Orfini

“Se gli esponenti di Casapound sono impresentabili in politica? Dal mio punto di vista assolutamente si’, parliamo di gruppi neofascisti che in alcune realta’ – almeno della mia citta’ – hanno avuto e hanno rapporti pericolosi e discutibili”. Cosi’ Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico, a Radio Radio. “La politica ha tutte le sue responsabilita’ ma mesi fa, quando denunciai il fatto che a Ostia Casapound era collegata esplicitamente al clan Spada, non era un’ossessione mia. Era chiaro tutto, si sapeva chi fossero e lo sapeva anche Casapound. Allora non e’ che io abbia trovato grande solidarieta’ dal resto delle forze politiche ne’ grande attenzione dai media”, ha concluso Orfini.

“Noi siamo gli unici che fino ad ora hanno fatto una proposta vera, abbiamo detto Mattarellum, abbiamo depositato, chiesto di iniziare a discutere su questo, ci hanno risposto di no senza fare delle controproposte. Io penso che adesso spetta a chi non vuole cambiare la legge elettorale ma dice di volerlo fare, di avanzare una proposta sulla quale noi faremo le nostre valutazioni”. Lo ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini ai microfoni dell’Agenzia Vista a margine dell’Assemblea delle idee promossa da Italia dei Valori per creare un tavolo di confronto tra le varie realtà della sinistra. Presenti Giuliano Pisapia e Roberto Speranza.

“Io vedo una scissione di gruppi dirigenti, non un esodo di militanti. La vera ragione della scissione e’ l’antipatia nei confronti di Renzi, anche se mi sembra un po’ poco”. Lo ha affermato il presidente e reggente del Partito democratico, Matteo Orfini, a “CorriereTv”. E su Michele Emiliano ha aggiunto: “Il fatto che possa tornare a fare il magistrato dopo essersi occupato di politica, facendo anche il presidente di Regione, lo trovo allarmante. No alle porte girevoli tra politica e magistratura”.

Votare è ‘urgente’ e se la trattativa sulla legge elettorale dovesse naufragare, per Matteo Orfini si può andare alle urne in primavera, o comunque entro giugno. In una intervista al Corriere della Sera il presidente del Partito democratico traccia la road map per arrivare alle elezioni. “Noi condividiamo le parole del presidente Mattarella – dice Orfini riguardo al messaggio di fine anno del capo dello Stato sulla necessita di votare con un sistema armonizzato per Camera e Senato – ci siamo fatti carico di far nascere un altro governo con l’obiettivo di armonizzare le leggi elettorali, ma questa responsabilità non può cadere solo sul Pd che non ha i numeri”. E aggiunge: “se si coglie la disponibilità delle altre forze a cambiare l’Italicum, si può iniziare a lavorare nel merito senza aspettare la Consulta, altrimenti si prende atto delle indisponibilità e vengono meno le ragioni per proseguire”. Spiega l’esponente del Pd: “Se riusciamo a far partire la nostra road map si può votare a giugno con una nuova legge elettorale, fermo restando che la data la decide il presidente della Repubblica”. E sottolinea ancora: “Qualora invece gli altri partiti ci lasciassero soli nel tentativo sincero di cambiarla, dovremmo sperare che il doppio Consultellum sia il più possibile omogeneo. Inevitabilmente si voterebbe con i sistemi indicati dalla Corte costituzionale e non certo per responsabilità del Pd”.

La minoranza del Pd chiede a Renzi un confronto sulla legge elettorale per poi aprire la strada alla riforma costituzionale. E avanza la proposta di una legge nuova : il “Mattarellum 2.0”, collegi uninominali e premio di governabilita’. I Il Mattarellum 2.0 proposto dai bersaniani Federico Fornaro e Andrea Giorgis prevede 475 collegi uninominali a turno unico, piu’ un premio di maggioranza di 90 seggi alla lista o alla coalizione vincente, un ‘premietto’ di 30 seggi per il secondo partito e 23 seggi da assegnare a chi abbia superato il 2%. Alla proposta dei bersaniani risponde il renziano Andrea Marcucci: “Sarebbe un passo indietro”, anche se è stato lo stesso presidente del consiglio e segretario del Pd nei giorni scorsi a rimettersi alle decisioni del Parlamento. I vertici del Pd al momento non commentano la nuova proposta. Nel dibattito interno del Pd sulla riforma dell’Italicum si inserisce anche quella di Orfini che rilancia il modello greco che prevede un sistema proporzionale e un premio fisso da attribuire alla lista più votata.

Non accenna a stemperarsi la guerra tra Pd e M5S sulla presunta omissione, da parte della candidata grillina a sindaco, Virginia Raggi, di una sua consulenza. È una battaglia di veleni quella che si sta consumando a poche ore dal voto. Al centro delle polemiche resta il caso della consulenza di Virginia Raggi alla Asl di Civitavecchia. Lei, per tutta risposta, posta su Facebook “l’autocertificazione del 2015, nella quale specifica di aver svolto l’incarico, come legale fiduciario”. Ma lo scontro diventa incandescente quando il senatore Stefano Esposito, rilanciando una notizia di Repubblica, dice che sull’affare Asl la Procura ha aperto un fascicolo. “Nessuna indagine è stata aperta, nessun esposto è ancora giunto all’attenzione dei magistrati”, rettificano fonti della Procura romana. Raggi intanto spiega: “L’autocertificazione è del 2015 perché è nel 2015 che percepisco il relativo compenso. Per quanto riguarda invece l’incarico del 2012 non ero ancora consigliere e non era previsto alcun albo speciale. Con questa mia ultima delucidazione sull’ennesimo attacco montato ad arte dal Pd si chiude una delle campagne più sporche degli ultimi anni”. Ma il Pd parte in massa all’attacco: “Raggi è bugiarda e viola il silenzio elettorale”. Matteo Orfini e Debora Serracchiani puntano il dito contro la candidata M5s definendola “bugiarda” per la spiegazione fornita sulla consulenza.