Hollande

“Siamo stati messi a dura prova nell’ultimo periodo, ma siamo pronti alle presidenziali e alle legislative. Questo e’ il messaggio che possiamo dare; la democrazia e’ piu’ forte di tutto”. Lo ha detto il presidente francese Francois Hollande subito dopo aver votato per il primo turno delle presidenziali. Interviene il primo cittadino di Francia per ribadire la forza delle istituzioni democratiche del suo Paese, costretto a subire gli attacchi terroristici e a dover affrontare una tornata elettorale a distanza di pochi giorni da un attentato nel cuore del capoluogo. Elezioni dall’esito incerto e sul quale pesano i diversi atteggiamenti dei candidati e dei loro partiti proprio sul tema della sicurezza e del rapporto con il mondo islamico.

François Fillon attacca Emmanuel Macron, che accusa di essere l’erede di Hollande e di essere di fatto rinchiuso all’interno del Partito socialista e del governo uscente. E gli dà un soprannome, “Emmanuel Hollande”, “O François Macron se preferite”. Intervenendo questa mattina su Rtl, l’ex premier ha rinfacciato a Macron di portare avanti la politica di Hollande. Non pago di queste accuse, Fillon ha rinfacciato a Macron di ricorrere ai più vecchi trucchi della politica. “Sapete da dove viene lo slogan ‘En Marche’ di Emmanuel Macron? Era lo slogan di Jean Lecanuet, candidato alle presidenziali negli anni ’60”. In pratica, aggiunge, alludendo al suo avversario nella corsa per l’Eliseo, “il metodo che consiste nel voler compiacere tutti gli elettori, dire una parolina agli uni e una parolina agli altri…è il modo più vecchio di fare politica”.

Francois Hollande sbarca oggi a Malaga per il XVesimo vertice ispano-francese. Il presidente e i sei ministri al seguito, scrive il quotidiano “El Pais”, affronteranno temi squisitamente bilaterali – l’interconnessione energetica, la collaborazione antiterroristica -, ma la riunione sara’ centrata sulle varie sfide che deve affrontare l’Unione europea, compreso “l’aperto antieuropeismo” di Donald Trump. Ma la missione ha per Madrid un altro valore aggiunto. “Holande invitera’ Rajoy alla riunione dei quattro grandi dell’Ue dopo l’uscita della Gran Bretagna – Francia, Germania, Italia e Spagna – che vuole convocare a Parigi prima del Consiglio di marzo e del vertice di Roma indetto per i 60 anni dei Trattati”. A quell’incontro, la Spagna consolidera’ la sua presenza “nel nucleo dirigente della Ue”. Ora il paese ha un governo stabile, ricorda la testata, e “la situazione e’ cambiata radicalmente: Hollande, che non si ripresenta alle elezioni presidenziali di aprile, affronta i suoi ultimi mesi all’Eliseo con il rischio “che il suo posto sia preso dalla “eurofoba Marine Le Pen”. E “l’italiano Matteo Renzi, che escluse Rajoy dal triunvirato formato dopo il referendum britannico, e’ stato sostituito da Paolo Gentiloni, molto piu’ ben disposto verso la Spagna”. E Madrid puo’ contare anche sull’appoggio di Berlino: “Merkel ha gia’ invitato Rajoy al saluto fatto dall’ex presidente degli Stato Uniti Barack Obama a Berlino a novembre”. “Parlero’ con Hollande del futuro dell’Europa, e credo che siamo d’accordo sull’essenziale”, diceva giovedi’ Rajoy a “France Press” in una dichiarazione che il quotidiano assume come prova del ritorno di Madrid al “primo piano della politica europea”.

A fine marzo a Roma sara’ una grande opportunita’ per celebrare quello che abbiamo raggiunto, per uscire dalla guerra e dalla guerra fredda. Ma sara’ anche una grande opportunita’ per paralare del futuro dell’Europa e sono certo che due grandi paesi fondatori come la Francia e l’Italia faranno la loro parte”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni nel corso di una dichiarazione alla stampa al termine dell’incontro con Francois Hollande all’Eliseo.

