Don Ciotti

“La politica e’ etica. Io spero che sia cosi’. Lo diciamo sempre. Ogni volta vengono fatte un sacco di promesse. Qui non voglio dimenticare le cose belle e positive che ci sono e che vengono fatte. Il dovere sempre di distinguere per non confondere. Dobbiamo alzare la voce, quando in molti seguono prudente silenzio, perche’ in molti contesti si ripetono le stesse storie e gli stessi meccanismi”. Cosi’ il presidente dell’associazione Libera, don Luigi Ciotti a margine dell’audizione in corso nella sede del Consiglio regionale, da parte della Commissione antimafia, rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto un commento sulla possibile presenza di impresentabili in occasione della campagna elettorale.

“Non e’ reato l’immigrazione perche’ non e’ reato la speranza. La speranza e’ un diritto, ma e’ anche l’orizzonte di una politica seriamente impegnata nella promozione del bene comune”. Lo ha detto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, in occasione della manifestazione contro il razzismo che si svolge oggi a Roma, promossa da Associazioni e Ong. “Dalla politica ci aspettiamo lungimiranza, coraggio di guardare oltre le contingenze, gli opportunismi, i populismi”, ha dichiarato Don Ciotti, aggiuggendo che “Temi come l’immigrazione sono questioni di civilta’, non materia di sondaggi e previsioni elettorali”.

Sull’ipotesi di utilizzare i beni confiscati per rispondere alle esigenze abitative delle persone sgomberate da edifici occupati, interviene Don Ciotti, presidente di Libera: “Credo che sia importante valutare anche questa possibilita’ – sostiene – che gia’ e’ stata attuata da diversi Comuni in Italia, di fronte alle esigenze abitative e alla storia di tante persone che vivono in una condizione di maggiore fragilita’”.
In un’intervista a Radio Vaticana, Don Ciotti ha spiegato che “gia’ molti Comuni, soprattutto le grandi realta’, lo stanno applicando. E quindi ben venga, nel rispetto delle regole, per tutti coloro che sono in una condizione di emergenza nel nostro Paese”.
Il presidente di Libera ha ricordato che “gia’ nel 2015 il ministero delle Infrastrutture aveva stanziato una quota proprio per la sistemazione, per mettere in grado le realta’ locali di poter usufruire di beni confiscati proprio per offrire opportunita’ abitative alle persone piu’ in difficolta’”.

“Ben venga la politica del noi e non dell’io. Serve una bonifica di tante parole, troppa retorica, demagogia, spaccio di illusioni. Il noi e’ un contenitore in cui si sono infilati troppi abusivi, incantatori: c’e’ chi dice noi, ma continua a pensare io”. Lo ha detto Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, al Forum dei Circoli del Pd in corso di svolgimento al teatro Ciak di Milano. “Non possiamo perdere tempo: la politica ha il dovere di ascoltare il grido di chi fa piu’ fatica. La politica e’ una forma di carita’ alta ed esigente. Se lontana dai problemi profondi della gente la politica non e’ politica – ha aggiunto -. La politica deve pensare in grande e non alle grane interne, partendo dai bisogni e dalle speranze delle persone. Partire dalla vita concreta, la nostra ma anche di quelli che fanno piu’ fatica”.

