jihadisti

La societa’ civile tunisina ha sfilato all’Avenue Bourguiba della capitale per dire no al ritorno in patria dei jihadisti tunisini impegnati nelle zone di conflitto di Siria, Iraq e Libia. Nessuna bandiera di partito ma molte bandiere della Tunisia e qualche cartello con l’immagine del leader dell’opposizione di sinistra Chokri Belaid, prima vittima politica del terrorismo in Tunisia, ucciso nel febbraio del 2013. Tra gli slogan urlati dai manifestanti anche qualche voce ostile a Rached Ghannouchi, leader del partito islamico Ennhadha. In Tunisia da mesi e’ acceso un dibattito – con varie posizioni a seconda dei diversi schieramenti politici – sul trattamento da riservare ai ‘foreign fighter’ di ritorno. Netta invece la posizione del governo che tramite il premier Youssef Chahed ha dichiarato che i jihadisti che decideranno di fare ritorno in Tunisia verranno arrestati e giudicati secondo la legge antiterrorismo. Una manifestazione analoga della societa’ civile contro il ritorno dei terroristi si era tenuta il 24 dicembre scorso.

Nell’eventualita’ che militanti di Daesh possano fuggire dalla Libia sui barconi utilizzati dai migranti, “Servono piu’ controlli, uomini e mezzi”. Lo afferma il senatore Giacomo Stucchi, presidente del Copasir. Ipotesi finora considerata improbabile, ma che con il nuovo scenario creato dalla liberazione di Sirte dall’Isis, non si puo’ piu’ escludere. Si tratta di un “allarme che bisogna recepire e per questo sono necessarie attenzioni ulteriori per controllare la situazione”, ha detto Stucchi.