congresso

“A Emiliano che pone la questione di un congresso svolto con la legge elettorale ancora in itinere rispondo che la legge elettorale non è un elemento ostativo al congresso per nessun articolo dello statuto né per il buonsenso della politica”. Così il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, chiudendo la direzione nazionale.

Il Pd dovrebbe indire “un congresso straordinario destinato a definire il Pd come forza di centro-sinistra. Un nodo che Renzi non ha sciolto, come del resto nessuno dei suoi avversari interni. Il solo fatto che qualcuno di loro parli di scissione ne sottolinea la debolezza strategica”. Invece “il dibattito interno al Pd è disordinato e surreale anche a causa di uno statuto, non pensato da Renzi, che fa troppa confusione fra congresso e primarie. L’esigenza di questo partito sarebbe quella di fare un dibattito vero”, “temo che stiamo andando verso un congresso con truppe cammellate e rissa finale”. Lo afferma in una intervista al Messaggero Emanuele Macaluso, decano della sinistra italiana. E aggiunge: “Andiamo verso una fase proporzionale. Dunque Renzi dovrebbe almeno fissare il Pd ad un programma chiaro di carattere popolare e di centro-sinistra. Magari dicendo qualcosa anche sulla proposta di alleanza formulata a sinistra da Giuliano Pisapia, persona che ha dimostrato di avere molte qualità come sindaco e come parlamentare. L’esigenza principale degli elettori italiani è quella di avere punti di riferimento chiari, senza confusioni fra destra e sinistra”. E questo non vale solo per il Pd: “Si fa fatica a capire cosa voglia il M55 e il centrodestra è molto diviso, a partire dall’Europa. Tutto questo favorisce la caduta verticale della cultura di massa degli italiani. Una volta i partiti servivano anche a questo. Nel vuoto di oggi sarebbe assai utile se uomini di cultura tornassero ad impegnarsi in politica”.

Quella della scissione “e’ un’ipotesi che non pongo neanche in discussione perche’ in politica bisogna avere una linea retta e su quella lavorare. Mi battero’ perche’ ci sia un regolare congresso, con tempi regolari di discussione, perche’ sono convinto che questo governo faccia alcune cose che sono necessarie al Paese e che quindi si discuta nel Pd dei problemi reali, e poi durante il congresso di alcune idee di rifondazione del Pd che ritengo necessario”. Cosi’ il presidente della Toscana e candidato alla segreteria del Pd, Enrico Rossi, oggi a margine dell’iniziativa ‘Puo’ nascere un fiore. Di nuovo, la sinistra’. Se non otterra’ quello che chiede, cosa fare?, hanno chiesto i giornalisti. “Continuero’ a dire la mia – ha replicato Rossi -. Se perdo continuero’ a stare nel Pd, dentro un congresso che abbia tempi necessari per poter discutere. Se e’ una corsa e’ basta, chi fa questo si assumerebbe la responsabilita’ di una spaccatura di cui non c’e’ bisogno. Non e’ il tempo di spaccare, e’ il momento di costruire”.

“Dobbiamo recuperare la fiducia di milioni di italiani che non hanno condiviso molte delle scelte fatte negli ultimi anni”. Lo ha detto Roberto Speranza, deputato e candidato alla segreteria del partito democratico durante l’evento di Firenze e dal titolo “Puo’ nascere un fiore. Di nuovo, la sinistra”, a cui partecipano anche i governatori di Toscana e Puglia, Enrico Rossi e Michele Emiliano, “Dal jobs act alla ‘buona scuola’, dalle politiche economiche e fiscali, alle riforme istituzionali, abbiamo sommato rotture a rotture e perso un pezzo del nostro popolo – ha continuato Speranza – Ora si tratta di capire, a partire dalla direzione di domani, se siamo in grado, tutti insieme, di rimettere il treno sui binari ed evitare che questo straordinario patrimonio di energie che e’ il Pd perda definitivamente la sua anima”. La Direzione nazionale del Partito democratico si riunirà lunedì 13 febbraio alle 14.30 presso il centro congressi ‘Roma Eventi’. I lavori si svolgeranno, come sempre, a porte chiuse e saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del partito democratico.

