Lia Sava

La sezione distrettuale dell’Anm di Caltanissetta “esprime viva preoccupazione per i gravissimi fatti accaduti la mattina del 18 aprile all’interno del Palazzo di giustizia di Caltanissetta e in particolare, all’interno della stanza in uso al procuratore aggiunto Lia Sava”. La giunta ha chiesto un incontro con i vertici giudiziari del distretto “per conoscere le iniziative e gli interventi in materia di sicurezza e per fornire il nostro contributo alla soluzione delle problematiche”. Solidarietà al pm “da anni impegnata, con sobrietà e determinazione, a coordinare indagini particolarmente complesse, delicate e che tendono a far luce in ambienti difficili ed opachi” e che “ha subito un inquietante ed inaccettabile atto intimidatorio e di ingiustificata intromissione nel suo luogo di lavoro”. L’Anm ha quindi ribadito “l’assoluta necessità di rendere sicuri e scevri da ogni tipo di intrusione, urgentemente, i luoghi ove quotidianamente i magistrati del Distretto esercitano le funzioni giudiziarie”. Un tema che, si legge nella nota, “deve essere assolutamente centrale e prioritario rispetto ad ogni altra questione e necessita di risposte immediate ed efficaci perché un luogo insicuro e penetrabile non consente di svolgere serenamente la propria attività giudiziaria”.

Sarebbero i soggetti che hanno avuto una parte fondamentale nella fase organizzativa e nel reperimento dell’esplosivo. Cinque ergastoli sono stati chiesti dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Lia Sava al processo bis per la strage di Capaci nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. La richiesta riguarda Salvatore “Salvino” Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Sarebbero i soggetti che hanno avuto una parte fondamentale sia nella fase organizzativa dell’attentato sia nel reperimento dell’esplosivo piazzato sull’autostrada.