elezioni Germania

Ha ben poco da festeggiare Angela Merkel. Si, ha vinto ma con una percentuale minore rispetto all’ultima tornata (-8%). Il dato politico tedesco che emerge e’ la vittoria dell’estrema destra di Alternativa per la Germania che porta dentro il Bundestag ben 87 membri. Crolla l’Spd di Schulz. Ora Merkel potra’ formare un governo con i Verdi e i liberali. Ma l’opposizione si preannuncia incandescente. Brutta batosta per l’europeismo: tra gli slogan di Afd il no all’euro e il no a Bruxelles. 

“In Germania, come accaduto di recente in altre nazioni europee, il popolo boccia i partiti tradizionali. La Cdu e la Spd segnano il peggior risultato del dopoguerra e lasciano terreno al partito nazionalista tedesco. In sostanza in Germania, come in Francia, Austria e in tutta Europa, cresce il consenso contro l’attuale governo delle nazioni europee”. Lo afferma la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “E’ riduttivo parlare di affermazione dell’estrema destra o evocare lo spauracchio neo nazista – sostiene Meloni – L’affermazione di Afd rappresenta piuttosto un voto contro la deriva mondialista e filo immigrazionista e contro il processo di islamizzazione della Germania, ma e’ soprattutto un voto di protesta sociale della classe operaia e del ceto medio che, anche nella ricca Germania in piena crescita economica, e’ diventata piu’ povera e ha visto crescere le disparita’ sociali ed economiche”.

“La Germania non e’ sulla luna, ma in Europa. Ed e’ logico che risentisse delle spinte populiste. La differenza con l’Italia e’ che li’ la Merkel vince perche’ combatte i populismi e non si allea con loro”. Lo dice in una nota Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato.

Il presidente tedesco, Frank Walter Steinmeier, ha rivolto un appello ai concittadini affinche’ facciano uso del diritto di voto, ricordando loro che chi non vota permette che altri decidano sul futuro del Paese. “Il diritto a votare e’ un diritto dei cittadini. Per me inoltre in una democrazia e’ il piu’ alto dovere di un cittadino”, ha detto in un messaggio ai tedeschi, proprio nei minuti in cui in Germania si aprivano le urne per eleggere il XIX Bundestag, la Camera bassa tedesca. “Chi non vota lascia che altri decidano sul futuro del nostro Paese”. Steinmeier ha aggiunto che mai come ora si e’ percepito cosi’ chiaramente che alcune elezioni hanno a che vedere “con il futuro dell’Europa e il futuro della democrazia”; un’allusione probabilmente all’imminente ingresso per la prima volta in Parlamento della destra xenofoba e populista di Alternativa per la Germania (AFD); data al 13% negli ultimi sondaggi, AFD potrebbe diventare la terza forza politica nel Paese.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, e’ tra i principali promotori di un rafforzamento strutturale dell’unione monetaria, che a suo parere – scrive il quotidiano economico tedesco “Handelsblatt” – dovrebbe disporre di un proprio bilancio, un fondo monetario e un ministro delle Finanze. Il titolare dell’Eliseo sta approntando progetti in questo senso, e punta a porre il suo ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, a capo del gruppo dei ministri delle Finanze europei, nel ruolo attualmente affidato a Jeroen Dijsselbloem. “Il primo segretario del Tesoro europeo potrebbe dettare l’indirizzo della zona euro a lungo”, sostiene a questo proposito Guntram Wolff, responsabile dell’istituto di ricerca economica Bruegel di Bruxelles. E le chance di Le Maire di ottenere il posto appaiono buone. Il ministro ha ottime competenze e parla fluentemente inglese e tedesco. La sua candidatura presenta un ostacolo: con Pierre Moscovici la Francia ha gia’ il Commissario economico europeo e due francesi ai vertici dell’Unione monetaria sarebbero troppi. Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, potrebbe portare Moscovici fuori dalla politica economica della Ue e dargli un portafoglio diverso, ma per il momento non ha fornito alcuna indicazione in tal senso. Tuttavia, Moscovici non e’ ben visto ne’ dal cancelliere tedesco Angela Merkel, ne’ dal ministro delle Finanze tedesco Wolfagang Schauble; di contro, Le Maire e’ considerato un ottimo intenditore della Germania, e la sua figura e’ assai piu’ apprezzata a Berlino.

E’ stata subito ribattezzata la “Marine Le Pen tedesca”, Frauke Petry, la leader dell’Afd, il partito di estrema destra che, nel voto di ieri nelle regionali tedesche del Maclemburgo Pomerania, ha superato i cristiano democratici di Angela Merkel. E in effetti, oltre all’essere donna, sono molte le analogie con la presidente del Fronte nazionale francese: stessi valori di destra, analoghi cavalli di battaglia e slogan, stesso prototipo della donna moderna, attiva, capace di coniugare carriera e vita familiare. ‘Gemelle diverse’, insomma, differenti nel carattere e nella storia personale, nella famiglia d’origine e nell’approdo al mondo della politica. Marine, 48 anni, due matrimoni alle spalle e tre figli, discendente di una dinastia politica, è cresciuta a pane e populismo, e proprio per prepararsi al meglio all’ingresso nel partito di famiglia, il Front national, ha studiato legge in una prestigiosa università parigina. Frauke, nata a Dresda 41 anni fa, un dottorato in chimica, è arrivata nel 2013 nell’Afd senza nessuna esperienza. Papà ingegnere e madre chimica, guidava una piccola azienda di materie plastiche, fondata da lei stessa, poi fallita. Madre di quattro figli, sposata e separata da un pastore protestante, e oggi compagna di un collega di partito. La leader francese ama apparire in tv ed essere vicino alla gente. Petry più riservata e meno avvezza al confronto diretto.