eutanasia

I capigruppo di tutte le forze politiche, con l’eccezione del M5S e del neo Mdp, hanno riposto su Avvenire, riporta l’agenzia Ansa, ai timori espressi sullo stesso quotidiano da Lorenzo Moscon, da un giovane disabile, in merito a un possibile legame tra il ddl sul fine vita e l’eutanasia. Le forze politiche, anche quelle favorevoli alle disposizioni anticipate di trattamento (Dat), si sono dette contrarie a norme apertamente eutanasiche. A rispondere alla lettera di Lorenzo sono stati i capigruppo Ettore Rosato (Pd), Renato Brunetta (FI), Pino Pisicchio (gruppo misto), Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Lorenzo Dellai (Centro democratico), Giovanni Monchiero (Civici e Innovatori), Fabio Rampelli (FdI), Saverio Romano (Scelta Civica-Ala), Maurizio Lupi (Area Popolare), Rocco Palese (Conservatori e Riformisti), Giulio Marcon (Sinistra Italiana).

“La morte drammatica di Fabo dj, un vero e proprio suicidio molto molto assistito, e’ oggi su tutti i giornali. In molti casi alla naturale pieta’, densa di umana comprensione per il giovane divenuto cieco e tetraplegico, dopo un brutto incidente, si mescolano gli improperi verso una politica considerata inetta e incapace di prendere decisioni, soprattutto in temi come la vita e la morte”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc, intervenuta oggi a Uno mattina. “Chiarire questo punto di contatto tra le due vicende – prosegue – la morte di Fabo e le lentezze del Parlamento, possono aiutare a comprendere meglio cosa stia realmente succedendo. Fin dall’inizio di questa legislatura sono stati incardinati nella Commissione Affari Sociali molti disegni di legge sul Fine vita, alcuni dichiaratamente a favore dell’eutanasia, altri, per lo piu’ la maggioranza, concentrati sul tema delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Una divisione netta, in cui per altro e’ comunque ravvisabile una sorta di zona grigia, in cui lo Stato non puo’ entrare e non deve ne’ punire ne’ assolvere. E’ l’area delicatissima della coscienza di ognuno di noi, laddove matura il proprio giudizio e si prendono decisioni spesso molto importanti per la nostra vita. Ma come e’ chiaro il desiderio di morte non puo’ essere un diritto garantito dalla legge. L’intera Commissione Affari sociali scrivendo il testo base della nuova legge sulle Dat e emendandolo tra divergenze e convergenze, ha sempre detto no all’eutanasia, no al suicidio assistito, no all’accanimento terapeutico”.”Fabo e’ morto perche’ qualcuno lo ha voluto aiutare a morire in fretta – dice ancora Binetti -, assumendo un cocktail di farmaci non ancora ben noti. Essendo cieco e tetraplegico qualcuno ha dovuto avvicinare alla sua bocca, perche’ lo mordesse, lui e non altri, lo strumento che avrebbe liberato la sostanza che lo ha condotto velocemente a morte. L’attuale legge in discussione alla Camera non lo avrebbe mai consentito. La morte di Fabo e’ stata la provocazione voluta dai radicali per rimettere la morte al centro del dibattito pubblico, creando il dibattito confuso e pasticciato che sta emergendo in queste ore”. “La spettacolarizzazione della sua morte – sottolinea – non facilita affatto la approvazione della legge attualmente in discussione, considerata troppo leggera, ma rivela la strategia di chi pretende una legge direttamente ed esplicitamente aperta all’eutanasia. E questo obbliga il legislatore ad agire ancor piu’ con prudenza. Sarebbe drammatico se un fraintendimento di quanto accaduto a Fabo, spingesse a credere che a legge approvata, in Italia diventa possibile, in modo automatico, ricorrere al suicidio assistito, o piu’ precisamente all’omicidio del consenziente. Noi torniamo a dire un no convinto sia all’accanimento terapeutico che all’eutanasia e pretendiamo che la legge registri questi due punti determinanti. Il caso di Fabo mostra al di la’ di qualsiasi dubbio quanto sia necessaria questa precisazione”.

Fabo e’ morto alle 11,40, ha scelto di andarsene rispettando le regole, di un paese che non e’ il suo”: lo ha scritto Marco Cappato sul suo profilo Facebook.  Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che ieri ha accompagnato in Svizzera per l’eutanasia Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, ha raccontato a Libero, in un’intervista pubblicata oggi, il percorso che ha compiuto l’uomo verso la morte volontaria, decisione presa dopo che un incidente stradale lo ha reso da anni cieco e tetraplegico. “Una situazione difficile, di sofferenza per la sua condizione fisica. Lo hanno raggiunto parenti e amici e quindi è anche un momento di sorrisi e ricordi”, ha dichiarato. “Ieri – ha detto Cappato, politico di Radicali italiani – Fabiano è stato sottoposto a una prima visita medica per controllare le sue condizioni fisiche e per riaffermare eventualmente la volontà di ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria. Inoltre, gli è stato chiesto di riaffermare la volontà di morire. Oggi ci sarà un’altra visita: se le sue condizioni saranno considerate idonee e se confermerà le sue intenzioni, da quel momento potrà decidere quando usufruire di questo tipo di aiuto”. La Svizzera è l’unico Paese dove l’eutanasia è legale anche per cittadini che arrivano dall’estero.
Ha raccontato Cappato: “Fabiano ha fatto riabilitazione e fisioterapia per anni” Ed ha aggiunto: “Ha ricevuto il massimo dell’assistenza. Nonostante tutto, però, ha deciso di interrompere quella che è per lui una sofferenza insopportabile”. Che cosa ha detto Fabiano quando ha saputo del terzo rinvio della discussione in Aula del disegno di legge sul biotestamento, avvenuto qualche giorno fa? “Ha detto” che “è veramente una vergogna che nessuno dei parlamentari abbia il coraggio di mettere la faccia per una legge che è dedicata alle persone che soffrono, e non possono morire a casa propria, e che devono andare negli altri Paesi per godere di una legge che potrebbe esserci anche in Italia’”, ha risposto Cappato.