jobs act

“Il tema non e’ distruggere quello che abbiamo fatto ma definire in maniera stabile la decontribuzione, come abbiamo fatto con la legge di stabilita’ ultima, appena approvata dal primo di gennaio 2018”. Cosi’ il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina (vicesegretario del Partito Democratico), ad Agora’ su Rai Tre, interviene sulla possibilita’ di introdurre delle modifiche al jobs act. “Abbiamo attivato una serie di misure che abbattono il costo del lavoro, in particolare per chi assume giovani stabilmente. Ecco – prosegue -, continuare a lavorare ad esempio su questione generazionale, giovanile in primis e di genere, in particolare affrontando il tema del lavoro femminile. Noi per primi ci poniamo il grande tema della lotta alla precarieta’, quindi del superamento di tutte quelle forme troppo precarie di lavoro che si sono generate negli anni”.

In Italia nel 2015 il jobs act ha creato “un aumento di quasi mezzo milione di persone occupate con un contratto di lavoro permanente, in gran parte perche’ le agevolazioni hanno incoraggiato le imprese ad assumere piu’ persone con il nuovo contratto a tempo indeterminato”. Lo ha dichiarato il presidente della Bce, Mario Draghi, durante una conferenza a Francoforte sulle riforme strutturali nell’area euro.
Draghi ha anche ricordato che alcuni Paesi “hanno attuato riforme negli ultimi anni che hanno contribuito a ridurre la disoccupazione, in modo piu’ visibile Spagna e Portogallo, ma anche l’Italia”.

“Ho fermamente sostenuto la mia contrarieta’ al Job Act, che ha provocato solo nuova precarieta’ e smantellato l’art. 18, caposaldo dei diritti dei lavoratori, ed oggi piu’ che mai sostengo che le politiche per il lavoro necessitano di misure strutturali, innanzitutto del taglio del cuneo fiscale per lasciare piu’ risorse nelle disponibilita’ dei lavoratori e dei pensionati”. E’ quanto ha affermato la vice presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Renata Polverini stamani a Napoli intervenendo al convegno “Lavoro, da trincea a diritto primario” promosso dal Fronte Italiano per il Lavoro e la Partecipazione. “Il nuovo governo, che auspichiamo gli italiani scelgano sia di centrodestra, dovra’ riportare il mondo del lavoro al centro dell’attenzione affrontando i tanti nodi irrisolti che riguardano, ad esempio, il pubblico impiego e il comparto della sicurezza, senza contratto da oltre nove – ha aggiunto l’esponente di FI – , mettendo in campo le misure, soprattutto al Sud, per far decollare lo sviluppo e l’occupazione; e’ una grande sfida che la politica deve raccogliere ma anche un nuovo sindacato che deve recuperare il proprio ruolo di protagonista della tutela dei lavoratori e di attore dello sviluppo del Paese. In.questa ottica – ha concluso Polverini – trovo molto positiva l’iniziativa del Fronte Italiano per il Lavoro e la Partecipazione che, come coordinamento dei sindacati autonomi e delle categorie produttive, puo’ creare il necessario collegamento tra mondo del lavoro e dell’impresa ed interpretare il nuovo modello sindacale di cui c’e’ necessita’”.

“La disoccupazione scende ancora. A giugno 23 mila occupati in piu’ su base mensile, secondo l’Istat. Il dato davvero impressionante, pero’, e’ quello dell’occupazione femminile: 48,8% di donne occupate a giugno. E’ il dato piu’ alto dal 1977, secondo l’Istat”. Lo scrive su Facebook il sottosegretario alla Presidenza Maria Elena Boschi. “Ancora c’e’ molto da fare – aggiunge – lo sappiamo, ma i dati di oggi ci dicono che siamo sulla strada giusta. Dal 2014, dall’insediamento del governo dei MilleGiorni, il numero degli occupati e’ salito di oltre 820 mila unita’, di cui 2/3 sono contratti a tempo indeterminato. L’occupazione femminile non e’ mai stata cosi’ elevata. Qualcuno puo’ ancora negare il successo del #JobsAct? #Avanti, avanti insieme”.

