Massoneria

“Sapevo già che mi avrebbero arrestato…Perché già certi ambienti mi avevano avvertito! Ed oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”. Così a caldo Cateno De Luca, neo eletto in Sicilia nell’Udc, nonostante sia ai domiciliari, commenta il suo arresto per evasione fiscale. “Mi dispiace per questo ulteriore clamore – dice in un video – Io sono sereno perché già venerdì sera sono stato avvicinato a piazza Cairoli da un noto personaggio della politica siciliana e della massoneria e parente molto stretto di magistrati che mi ha fatto i complimenti per la campagna elettorale e mi ha detto: ‘Lo sai che è tutto inutile quello che hai fatto?’. Questa persona lunedì ha chiamato un suo amico nonché suo collaboratore e gli ha detto che il mio operato era inutile perché sarei stato arrestato e sarebbe subentrato il primo dei non eletti, Danilo Lo Giudice. Per questo ho insistito molto affinché venisse eletto Lo Giudice perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, massoneria e vari ambienti che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina”. E ancora: “La vicenda che riguarda questo arresto fa ridere perché vengo accusato di stato essere il regista di un’evasione fiscale di un ente collettivo, il Caf Fenapi, cioè un ente che non è mio”. “Il primo che mi ha convocato nel suo salotto a Messina – continua De Luca – è sempre questo personaggio. Io ho avuto più richieste di aderire alla massoneria e ho sempre detto no, ma non perché non la condivida ma perché sono un uomo libero. Il marcio c’è in politica, c’è nella massoneria, c’è nella magistratura, c’è nella chiesa. Non bisogna generalizzare”.”Questa battaglia – sottolinea il neodeputato siciliano – io la porto avanti fino in fondo, ho fatto due denunce contro una parte della magistratura e gli organi inquirenti. E io lo dico chiaramente: mi possono solo ammazzare, ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e soprattutto tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per potersi difendere e che si sono ammazzati per la malagiustizia, rimasti in carcere per anni. Non è pensabile che in uno Stato libero, quando tu dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene. Continuerò fino in fondo a difendere i miei diritti contro tutte le forme di mafia”. “Diffondetelo questo video, in modo tale che anche i cosiddetti giustizialisti improvvisati ne prendano atto: Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, fino a quando avrà l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi”, conclude De Luca.”Preservate il nostro meritatissimo ed onestissimo successo elettorale dagli attacchi dei medesimi ambienti che già sapevano del mio arresto. Tale richiesta risale al 10 gennaio 2017 ed il Gip per motivi a noi non troppo ignoti ha firmato l’ordinanza di arresto il 3 novembre 2017″. Lo scrive su facebook il neodeputato dell’Ars Cateno De Luca, agli arresti domiciliari, rivolgendosi ai suoi elettori.”Io avevo annunciato la mia candidatura a sindaco di Messina nel comizio del 1 gennaio 2017 in piazza municipio a santa Teresa di Riva – racconta -. A dicembre 2016 avevamo depositato l’ennesima denunzia nei confronti di una parte della magistratura di Messina ed alcuni organi inquirenti che avevano commesso troppi ‘errori’ nei procedimenti penali aperti a carico di cateno De Luca: ben 15 procedimenti penali di cui già chiusi 14 con sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste e varie archiviazioni per l’inconsistenza delle accuse”.

La presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi “ci dica i nomi, dica chiaramente a quale Obbedienza o a quali Obbedienze si riferisce quando parla genericamente dell’esistenza di alcuni condannati al 416 bis negli elenchi di massoni sequestrati. Noi vogliamo e pretendiamo, in questo preoccupante clima politico preelettorale di tutti contro tutti, che si faccia chiarezza nella massima trasparenza. Siamo stufi di strumentalizzazioni e di subire attacchi immotivati”. A dirlo e’ il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), Stefano Bisi, dopo la trasmissione di ieri sera “Presadiretta”. “Si faccia chiarezza, quindi, e si precisi anche quando temporalmente gli eventuali nomi di cui la presidente parla e che sarebbero negli elenchi sequestrati a tutti sono stati affiliati. Affermo questo perche’ ci possono essere dei clamorosi casi di omonimia e anche di persone che sono state espulse e che non hanno piu’ rapporti con la Massoneria ufficiale. La stessa cosa e’ avvenuta ed avviene per quanto riguarda partiti politici ed altre associazioni. Anche li’ ci sono stati condannati e indagati. Non si possono lanciare proclami generici attraverso la TV di Stato e i media al termine di un’inchiesta violenta, aggressiva e discriminatoria, quella della Commissione Antimafia, che e’ stata portata avanti, a nostro giudizio, con palese violazione di leggi”. Ieri sera, nel corso della puntata intitolata “I Mammasantissima” su Rai 3, Bindi, parlando dei primi risultati del lavoro della commissione Antimafia da lei presieduta sui rapporti tra mafia e massoneria, ha detto: “Non siamo ancora alle conclusioni definitive, ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. “Noi – ha puntualizzato Bindi – non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi e’ molto importante questa inchiesta soprattutto perche’ si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”.

“Noi non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi e’ molto importante questa inchiesta soprattutto perche’ si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”. Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, anticipa in esclusiva a Presadiretta i primi risultati del lavoro della commissione sui rapporti mafia e massoneria nella puntata “I Mammasantissima” in onda lunedi’ 25 settembre alle 21.15 su Rai3. “Non siamo ancora alle conclusioni definitive – aggiunge – ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. E sulla presenza di mafiosi-massoni all’interno di logge ufficiali, delle obbedienze ufficiali, la presidente risponde cosi’: “Assolutamente si’. Noi stiamo parlando di logge regolari”.