Il premio Nobel 2001 per l’Economia, Joseph Stiglitz non é uno che le manda a dire. Viene apprezzato proprio per la semplicità del suo pensiero. Le sue critiche all’Unione europea e in particolare all’euro come moneta unica non sono nuove ma lo scenario che si é venuto a creare negli ultimi mesi, dalla Brexit in poi, e la sfiducia crescente nei confronti di Bruxelles, sembrano alimentare le sue motivazioni. ‘L’austerità – spiega l’economista – ha ucciso la crescita nella Ue. Se Renzi dovesse perdere il referendum, partirebbe il processo irreversibile della fuga dall’euro da parte dell’Italia e non solo. Oggi la realtà é che i governi sono troppo deboli e che il vero potere é concentrato nelle mani della Germania e della Bce. Non si possono fare riforme con la pistola alla testa di popoli indeboliti dalla crisi. Non é una sorpresa per me vedere che Hollande é debole, che Renzi perde consensi e che in Spagna non si fa nemmeno un governo. E’ stato un errore lanciare la moneta unica senza avere le infrastrutture politiche ed economiche adeguate e capaci di gestirla’

“Siamo decisi, quali 27 stati membri, a perseguire lo sviluppo economico per il bene delle persone nei nostri Paesi” e per creare “posti di lavoro”. Così Angela Merkel a Berlino, parlando accanto a François Hollande e al presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker a proposito del seguito del vertice di Bratislava.  La cancelliera tedesca ha ricevuto Hollande e Juncker in occasione di un incontro promosso dagli industriali europei. “Ovviamente parleremo della situazione generale nell’Ue dopo la Brexit”, ha aggiunto Merkel.

L’Europa del Sud dice no alle politiche dell’austerity che tantol’hanno penalizzata. Per Renzi ‘occorre una Europa sociale, basta solo regole.’ Si consolida la consapevolezza che sia necessaria, dopo la Brexit, una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire l’istituzione europea come un nuovo modo di concepire i rapporti tra gli stati. Ma la Germania non ci sta e Berlino attacca i leader anti austerity. Per il premier Renzi “La dichiarazione di Atene è importante perché offre una visione diversa di Europa da quella vista fino a oggi”. Il ministro delle finanze tedesco, Wolfang Schaeuble abbandona ogni approccio diplomatico sulla vicenda “Credevo fosse una riunione di leader di partito e non commenterò su questo. Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente”, commentando a margine dell’Eurogruppo e dell’Ecofin la riunione di Atene organizzata da Tsipras. Nulla di buono in prospettiva sulle possibilità di un accordo. Rimangono sul campo due idee diverse di Europa. Renzi ha sottolineato la necessità, in questa fase, che l’Europa sia un’Europa “sociale, della bellezza, degli ideali”. “Gli americani usano al riguardo un’espressione che è ‘soft power’: potere gentile, il potere di svolgere un ruolo rilevante nel formare l’identità culturale”, sottolinea il presidente del Consiglio. “Se qualcuno si rivolgesse con lo sguardo al Mediterraneo vedrebbe uno straordinario pezzo di Europa ma la stragrande maggioranza dei commentatori oggi ritiene che sia solo il passato dell’Europa. Non è così”. “La scommessa di questo incontro è tentare di rinnovare un’idea di Mediterraneo come luogo dove l’Europa tira fuori la parte migliore di sé”, spiega. “Occorre ridare valore all’ideale di bellezza”, a partire da quella “dell’eroe greco che mi piace pensare sia l’uomo europeo di domani quello che unisce il bello e il buono”, il concetto di “kalos kai agathos, dove il bello non è estetica ma etica”. La diffidenza dell’Europa del Nord rimane invariata. Come la crisi politica della Ue.