“Sono stato per sette anni segretario dei Ds, so cos’e’ il valore dell’unita’. Non ha senso fare una scissione, creare un partito della sinistra, che dovrebbe poi fare cosa? Certamente non potrebbe allearsi con il Pd che ha spaccato. Lo dico a D’Alema e alla minoranza dem”. Lo afferma Piero Fassino, ex sindaco di Torino, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. L’ipotesi di un listone da Alfano a Pisapia e’ la strada maestra? “Non credo che la prospettiva sia il listone, a meno che rimanga il premio alla lista vincente. Ma se si va verso un sistema elettorale che sollecita le coalizioni, allora la coalizione e’ caratterizzata da una pluralita’ di liste. Il premio appunto potra’ andare alla coalizione”, sottolinea Fassino, che sul voto anticipato afferma: “Se guardiamo al calendario dei prossimi mesi, c’e’ una sequenza di scadenze impegnative, dal referendum sui voucher, alle amministrative, alla legge di stabilita’ alle elezioni regionali in Sicilia, al congresso del Pd. C’e’ da chiedersi se un’agenda cosi’ impegnativa non esponga in ogni caso il governo a un logoramento. Nel centrosinistra questa esperienza l’abbiamo vissuta con il governo Monti, nato per un atto di responsabilita’. Ma e’ stato un passaggio che ha reso poi difficile un vincitore certo alle elezioni del 2013. Per questo c’e’ da chiedersi se non sia preferibile anticipare il voto a giugno e poi affrontare quelle scadenze con un quadro politico definito”.

“Ora tocca al Pd riconnetersi con l’Italia”. Non ha dubbi l’onorevole del Partito democratico, Francesco Boccia, a proposito del futuro del partito. “E’ finito un ciclo – ha detto da Bari – nel senso che la legislatura volge al termine. Il segretario del Pd, il presidente del Consiglio Renzi ha fatto alcune scelte – ha continuato – secondo me troppo in solitudine, il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. E’ evidente che gli italiani bocciando la riforma costituzionale, gli hanno detto che non gli andava bene quel tipo di Paese. Ho chiesto piu’ volte a Renzi – ha chiarito Boccia – di ascoltare gli altri, di fare un esercizio che chi fa politica deve sapere fare. Non e’ possibile che sono tutti rottami polverosi, tutti. Anche quelli che hanno provveduto a fare la storia della sinistra in questi 20 anni: da Prodi a Veltroni, passando per Bersani D’Alema, Letta, Bindi. Chiunque avesse avuto un ruolo nel 20 anni scorsi – ha ribadito – era un rottame da portare allo sfascio. Non si puo’ vivere di nuovismo e basta, anche le novita’ – ha concluso – hanno senso se sono figlie di una visione e anche di una capacita’ di connettersi al mondo che e’ cambiato”.

“Io al capogruppo del Pd voglio bene, ma quando gli sento dire che la Consulta non ha intaccato l’impianto dell’Italicum resto sconcertato. Lo ha detto Massimo D’Alema all’iniziativa ‘Consenso per un nuovo centrosinistra’. E ha continuato: “Siamo passati dal maggioritario al proporzionale e dicono che è tutto uguale. Con queste premesse è difficile persino aprire un dibattito”. Ha aggiunto D’Alema: “Abbiamo il dovere di correre in soccorso di un gruppo dirigente che sembra aver smarrito il senso della ragione”.

Theresa May ha incontrato Donald Trump e poi ha parlato ai membri repubblicani del Congresso a Filadelfia. “La vittoria di Donald Trump – ha detto May – vi dà l’opportunità di aprire una nuova era”. La visita negli Usa del premier britannico è la prima di un leader straniero dall’insediamento di Trump. May ha detto che “il Regno Unito non tornera’ indietro sulla Unione europea” e ha aggiunto che “Regno Unito e Stati Uniti hanno la responsabilità di essere leader, per difendere insieme i nostri valori di libertà e democrazia che sono minacciati”.

“Il Pd dovrebbe dare un segnale di umilta’, di aver capito il voto del 4 dicembre”. Cosi’ ieri Roberto Speranza (Pd), ospite a ‘Otto e mezzo’ su La7. “Ma il messaggio di fondo del Pd agli italiani sembra essere ‘Avete sbagliato a votare, ora vi spieghiamo noi”, ha detto Speranza. Ed ha aggiunto: “Se Renzi pensa che questo 40% siano voti suoi fa un errore drammatico, ancora una volta dimostra arroganza e ci portera’ tutti a sbattere”. Ha continuato: “Io sto nel Pd ma non a tutti i costi, non se diventa il Pdr, Partito di Renzi”. E sul congresso del partito democratico: “Va fatto un confronto vero, non un votificio ma per ridefinire il ‘Chi siamo’ e ‘Dove andiamo’, perche’ noi nelle fabbriche non esistiamo piu’”.

“La candidatura di Silvio Berlusconi e’ naturale e doverosa da parte sua: senza Silvio in campo del centrodestra rimane ben poco. Lunedi’ al Congresso di Rivoluzione Cristiana attendiamo la conferma della settima discesa in campo di Berlusconi, la piu’ imprevedibile ed entusiasmante”. Cosi’ il presidente di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi ricordando l’appuntamento del Congresso di lunedi’ 28 novembre.