sui provvedimenti che riguardano ad esempio il precariato del lavoro, il reddito di inclusione per la poverta’, interventi sulla scuola, il governo possa lavorare per migliorare la situazione”.

“Dico alla minoranza: ‘non consumate tutto oggi’. C’e’ tempo. Lo statuto elegge una commissione. Nei 4 mesi previsti si possono costruire le regole, le garanzie, si puo’ discutere insieme”. Cosi’ Dario Franceschini, all’assemblea nazionale del Pd. “Se vi alzate da quelle sedie – aggiunge Franceschini – non conta quanti sarete ad alzarvi. Questa giornata sara’ una ferita e porterete via un pezzo di storia che e’ troppo importante e che abbiamo il dovere di proseguire insieme”.

Alta tensione nel Partito democratico, alla vigilia dell’Assemblea nazionale, per scongiurare una scissione che, secondo alcuni, sembra già nell’aria. Ieri la telefonata chiarificatrice tra Michele Emiliano, governatore della Puglia, candidato alla segreteria del Pd e l’uscente Matteo Renzi. Secondo fonti della minoranza dem, Emiliano avrebbe ribadito al segretario la richiesta di non fissare il congresso subito, ma dopo le amministrative di giugno, per chiuderlo a fine settembre o ottobre. “Matteo mi ha chiamato e abbiamo parlato – ha scritto Emiliano su Facebook – Spero che il nostro confronto sia utile alle sue prossime decisioni”. Il rinvio del congresso a dopo le amministrative però non sembra essere sul tavolo di Renzi che, dalle colonne del Corriere della Sera, ha invitato i democratici a “bloccare le macchine della divisione”. Il segretario ha ribadito che non accetterà “ricatti”, che il congresso va fatto, come chiesto dalla minoranza, e che sui tempi “c’è lo statuto”. Per l’ala che corrisponde a Sinistra Riformista, bersaniani, i più numerosi ad opporsi a Renzi, non ci sarà alcuna apertura da parte dell’ex premier, mentre la mediazione proposta dal ministro Dario Franceschini alla minoranza dem, di uno slittamento del congresso a maggio, sembrerebbe al momento saltata.

“Io volevo andare in pensione ma quello che mi e’ scattato e’ vedere quanto bisogno di buona politica c’e'”: Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, lo ha detto in un incontro a Milano spiegando che per lui questo significa fra l’altro legalita’, sobrieta’ e rinuncia ai privilegi. Bisogna fare dei programmi dal basso “senza rottamare nessuno”. “Il Pd faccia il suo congresso, Sinistra italiana faccia il suo congresso. Noi stiamo a guardare con rispetto ma chiediamo lo stesso rispetto – ha aggiunto – per chi come noi chiede un campo piu’ largo”.

“L’unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge. Le regole sono chiare: il congresso viene convocato dall’assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l’art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017”. Così ha replicato il viscesegretario del Pd Lorenzo Guerini, alla richiesta del governatore della Puglia Michele Emiliano di anticipare il congresso, pena il ricorso alle carte bollate. “Invito quindi a smetterla con inutili polemiche fondate sul nulla o su mistificazioni delle regole del nostro partito”, ha detto Guerini.

”Non c’è nessuna trattativa in corso sulle liste in vista delle politiche. Dopo il 4 dicembre abbiamo posto un tema di cambio della linea politica, non certo di spartizione di posti. E continuiamo a pensare che il tema non è la data del voto, ma quello che si fa per il Paese, per cambiare la linea politica appunto”. Il deputato della minoranza Dem, Nico Stumpo, smentisce all’Adnkronos trattative tra renziani e bersaniani per isolare Massimo D’Alema e gli scissionisti. Ma avverte il segretario del Pd sul nodo dell’Italicum: ”Ora bisogna lavorare per trovare la migliore legge elettorale in Parlamento. Con gli ultimatum abbiamo perso tutto, dalle amministrative di Roma alle riforme votate a maggioranza con la fiducia”. ”Quanto al merito della legge elettorale -sottolinea Stumpo- non si può liquidare la questione con una battuta ‘se prima non è andato bene l’iper maggioritario e ora non va bene l’iperproporzionale, allora non va mai bene nulla…’. In realtà, tra i due sistemi, uno troppo sbilanciato in un verso, l’altro che non garantisce la possibilità di creare un governo, può esistere una linea di mezzo, che tenga conto della rappresentatività e della governabilità, rendendo omogenee le leggi elettorali per la Camera e il Senato”. Il deputato bersaniano non vuol farsi coinvolgere dal tormentone scissione sì, scissione no e chiarisce che non si può andare alle urne senza celebrare un Congresso e fare le primarie. “Il tema -spiega- non è se c’è qualcuno che lavora alla scissione. Ma se c’è un gruppo dirigente che vuol rinunciare all’impianto culturale originario del Pd e si scinde dal partito”.

“Renzi non credo voglia fare il Congresso Pd, ha paura di perdere, in generale, non solo contro di me”. Lo dice Michele Emiliano, governatore della Puglia, al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Che auguri di Natale farei a Renzi? Gli auguro di aver vicino tante persone che gli vogliano bene e che gli dicano la verità. Si spieghi meglio. “Per una persona come lui che, mi auguro, anche in futuro possa avere delle responsabilità, avere intorno gente che ti dice la verità può esser fastidioso. Io per esempio – ha spiegato a Rai Radio1 Emiliano – mi rendo conto che gli ho dato fastidio e me ne scuso, ma è necessario, anzi è un dovere costituzionale, dire la verità ad una persona che ricopre un incarico come il suo”.