Dc

“Oramai e’ una costante, che si ripresenta da anni. Ogni volta che lo Scudo Crociato riprende fiato, ecco che in un Tribunale si materializzano persone pronte a rivendicarlo. Ed e’ capitato anche che qualche giudice abbia collaborato all’equivoco”. Cosi’ Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana, federata con Forza Italia, commenta su Il Tempo la notizia che l’Associazione, che riunisce i tesserati del ’93 della Dc, ha presentato ricorso urgente per l’utilizzo del nome e del simbolo della Dc. “In questo disegno – spiega Rotondi – e’ sempre stata utilizzata la buona fede di democristiani convinti di lavorare in favore di un ritorno della Dc. Pero’ hanno sempre ottenuto l’effetto contrario, cioe’ di mortificare ogni tentativo di rinascita. Riconosco, ripeto, la buona fede e anche qualche ragione ai membri dell’associazione. Pero’ – aggiunge – voglio porre al presidente, Raffaele Cerenza, una domanda: in attesa di un ritorno a vele spiegate della Dc di un tempo, non ci si puo’ contentare di avere sulla scheda elettorale lo scudo crociato partecipe di una bella battaglia di liberta’? Dico questo contro il mio interesse, perche’ io sostengo Forza Italia e non lo scudo crociato, a cui mi lega soltanto qualche ricordo e qualche diritto che non esercito piu'”. Secondo Rotondi “di sicuro c’e’ lo spazio per ricostruire una nuova Dc cristiana e liberale. Ci sono valori comuni e c’e’ un leader come Silvio Berlusconi che li ha sempre rappresentati piu’ e meglio di altri. Attorno a lui puo’ rinascere un grande Partito Popolare. I tempi – conclude – sono propizi, ma serve ambizione. D’altronde, come diceva Adolfo Sarti, per un vero Dc non c’e’ gusto a far politica in una realta’ che abbia meno del 30%”.

“Rendere effettiva la democrazia con la presenza di partiti che rappresentino effettivamente i bisogni dei cittadini. E’ questo il messaggio che Ciriaco De Mita, gia’ segretario nazionale della Dc e premier negli anni Ottanta, ha evidenziato – riporta un comunicato degli organizzatori – intervenendo ad un’iniziativa a Soveria Mannelli. “De Mita – e’ scritto nel comunicato – parlando del ‘futuro della democrazia’ ha ricordato che la politica oggi in Italia e’ in difficolta’ ma che il Paese e’ cresciuto come non mai nella sua storia quando, attraverso i grandi partiti di massa radicati sul territorio, chi gestiva le istituzioni lo faceva in funzione di chi votava. Un’altra debolezza molto grave, ha aggiunto, e’ rappresentata dall’informazione che non offre, a suo avviso, alcun contributo alla definizione dei problemi, al pari della classe politica che evidenzia le difficolta’ senza proporre soluzioni realmente valide”. “La democrazia in Italia, ha sostenuto De Mita – prosegue il comunicato – e’ cresciuta in modo plurale, attraverso il dialogo e il confronto, sia all’interno che nella dialettica tra partiti precisando che non era mai uno solo a decidere ma si decideva di concerto con gli altri. Nell’analisi di De Mita, la politica c’e’ sempre ma e’ lontana dagli interessi reali delle persone concludendo che oggi piu’ che portatori di pensiero i politici sono portatori di interessi. Per De Mita oggi ci potrebbe essere un grande spazio per una presenza democratica cristiana che si costruisca dal basso nel sistema politico italiano, segnato da un vuoto della rappresentanza che potrebbe determinare di tutto, compresa la trasformazione autoritaria della democrazia”. De Mita ha anche inaugurato nella Biblioteca “Michele Caligiuri” la sezione libraria “Democrazia Cristiana” con centinaia di volumi sulla storia e gli uomini dello scudo crociato, anche con i volumi scritti dal Segretario della Dc e con quelli sulle vicende calabresi della Balena Bianca.

Non provate a chiamarla ‘Dc: Operazione Nostalgia’, né ‘La Balena Bianca: il ritorno’. Per Paolo Cirino Pomicino la costruzione di un nuovo centro, che riaffermi i valori della Democrazia Cristiana, è un tema più attuale che mai. “In Europa e in tutto il mondo – dice all’AdnKronos – ci sono partiti democratico-cristiani o popolari… L’anomalia, semmai, sono partiti che si chiamano 5 Stelle, Forza Italia o nomignoli di vario genere. Quelli sono anomali rispetto alla cultura, non solo rispetto al tempo”. “La cultura cristiano democratica o popolare è presente oggi nel Paese e viene richiesta con molta insistenza, basta andare in giro per avvertirla”, afferma l’ex ministro, che martedì era in prima fila al Teatro Santa Chiara per ‘Popolari al bivio’, incontro al quale hanno preso parte Ciriaco De Mita, Angelino Alfano, Giampiero D’Alia, Lorenzo Dellai e Marco Follini. “I convegni di questi giorni – spiega – tentano di ricomporre e rimettere insieme i cocci di una cultura politica di cui il Paese avverte il bisogno, perché la cultura del cattolicesimo politico è l’unica che non è stata usurata dal tempo. La sua frantumazione è dovuta a stupide ragioni di potere dei democristiani nelle istituzioni. Oggi però sembra che tutti vogliano voltare pagina” “Ciascuno di noi”, sottolinea Pomicino, deve lavorare “affinché la ricomposizione di un partito democratico cristiano o popolare possa portare all’interno delle istituzioni forze di stampo europeista, che sappiano leggere e scrivere”. Ma un progetto di questo tipo non rischia di essere anacronistico? “I democratici cristiani e popolari sono al governo in Germania, in Austria, in Spagna… in tutto il mondo sono presenti partiti di questo tipo. E’ strano che il Paese dove con Sturzo è nato il popolarismo, nel 1919, non li abbia. Sono anomali tutti gli altri partiti che portano nomi sportivi, floreali, faunistici o fantastici…”, conclude ‘O ministro.