“La crescita occupazionale c’e’, ma non e’ di qualita’. Questo dicono gli ultimi dati dell’INPS. lo ha scritto Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro, sul suo profilo Facebook. “Gli assunti a tempo indeterminato sono tornati a essere una stretta minoranza, com’era nella situazione ante Jobs Act. Questo dimostra che gli incentivi per le assunzioni varati nel 2015 non hanno funzionato, se non transitoriamente”. Aggiunge Damiano: “Bisogna evitare che nella prossima legge di Bilancio i nuovi incentivi siano la riedizione del modello Jobs Act: noi insistiamo per una diminuzione strutturale del cuneo fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato”.

“Sosteniamo il Governo Gentiloni”. Lo ha detto Massimo D’Alema alla stampa, a margine di una iniziativa organizzata dagli esponenti toscani del Movimento dei democratici e progressisti al circolo Arci di San Bartolo a Centoia a Firenze. “I gruppi parlamentari di Mdp – ha aggiunto – presenteranno al presidente del Consiglio una indicazione di atti che riteniamo prioritari: prima di tutto le misure necessarie per correggere il Jobs Act, sulla base anche dei quesiti referendari proposti dalla Cgil; poi misure di lotta alla povertà”.

“Pare che il premier Gentiloni abbia intimato al ministro del lavoro, dopo la sua sprezzante ‘perla’ sui giovani che vanno all’estero, di smetterla di dire sciocchezze, cosa che negli ultimi tempi gli sta riuscendo molto bene, purtroppo per l’Italia. Tuttavia non basta”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “Il ministro del lavoro – prosegue l’esponente della sinistra – tolga il disturbo, anzi per dirla ‘alla Poletti’ si tolga dai piedi, se va via il Paese non ne soffrira’, anzi siamo certi che il giovamento sara’ notevole. Se poi – conclude Fratoianni – a togliersi dai piedi fosse anche il Jobs Act sarebbe perfetto”.

“Se la relazione di Renzi all’Assemblea del Pd fosse davvero sentita, l’ex premier non ci penserebbe su due volte a modificare il Jobs Act. Il 2016 e’ l’anno che ha rivelato il fallimento di una riforma del lavoro che rischia di diventare, dopo la legge elettorale, una merce di scambio tra Renzi e la sua minoranza”. Cosi’ la deputata di Forza Italia, Renata Polverini, commenta i dati sul lavoro diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. “Che si riparta realmente dall’Italia – sostiene Polverini – intesa soprattutto come lavoro per i giovani, al Sud e nelle periferie. I tre contesti non sono citati a caso ma sono proprio quelli che hanno dimostrato di reagire e di partecipare contro una politica che non ascolta. Non si puo’ piu’ sottacere: il Jobs Act va modificato senza sconti – termina Polverini – perche’ non funziona e in particolare l’uso dei voucher nominali va abolito”.

Dopo il referendum costituzionale l’attenzione si sposta sulla consultazione ‘Jobs act’ portato avanti dalla Cgil. Sarà la Corte costituzionale, l’11 gennaio prossimo, a vagliare l’ammissibilità dei quesiti che riguardano il reintegro e l’estensione dell’articolo 18, la cancellazione dei voucher, la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. In caso di via libera, la Consulta potrebbe fissare la data del voto fra il 15 aprile e il 15 giugno. Dal momento che elezioni politiche e referendum, per legge, non possono tenersi contestualmente, i quesiti referendari potrebbero slittare di un anno. “Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs Act”, ha dichiarato ieri Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, a margine del voto di fiducia al Governo in Senato. “Più che invocare le urne per evitare il referendum si lavori subito per modificare il jobs act”, ha replicato Roberto Speranza, della minoranza dem.

Il Premier Matteo Renzi ribadisce i successi del suo governo sul fronte occupazionale, ponendo l’accento sugli effetti benefici del jobs act. E lo fa in un momento politico molto delicato, a poche settimane dal voto referendario dal quale dipendono le sorti dell’Esecutivo e, secondo i maligni, anche il suo futuro politico.  “Più 655mila posti di lavoro da febbraio 2014, sono dati Istat di oggi: è un dato che non ci lascia ancora del tutto soddisfatti, vogliamo fare di più, ma è un incremento impressionante in due anni e mezzo”: cosi Matteo Renzi oggi, lasciando la sede del Politecnico, dopo un incontro con gli studenti e il rettore Giovanni Azzone.