Ecomafie

La raccolta e la gestione dei rifiuti in Sicilia avviene con “La presenza di un sistema di illegalità diffuso e radicato che costituisce uno dei veri ostacoli ad un’autentica risoluzione delle problematiche esistenti ormai da decenni”. E’ quanto si legge nella relazione territoriale della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, approvata oggi. Lo studio della commissione, presieduta da Alessandro Bratti, 400 pagine, è stato presentato da Stella Bianchi (Pd) e Renata Polverini (FI). “Prima ancora che l’ambiente, ad essere inquinato è l’intero sistema di gestione dei rifiuti nella Regione, come confermato anche da importanti indagini giudiziarie per corruzione effettuate dalla procura della Repubblica di Palermo”, sono le conclusioni. Il nodo centrale indicato dalla commissione Ecomafie è la costruzione degli inceneritori prevista a partire dal 2002. Una decisione che “ha compromesso lo sviluppo della raccolta differenziata”, mentre “la costituzione dei 27 Ato ha esautorato i comuni delle proprie competenze altresì provocando una gravissima crisi finanziaria conseguente alla deficitaria e non trasparente gestione di queste società che, è bene riaffermarlo, sono stati uno strumento in mano alla politica per il controllo del consenso”. L’attività di indagine parlamentare è durata quasi un anno.

Lo dice il Rapporto Onu-Interpol, nel 2016 previsti ricavi per 258 miliardi. Cresce in tutto il mondo, più veloce del Pil. Nel 2016 si calcola che arriverà a 258 miliardi di dollari, con un aumento del 26% rispetto al 2014. Nell’ultimo decennio i ricavi dai reati ambientali sono cresciuti in media del 5-7% ogni anno, più del Prodotto interno lordo globale. Oramai i crimini contro l’ambiente sono la quarta attività illecita al mondo per fatturato, dopo droga, contraffazione e traffico di esseri umani.
I conti in tasca alle ecomafie li ha fatti un rapporto congiunto dell’agenzia dell’Onu per l’ecologia, l’Unep, e dell’Interpol, diffuso in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. Già il titolo la dice lunga: “L’ascesa del crimine ambientale”. Questi reati comprendono traffico di specie selvatiche, taglio illegale di boschi, contrabbando di oro e altri minerali, pesca di frodo, traffico di rifiuti, frodi sui crediti di carbonio.
Per il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, “le forti somme di denaro generate da questi crimini mantengono in affari bande sofisticate e alimentano l’insicurezza nel mondo. Il risultato non è solo devastante per l’ambiente e le economie locali, ma per tutti quelli che sono minacciati da queste imprese criminali. Il mondo deve unirsi per adottare una forte azione nazionale ed internazionale per porre fine ai reati ambientali”.
Il rapporto Unep-Interpol raccomanda ai governi azioni, norme e sanzioni decise (comprese misure per demolire i paradisi fiscali), aumento dei fondi per il contrasto, incentivi e sostegni economici per dare alternative alle popolazioni che traggono sostentamento da questi reati. Di crimini ambientali ha parlato oggi anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, alla celebrazione per i trent’anni del suo Ministero, alla presenza del presidente Mattarella: “Le ecomafie, criminalità organizzata che aggredisce e avvelena per i suoi affari illeciti il territorio, sono un massacro di natura e una minaccia per la salute pubblica, come sanno gli abitanti della cosiddetta ‘Terra dei fuochi’, a cui dobbiamo la difesa dalle cosche e la bonifica della loro terra”.