“Siamo qui perche’ amiamo la vita. Abbiamo un debito con chi e’ stato assassinato. Ma non basta piu’ il semplice ricordo ma dobbiamo farli rivivere nel nostro impegno”. Cosi’ don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha esordito nel suo discorso che ha concluso la cerimonia della XXII giornata dell’impegno e della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie di Locri. Un lungo discorso il suo, in cui ha toccato tutti i temi a lui piu’ cari. Giustizia cittadinanza, politica. Ma anche la Chiesa, l’educazione i giovani e il futuro. E soprattutto Calabria. “Siamo qui per sostenere la Calabria, la vostra e, permettetemi di dirlo, anche la nostra. Oggi siamo tutti calabresi e siamo tutti sbirri. Amiamo la vita e siamo qui per sostenere quella Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, con la massoneria e con la corruzione. E’ questa la Calabria che io amo, che noi amiamo. Quella di persone come don Italo Calabro'”. E rivolgendosi alle decine di sindaci presenti, cita Corrado Alvaro. “Fate onore alla politica , perche’ la politica e’ etica, e’ servizio del bene comune. Ci sono molti che non lo capiscono questo. E non c’e’ bisogno di aspettare che arrivino i magistrati, fate voi delle selezioni. Usate la testa”. “L’educazione e’ il primo investimento. In questi giorni, nelle scuole, ho incontrato tanti insegnanti che hanno la vocazione per questo mestiere e che voglio bene ai ragazzi. Ragazzi che vanno educati non come imposizione ma insieme per offrire loro la possibilita’ di orientarsi, per permettere loro di scoprire la loro attitudine e La loro passione. Ma tutto questo si deve tradurre in progetti e i giovani hanno bisogno di risposte adesso perche’, oggi, fanno fatica a vedere un futuro”. E rivolgendosi ai sindaci: lavorate per favorire una cultura dell’educazione, dov’e’ tutte le componenti si mettano in gioco. E qui voglio anche ricordare la passione di Italo Falcomata’ che ho avuto la possibilita’ di conoscere tanti anni fa. Penso ai tanti ragazzi che non sono qui perche’ non avevo la possibile di poter permettersi il pullman ma ci seguono anche da lontano”. “Vi auguro la consapevolezza e di poter stare dalla parte del bene. Perche’ le mafie e la corruzione non trovano posto in una societa’ giusta e responsabile. Come ho gia’ detto domenica, il male principale e’ la peste della corruzione. Difficile da distinguere tra criminalita’ organizzata, politica ed economica e’ difficile. Per questo bisogna porre rimedio a quei ritardi normativi che riguardano leggi importanti come i beni confiscati, l’agenzia. Questi beni dobbiamo portarli via. E non bisogna arretrare sulla legge sugli appalti, sul completamento della normativa anti corruzione. Senza dimenticare i testimoni di giustizia e il gioco d’azzardo. E soprattutto queste legge bisogna applicarle, come quella sul caporalato”. “Anche nel chiesa ci sono tante ombre e tanta fatica. Ma la grande meraviglia sono coloro che si impegnano e rappresentano la chiesa di cui abbiamo bisogno”. E riferendosi all’episodio dell’oltraggio alla sede del Vescovado dice: “Le scritte senza un nome sono una mancanza di coraggio. Gli sbirri sono al servizio dello Stato e quindi di tutti noi. Provvedono alla nostra sicurezza e quindi dobbiamo essere loro grati”.

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, scrive al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per chiedere che venga concesso il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli al giornalista scrittore siciliano Riccardo Orioles. “Da pochi giorni – scrive don Ciotti – è stata lanciata su Change.org una petizione per chiedere l’applicazione della legge Bacchelli al giornalista-scrittore Riccardo Orioles, fondatore de I Siciliani, insieme a Pippo Fava. Una petizione firmata da oltre 13mila cittadini”. “Riccardo Orioles sin dall’inizio della sua attività giornalistica è stato un uomo di cultura generoso, scomodo, restio ai compromessi. Ha dedicato la sua vita professionale per un giornalismo libero, indipendente, – ricorda don Ciotti – indisponibile ai silenzi e alle parole di comodo, refrattario alle seduzioni del potere, garante della trasparenza della vita democratica. È stato fra i primi a raccontare la mafia con uno sguardo analitico, rigoroso, mettendo in evidenza non solo l’aspetto criminale, ma il legame delle organizzazioni criminali con la politica e i ‘poteri sporchi'”. “Riccardo Orioles, come si legge nella petizione, attualmente vive a Milazzo, sua città natale, con una pensione di vecchiaia che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età. La sua carriera – vissuta da scrittore e giornalista con la ‘schiena dritta’ purtroppo non gli ha riconosciuto una pensione degna di questo nome: Riccardo ha ottenuto contributi pensionistici solo per quattro anni di lavoro. A nome di Libera – scrive don Ciotti – una rete di 1.600 tra associazioni nazionali e locali, Le chiedo, come richiesto da altre personalità istituzionali, del mondo del giornalismo e della cultura, la concessione del vitalizio previsto dalla legge Bacchelli – in favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità, al giornalista scrittore siciliano Riccardo Orioles”.