Maggioni

“Ricoprire d’oro Fazio che voleva o minacciava o bluffava di andarsene, solo per non vederlo sulle reti concorrenti, e’ assurdo. Le parole pronunciate ieri dal presidente della Rai Monica Maggioni mi lasciano interdetto: sostenere che l’azienda pubblica, con i suoi 13mila dipendenti, non avrebbe retto senza Fabio Fazio e’ come dire che ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. La Rai dovrebbe essere al servizio dei cittadini, non dei capricci di qualche presentatore che per rimanere, nonostante le regole imposte dal Parlamento sul tetto stipendi, vedra’ il suo aumentare, e di molto, per i prossimi 4 anni”. Cosi’ in una nota Gianni Sammarco (Ap). “Un’azienda pubblica messa all’angolo da un suo dipendente rispetto al quale sono stati ‘costretti, in un certo senso, a sottoscrivere la conferma’, per usare le parole del consigliere Arturo Diaconale. Ma costretti da chi? La Rai deve rendere un servizio imparziale e super partes, va bene voler concorrere ai massimi livelli con le emittenti private, ma proprio per questo bisogna valorizzare le proprie risorse e chi ha voglia di lavorare, restando in un range di spesa sostenibile, non tendere sempre la mano a chi ha piu’ sostegno all’interno del Cda mettendo a rischio la credibilita’ dell’azienda. Una provocazione: ma se l’apertura o la chiusura della Rai si basa su Fazio, chiudiamola”, conclude la nota.

Vittorio Sgarbi, contattato da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, conduttori di Ecg su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Universita’ degli Studi Niccolo’ Cusano, dice la sua sulla polemica del giorno, la lista sulle donne dell’est andata in onda su Raiuno. Vittorio Sgarbi e’ categorico: “Direi alla Maggioni che forse per istituzione lei sentiva come un dovere intervenire, ma le osservazioni o considerazioni della Perego erano persino favorevoli al mondo rumeno, per dire di non escludere una donna perche’ come rumena la considerano pericolosa. Se anche la descrizione delle donne dell’est fosse falsa, e’ una cosa che potrebbe dire un buon medico per tenere in forma una paziente. La predisposizione naturale ad un certo tipo di forma fisica non mi pare un insulto. Sono disposte a far comandare il loro uomo? E’ un aspetto meraviglioso per cui si rovescia questo luogo comune banale di questa finta uguaglianza. Le donne sono superiori agli uomini, quindi una molto intelligente lo fa sentire superiore. C’e’ su questa storia un grosso fraintendimento”. Lo studioso d’arte prosegue: “Ho avuto decine di donne dell’est. Il punto 2, ‘sono sempre sexy e non mettono tute o pigiami’, e’ un buon consiglio a che le donne non pensino di mettersi in modo trasandato evitando con cio’ di piacere agli uomini. Perdonano il tradimento? Meglio! Una donna che perdona il tradimento e’ meglio di una donna che ti rompe i coglioni. Questi sei punti sono quasi un consiglio ad essere cosi’. Io poi ho simpatia per la Maggioni, ma queste sono cose banali e poi facendo questo intervento ha creato un caso che altrimenti non ci sarebbe stato”. Secondo Sgarbi le polemiche delle femministe sono fuori luogo: “Certi casi nascono perche’ c’e’ chi si scandalizza. Le femministe usano solo retorica, ogni uomo spera che una donna gli perdoni i tradimenti, non gli rompa i coglioni e lo faccia sentire superiore. La descrizione fatta dalla Perego e’ da un lato ironica, dall’altro indica che una rumena e’ talmente furba che fa quello che vuole e ti fa sentire superiore. Che la Maggioni debba reagire si capisce, ma la povera Perego, che ora chiamero’, ha fatto una cosa divertente. Le rumene sono belle, e’ vero, quando fanno un figlio poi tornano in forma, e’ vero, fanno sentire gli uomini superiori ed e’ vero, cosa c’e’ di male? La rumena ti fa sentire superiore perche’ e’ intelligente! Perche’ la Rai deve dire che si dissocia? Da chi si deve dissociare?”

“Bene Maggioni in Vigilanza, impegno vs. fake news in linea con nuova Concessione: Rai prima su responsabilita’/affidabilita’ per verifica contenuti”. Lo scrive su Twitter il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza. Cresce il dibattito sulle fake news, considerate un pericolo per la corretta informazione in una libera democrazia.

