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“Non e’ reato l’immigrazione perche’ non e’ reato la speranza. La speranza e’ un diritto, ma e’ anche l’orizzonte di una politica seriamente impegnata nella promozione del bene comune”. Lo ha detto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, in occasione della manifestazione contro il razzismo che si svolge oggi a Roma, promossa da Associazioni e Ong. “Dalla politica ci aspettiamo lungimiranza, coraggio di guardare oltre le contingenze, gli opportunismi, i populismi”, ha dichiarato Don Ciotti, aggiuggendo che “Temi come l’immigrazione sono questioni di civilta’, non materia di sondaggi e previsioni elettorali”.

La manifestazione dei No Tav in Valsusa ripropone il tema della violenza come strumento di lotta politica e delle risposte che le istituzioni devono dare. Per salvaguardare la coesione sociale non devono rimanere indifferenti”. Lo afferma il capogruppo di Forza Italia al Comune di Torino, Osvaldo Napoli. “I cori di protesta e gli insulti all’indirizzo Polizia e Carabinieri, ai quali va la nostra solidarieta’ – aggiunge – non sono da sottovalutare. Di questa manifestazione fanno parte anche esponenti di centri sociali come Askatasuna o la Federazione anarchica, che non si sono mai distinti per la civilta’ della protesta. Le istituzioni locali non possono rimanere indifferenti, nessuno e’ consentito di assumere un atteggiamento pilatesco”. “La solidarieta’ alle forze dell’Ordine – rimarca – deve essere accompagnata sempre dalla ferma condanna per gli autori degli atti violenza o di incitamento all’odio. La maggioranza grillina al Comune di Torino faccia bene i suoi conti e prenda le giuste misure rispetto a gruppi e gruppuscoli, senza lasciare zone d’ombra o di ambiguita’”.

La societa’ civile tunisina ha sfilato all’Avenue Bourguiba della capitale per dire no al ritorno in patria dei jihadisti tunisini impegnati nelle zone di conflitto di Siria, Iraq e Libia. Nessuna bandiera di partito ma molte bandiere della Tunisia e qualche cartello con l’immagine del leader dell’opposizione di sinistra Chokri Belaid, prima vittima politica del terrorismo in Tunisia, ucciso nel febbraio del 2013. Tra gli slogan urlati dai manifestanti anche qualche voce ostile a Rached Ghannouchi, leader del partito islamico Ennhadha. In Tunisia da mesi e’ acceso un dibattito – con varie posizioni a seconda dei diversi schieramenti politici – sul trattamento da riservare ai ‘foreign fighter’ di ritorno. Netta invece la posizione del governo che tramite il premier Youssef Chahed ha dichiarato che i jihadisti che decideranno di fare ritorno in Tunisia verranno arrestati e giudicati secondo la legge antiterrorismo. Una manifestazione analoga della societa’ civile contro il ritorno dei terroristi si era tenuta il 24 dicembre scorso.