jobs act

Angela Merkel ha lodato il presidente del Consiglio per le riforme “coraggiose” volte a riformare il mercato del lavoro: “Matteo Renzi ha avviato delle riforme coraggiose in Italia”, ha detto la cancelliera tedesca, aggiungendo che il Jobs Act pone le basi “per un’economia sostenibile e fiorente in Italia”. “Farò tutto ciò che è in mio potere per sostenerlo” su questa strada, ha aggiunto Merkel in conferenza stampa a bordo della portaerei Garibaldi al largo di Ventotene, per poi aprire a una maggiore flessibilità: “Penso che il patto di stabilità preveda davvero molta flessibilità, cui possiamo fare ricorso in modo intelligente”, ha assicurato Merkel. Ma sarà necessario comunque che Italia, Francia e Germania assicurino la crescita “creando le condizioni favorevoli agli investimenti privati”.

Il governo fa l’81% delle leggi. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto passare 109 norme, tra cui 13 deleghe come jobs act e la “Madia”. E’ l’analisi che pubblica oggi il Fatto Quotidiano, dipingendo un Parlamento con “un ruolo servile rispetto al governo” e la distanza dalla “sovranità che appartiene al popolo”, stabilita dalla Costituzione. Nella legislatura 2008-2013 le leggi di iniziativa governativa sono state 298 e quelle di iniziativa parlamentare 91. Nell’attuale legislatura, da marzo 2013, data di inizio fino ad agosto di quest’anno il Parlamento ha approvato 241 leggi di cui 196 di iniziativa governativa. Una ventina erano deleghe del governo, cioè scrive il Fatto “la rinuncia del Parlamento a legiferare direttamente”

Bersani a tutto campo contro Renzi e le sue politiche economiche, fiscai e sociali. ‘Il Jobs Act ci ha dato l’amara conferma che il problema non era l’articolo 18. L’idea che cio’ che fa bene all’impresa fa bene all’Italia e’ scivolosa. La Fiat non puo’ dirci che cosa dobbiamo fare e pagare le tasse all’estero. Dia consigli dove paga le tasse. Vorrei vedere che cosa direbbe le cancelliera Merkel se la Mercedes pagasse le tasse all’estero”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Fatto quotidiano. “I dieci o quindici che contano nel capitalismo italiano si stanno aggiustando le cose loro, chiedono solo che il governo sia amichevole, e se capita lo applaudono e si fanno applaudire. Poi hanno i giornali e c’e’ lo scambio, succedono cose che non sono potabili. Da dieci anni- aggiunge Bersani- siamo scesi sotto la media europea del prodotto interno lordo pro capite. La produttivita’ non cresce. Si allarga la forbice dei redditi tra ricchi e poveri, nord e sud, vecchi e giovani. Cresciamo la meta’ dell’Europa. Le banche sono indotte a non mettersi a disposizione dell’industria ma a servire loro stesse, e a drenare il risparmio di cittadini che, fra l’altro, si sentono indifesi dalle prepotenze. Pare che serva la laurea in economia per entrare in banca”. “Decidiamo il ruolo futuro dell’Italia. Il made in Italy non puo’ essere solo la moda o il cibo di qualita’. E’ un saper fare in tutti i settori. Non possiamo certo rinunciare alla siderurgia o alla chimica o all’automotive e cosi’ via. Bisogna pensare a cosa fare in dieci anni, non in dieci mesi. Il governo chiami i sindacati, le imprese, le banche e proponga un patto per il lavoro e la produttivita’”