Nell’impegno a contrastare le ‘fake news’ “il servizio pubblico, avendo risorse che vengono dalla collettivita’, ha una responsabilita’ aumentata che va verificata di continuo. Tra i credibili deve essere il piu’ credibile, tra i responsabili il piu’ responsabile e tra gli urlatori quello che urla meno”. Lo ha detto il presidente della Rai, Monica Maggioni, intervenendo al convegno che si è tenuto ieri a Roma, dal titolo ‘C’e’ un passato nel nostro futuro? Informazione fra liberta’/Regole/Post Verita’ e Menzogne’, organizzato dell’associazione Osservatorio TuttiMedia e dalla rivista Media Duemila in collaborazione con la Fnsi.
Maggioni ha invitato a riflettere sul rischio, per i media tradizionali, “di una scomparsa netta se non sapremo ricostruire il dialogo con chi gia’ oggi considera la tv uno smartphone piu’ largo”. Hanno partecipato all’incontro testate giornalistiche nazionali e Mediaset. Ha chiuso i lavori Antonello Soro, presidente dell’Autorita’ garante per la protezione dei dati personali. Soro si è detto contrario a chi pensa di “inventare una nuova gerarchia delle sanzioni penali dedicata alle false notizie”. Piuttosto, per combattere le fake news, bisognerebbe “provare a fare uno sforzo nel ricreare il rispetto per la qualita’ della ricerca, sollecitare lo spirito critico e la consapevolezza della complessita’ della societa’ digitale in cui viviamo”.

“Il dibattito sulla Rai e sul tetto ai compensi degli artisti mi sembra inserirsi perfettamente nell’epoca della post verita’. E’ stato detto di tutto e c’e’ stato persino qualche ardimentoso che si e’ spinto a sostenere che il Cda ha “scelto” di applicare il suddetto tetto”. Lo scrive Monica Maggioni, presidente della Rai, in una lettera al Corriere della Sera. “La realta’ e’ che invece in tutti questi mesi il Cda ha detto che una applicazione lineare di un tetto, imposto per legge – prosegue – avrebbe comportato un indubbio danno all’azienda escludendola da qualsiasi dinamica di mercato, intaccandone la centralita’ rispetto al sistema dei media e proiettandola verso la marginalita’”. “Stiamo assistendo a un dibattito che sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del Servizio pubblico – dice ancora la presidente della Rai -. Quando si deve criticare la Rai ci si rifa’ spesso alla Bbc. Ebbene, nel Regno Unito non si e’ mai nemmeno ipotizzato di stabilire un tetto agli stipendi dei talenti artistici”. “Siamo alle battute finali nel percorso verso la Convenzione che portera’ in seguito alla ridiscussione del contratto di servizio – spiega ancora la Maggioni -. Come ci vogliamo arrivare? Sulla scorta delle battute da bar su “quelli che straguadagnano” e finalmente vengono puniti, o facendo uno sforzo costruttivo per preservare un valore del Paese?”. “Il facile messaggio ‘li abbiamo puniti’ forse porta qualche manciata di voti (ed e’ tutto da dimostrare), ma lascia solo macerie. Piu’ difficile ma sensato e’ invece stabilire le regole del gioco di un Servizio pubblico che non sprechi risorse ma possa stare sul mercato. Eppure la politica migliore deve riprendersi in mano una dimensione progettuale, anche sulla Rai”.

”Servizio pubblico vuol dire essere in grado di raccontare un presente cosi’ complesso senza abbandonarsi a titoli facili. Non autocondannarsi agli slogan o al racconto sincopato. Ma mantenere uno sguardo sulle cose, un progetto di cittadinanza. Fornire gli strumenti per comprendere, ad esempio, il prossimo referendum. Lo fanno anche altri, e’ vero. La differenza sostanziale e’ essere in quella direzione sempre, per sistema”. Così il presidente della Rai, Monica Maggioni. ”Anche all’interno di Ebu (unione europea di radiodiffusione, che associa operatori pubblici e privati nel settore del servizio pubblico) – dice la Maggioni – stiamo discutendo molto di servizio pubblico, perche’ la minaccia alla democrazia in alcuni paesi passa anche attraverso la debolezza dei loro servizi pubblici”. Quanto al futuro della Rai, ricorda, ”secondo una recente indagine, la percentuale di persone che formano la propria idea in tv e’ pari alla somma di quelle che lo fanno tra Google e Facebook. O mettiamo al centro questo o abbiamo perso in partenza”. Ecco dunque una Rai che dovra’ essere sempre piu’ digitale ma anche Premium, ”perche’ non vi sia differenziazione nell’accesso ai contenuti di qualita’, su Rai fruibili da tutti i cittadini grazie al canone”. Per riuscirci, ”la Rai sta cercando di fare grandi balzi in avanti nel digitale” puntando anche sulla ”ri-formazione e ri-professionalizzazione delle sue risorse interne”.