Lunedì 25 settembtre alle 21.15 Rai3 trasmette una nuova puntata di “Presadiretta” dal titolo I Mammasantissima, in cui si torna sul terreno della lotta alla criminalità organizzata. Una vera e propria spy story, nella quale si intrecciano la politica, la ‘ndrangheta e la massoneria. Sulla ‘ndrangheta si è detto e visto molto, sappiamo della sua pervasiva capacità di infiltrarsi nelle istituzioni e negli appalti, di lucrare sulla spesa pubblica, di gestire il traffico internazionale di droga, conosciamo la sua abilità nel cambiare pelle e il suo fiuto per gli affari. L’inchiesta di PresaDiretta prova a fare un passo avanti, entra nelle stanze segrete del potere politico criminale per raccontare chi sono quelli che le abitano, i Mammasantissima. A PresaDiretta, il racconto del livello segreto, il supervertice criminale, in cui si sono fusi ‘ndrangheta, massoneria deviata e politica, all’interno del quale si decide tutto: strategie economiche e politiche a livello nazionale. Un’inchiesta ricca di rivelazioni, intercettazioni, testimonianze di pentiti e di latitanti. In questa eccezionale puntata alcuni dei testimoni più importanti dell’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata come la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi e Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che da anni indaga il livello più evoluto della criminalità e conosce i territori segreti dell’Anti Stato. In Studio, ospite di Riccardo Iacona, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, uno dei magistrati più noti e in prima linea nella battaglia contro la ‘ndrangheta.

“Per uno che viene dagli scout e dai gruppi parrocchiali sentirsi dare del massone e’ una evidente fake news…”, dice Matteo Renzi su Facebook. “Ci sono poche cose totalmente stridenti quando si parla di me, una di queste e’ sentirsi dare del massone”, aggiunge.

“Un provvedimento di altri tempi perche’ non fa altro che criminalizzare nei fatti una libera associazione, prevista dalla Costituzione italiana. Quanto portato avanti dalla Commissione parlamentare Antimafia finisce con l’identificare l’istituzione con la criminalita’. E questo lo riteniamo un atto illecito”. Lo ha detto Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, durante la conferenza stampa che si e’ tenuta all’interno della casa massonica di Palermo per fare il punto sulla decisione della Commissione parlamentare Antimafia che ha fatto sequestrare gli elenchi degli iscritti in Sicilia e Calabria al Grande Oriente d’Italia. “Il Grande Oriente d’Italia non e’ segreto, ne’ riservato – ha spiegato Bisi -. Le nostre attivita’ sono note. Come noti sono, ad esempio, i dirigenti e le nostre sedi. Cercando su Internet e’ possibile trovare ogni informazione, scaricare le nostre pubblicazioni. Oggi siamo arrabbiati perche’ abbiamo subito un provvedimento ingiusto. Un provvedimento che sentiamo come una ferita nel nostro cuore”. Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e’ poi intervenuto sul sistema di controllo interno alla stessa comunione e alle logge. “Abbiamo ispettori circoscrizionali, abbiamo un controllo associativo. Sia chiaro – ha aggiunto Stefano Bisi -: non siamo pubblici ministeri. Non possiamo fare perquisizioni, non possiamo andare a controllare i conti correnti. Non siamo forze dell’ordine. Il nostro e’ un controllo associativo come quello di diverse associazioni. Noi, tuttavia, rispetto ad altri abbiamo carichi pendenti e casellario giudiziale dei nostri iscritti. E non credo che tante altre associazioni quando viene presentata una domanda facciano allo stesso modo”.

“Abbiamo partorito il topolino: restringere l’ambito di sequestro degli elenchi a due regioni quando il raggio d’azione delle mafie e’ nazionale, con soggetti operanti stabilmente a Roma, e’ una limitazione che rendera’ monca l’indagine”. A dirlo e’ il senatore Mario Michele Giarrusso (M5s), commentando la decisione assunta oggi dall’Antimafia di chiedere alla Finanza il sequestro degli elenchi degli iscritti alla massoneria in Calabria e in Sicilia. “Si e’ evitato di prendere gli elenchi della Toscana – prosegue ironicamente Giarrusso – non sia mai si trovasse qualche nome molto conosciuto. E’ questa una scelta incomprensibile alla luce delle evidenze investigative in cui si trova traccia di rapporti tra massoneria e mafie che ha riguardato da tempo, per esempio, il traffico dei rifiuti in Toscana. La verita’ e’ che chiedendo il sequestro di tutti i nomi, si sarebbe aperto un vaso pandora che qualcuno vuole tenere chiuso, non sia mai possa esplodere”.

La commissione parlamentare Antimafia chiederà l’elenco degli iscritti alla Massoneria del Goi, Grande oriente d’Italia. Si apprende dopo l’audizione in commissione del gran maestro del Goi Stefano Bisi. Al centro della seduta i presunti legami tra ndrangheta e massoneria deviata e l’inchiesta ‘Mamma Santissima’ che coinvolge il senatore di Gal Antonio Caridi. La richiesta di audizione era arrivata dal Goi per sottolineare la distanza dalla massoneria deviata.