occupazione

Sulla pubblica amministrazione italiana “una riflessione va fatta, di merito piu’ che di metodo”; “si tornera’ ad investire nel pubblico impiego, ma non si pensi che questo sara’ la panacea”. Il premier Matteo Renzi, chiudendo l’assemblea per il Sud a Napoli prende spunto dalla provocazione del presidente della Campania Vincenzo De Luca sui 200 mila posti di lavoro nel settore per i giovani meridionali per fare un ragionamento sulla pubblica amministrazione. “E’ evidente che una discussione sul sud che riparta con strumenti del passato non esiste perche’ non hanno funzionato in termini di risposta strutturale – dice – e’ vero pero’ che sulla pubblica amministrazione una riflessione va fatta, di merito piu’ che di metodo, e che esiste una questione del lavoro dei giovani. Esistono problemi da affrontare e da risolvere, non entrerei pero’ nel merito ne’ dei numeri ne’ della compatibilita’, perche’ su questo si trovano soluzioni. Il problema e’ cosa serve oggi per la pubblica amministrazione. Ci sono sacche di burocrazia ampiamente inefficienti e con numeri superiori al bisogno, ministeri in cui la logica del timbro prevale su quella del click, dell’accesso “. L’idea pero’ “di un sblocco generalizzato del turn over non esiste – sottolinea Renzi – il percorso da fare e’ quello di non avere una visione predeterminata e ideologica. Prima va decisa quale e’ l’organizzazione dello Stato nei prossimi anni”. Bisogna dunque “aver uno sguardo strategico” e “capire chi fa che cosa e in che tempi. Si tornera’ ad investire nel pubblico impiego, ma non si pensi che questa sara’ la panacea. Abbiamo bisogno di digitalizzare la pubblica amministrazione, e per fare questo ci vogliono persone nuove. Non e’ questione di numeri, c’e’ da fare una riflessione nel merito”.

“I dati provvisori sull’andamento del mercato del lavoro nel mese di luglio, che segnalano un’interruzione nel processo di recupero dei livelli occupazionali che durava da quattro mesi, sono in linea con un quadro congiunturale caratterizzato da tendenze espansive contenute e discontinue, in cui domina l’incertezza che frena investimenti e consumi. Resta il fatto che tra marzo 2015 e giugno 2016 il numero di occupati è aumentato di circa 500mila unità. Pertanto, a fronte di una crescita dell’economia nei primi sei mesi del 2016 attorno all’1%, è fisiologica una battuta d’arresto, peraltro concentrata sul lavoro indipendente, mentre il numero di occupati alle dipendenze è tornato sui livelli di agosto 2008”. Questo il commento di Confcommercio ai dati sull’occupazione diffusi oggi dall’Istat. “La questione cruciale è l’orientamento dell’attività economica alla ripresa autunnale. Non mancano segnali di indebolimento dei consumi e di riduzione della fiducia tanto delle imprese quanto delle famiglie, con il rischio che il secondo semestre possa risultare peggiore del primo, vanificando anche il raggiungimento dell’obiettivo minimo dell’1% di crescita. Sarebbe opportuno chiarire e comunicare quanto prima gli orientamenti della prossima legge di stabilità, auspicabilmente nella direzione di un taglio delle aliquote Irpef e di incentivi agli investimenti produttivi”.

Nell’aprile 2016 gli occupati totali sono stati 22 milioni e 634 mila. Si tratta di 14 milioni e 837 mila dipendenti permanenti e di 2 milioni e 337 mila dipendenti a termine, di 5 milioni e 460 mila occupati indipendenti. Sono dati dell’Istat, l’occupazione sale, ma ci sono ancora da recuperare, rispetto all’aprile del 2008, 547 mila posti di lavoro.