Primo comizio per Nicolas Sarkozy da candidato ufficiale alle primarie per le presidenziali francesi del 2017: davanti ai sostenitori riuniti ieri sera a Chateaurenard, nel Sud del Paese, l’ex presidente ha promesso di “ristabilire l’autorità dello Stato su ogni centimetro quadrato della Repubblica francese”. Come ricordano oggi i media francesi, Sarkozy ha annunciato lunedì scorso l’intenzione di candidarsi alle primarie della destra in programma il 20 e 27 novembre, puntando sulla sicurezza del Paese e sulla difesa dell’identità francese davanti a una politica migratoria “che non ha più alcun senso”. “Voglio essere il presidente che ristabilisce l’autorità dello Stato su ogni centimetro quadrato della Repubblica”, ha detto ieri davanti a circa 2.000 sostenitori, denunciando “un generale declino del potere dello Stato”. “Non sarò mai quello che vacilla, il candidato dei compromessi traballanti, delle sintesi così sottili che non rimane nulla”, ha proseguito, dicendosi pronto a “incarnare” di nuovo “la funzione presidenziale” oggi “indebolita” dopo quattro anni di presidenza del socialista Francois Hollande. Accusando l’attuale capo dello Stato di aver mancato di determinazione nella lotta contro i jihadisti, Sarkozy ha quindi promesso di lottare contro il terrorismo che ha colpito il Paese: “Voglio affrontare la minaccia terroristica, i francesi devono essere certi di essere protetti, invece di chiedere perché la risposta di chi ci dovrebbe governare è così debole”. Una debolezza per cui oggi “la nostra identità è minacciata”, ha aggiunto, sostenendo “senza riverse” i sindaci che nelle scorse settimane hanno vietato il burkini, il costume da bagno islamico, sulle spiagge francesi. “Chiedo una legge che lo vieti su tutto il territorio della Repubblica”, ha aggiunto, definendo la scelta di indossare il burkini “una provocazione”. Nel comizio ha poi ribadito di voler vietare anche il velo “a scuola, all’università, nell’amministrazione pubblica e nelle imprese”, denunciando “la tirannia delle minoranze”. Toni più duri rispetto al suo principale avversario alle primarie, Alain Juppé, accusato tra le righe di essere troppo moderato nella lotta all’islam radicale: “Non voglio sentir parlare di compromessi. Non ci sono compromessi da fare con l’islam radicale”. Sebbene sia indietro nei sondaggi rispetto a Juppé, Sarkozy ha concluso dicendosi fiducioso: “Sono candidato alle primarie e vinceremo”, invitando il “popolo francese” a sostenerlo.

‘L’Europa non e’ finita con Brexit, scriviamo il futuro’ a Ventotene’. Questo il messaggio che hanno voluto Italia, Germania e Francia nell’incontro che ha avuto come sfondo l’isola che negli anni ’40 ospitò uno dei padri dell’Europa unita, Altiero Spinelli, a cui i tre leader hanno reso omaggio. “Molti pensavano che dopo la Brexit l’Europa fosse finita. Non e’ cosi’”, ha detto Renzi in conferenza stampa sulla nave militare italiana Garibaldi. Al centri dell’incontro trilaterale le questioni economiche. “C’è’ bisogno, nelle more della Brexit, di misure forti per accompagnare la crescita e combattere la disoccupazione giovanile”, ha affermato il premier italiano. La tappa in Italia avrà il suo seguito nell’incontro informale che si terra’ il 27 di settembre a Bratislava. Ha dichiarato il presidente Francois Hollande: “Servono piu’ investimenti in cultura, dobbiamo dare risposte ai giovani, non vogliamo decidere per gli altri ma dobbiamo impegnarci per portare l’Europa verso un futuro”. Per affrontare l’emergenza migranti Hollande pensa allo “sviluppo”, desiderando che “nei confronti con l’Africa l’Ue sia piu’ presente”. E la cancelliera Merkel: “Abbiamo dimostrato che, di fronte a delle sfide cosi’ grandi di fronte alle quali ci troviamo, ogni Paese membro – in questo caso pensiamo proprio all’Italia e ai tanti profughi che arrivano dalla rotta del Mediterraneo – dobbiamo migliorare il nostro meccanismo di protezione delle frontiere”. Cio’ detto, “anche la Germania ha cambiato la sua posizione: per tanti anni noi siamo stati contrari a che ci sia una europeizzazione” delle responsabilita’ “ma noi adesso lavoriamo in questo senso perche’ deve essere un esempio di cooperazione europea”. E in materia economica: “Credo che il patto di stabilita’ ha molte possibilita’ di flessibilita’”, ha osservato Merkel – apprezzando le riforme di Renzi e rinviando a “verifiche future” la proposta francese di raddoppiare il piano Juncker. Renzi ha ricordato anche il simbolo di Ventotene: “Scegliere di fare questo incontro in un luogo simbolico come Ventotene e’ anche un grande messaggio ai giovani. Alle mie spalle vedete il carcere in cui fu recluso tra gli altri Sandro Pertini. Ora diventera’ una scuola per formare le nuove classi dirigenti europee”.

In politica ha preso il sopravvento il mezzo sul messaggio, la forma sulla sostanza, l’apparire sull’essere. Era importante che i tre leader Renzi, Hollande e Merkel si facessero vedere insieme, in un luogo simbolo per la Ue, intenti a trovare soluzioni per scongiurare la crisi irriversibile dell’Europa. Contenuti? Gli stessi, sia sulla crescita, sia sul fenomeno migratorio, sia sulla Brexit. Cosa cambia? Nulla. Il teatrino della politica registra una nuova messinscena, per prendere ossigeno e per prenderci in giro. I problemi sono tutti li, irrisolti. Serviva prendere tempo. Solo questo.