partito comunista italiano

Il 9 novembre 1989 crolla il Muro di Berlino che divideva in due la cittàdal 1961. Il Muro era il simbolo della guerra fredda, della cortina di ferro che separava l’occidente dall’Europa dell’est e il suo crollo è un evento epocale perché segna la fine del sistema di relazioni internazionali e di regimi interni imposto dall’Unione Sovietica all’Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale. A raccontarlo è “Tramonto rosso.
“La fine del Pci
” di Stefano di Gioacchino che Rai Cultura propone martedì 3 ottobre alle 21.10 su Rai3 per “L’Italia della Repubblica, con un’introduzione di Paolo Mieli. Ospite in studio, intervistato da Michele Astori, Claudio Petruccioli, membro della segreteria nazionale del Pci dal 1987 al 1991.
Il processo di dissoluzione dell’est è rapidissimo – in Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Jugoslavia – mentre nell’ottobre del 1990, a un anno dalla caduta del muro, con il trattato di unificazione la Germania torna a essere uno Stato Unitario. Il processo di disgregazione investe anche le repubbliche sovietiche. Nel dicembre del 1991, dopo il fallimento di un colpo di stato contro Gorbaciov, si dissolve l’Urss e nasce la Csi, una federazione che riunisce la Russia e le ex repubbliche sovietiche con l’esclusione di quelle baltiche e della Georgia.
Anche nei paesi occidentali la caduta del comunismo ha avuto forti ripercussione. Soprattutto in Italia, terra di confine tra i due sistemi, e paese con il più grande Partito comunista dell’Europa occidentale. Pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino, davanti ai militanti della sezione Bolognina, il segretario Achille Occhetto annuncia che il Partito comunista cambierà nome e statuto.
È l’inizio di una grande discussione che porterà nel 1991 alla nascita del Partito Democratico della Sinistra.
Il documentario è arricchito da interviste tratte dal repertorio delle teche Rai e dà voce a protagonisti dell’epoca: Piero Fassino, Luigi Berlinguer, Pietro Ingrao, Sergio Garavini, Bettino Craxi. Nella puntata anche i contributi dello storico Silvio Pons, del politologo Piero Ignazi e del giornalista Luca Telese.

Partigiano, dirigente del Pci, direttore dell’Unità:è morto a 91 anni Alfredo Reichlin. Nato a Barletta. Nella capitale Reichlin partecipò alla Resistenza con le Brigate Garibaldi, facendo parte dei GAP. Reichlin fu fra i gappisti romani catturato nel 1944 dai fascisti. Nel 1946 si iscrisse al Partito Comunista Italiano, di cui fu uno dei dirigenti più importanti per circa trent’anni. Allievo di Palmiro Togliatti, fu vicesegretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e nel 1955 entrò ne l’Unità, di cui dopo un anno diventò vice-direttore. Promosso a direttore nel 1958, negli anni sessanta si avvicina alle posizioni di Pietro Ingrao, le più a sinistra nel partito. Quando l’attrito tra Togliatti e la corrente di Ingrao diventa inconciliabile, Reichlin è allontanato dai quadri de l’Unità per far spazio alla direzione di Mario Alicata. Da Segretario regionale del PCI in Puglia fu molto attento alla questione meridionale, alla quale dedicò anche alcune sue opere. Deputato nazionale fin dal 1968, durante gli anni Settanta entrò nella direzione nazionale del partito e collaborò con Enrico Berlinguer. Successivamente fu favorevole alle trasformazioni del partito da PCI in Partito Democratico della Sinistra prima, da PDS in Democratici di Sinistra poi, ed infine da DS in Partito Democratico. Dal 1989 al 1992 fu “Ministro dell’Economia” del governo ombra del Partito Comunista Italiano. Sposato in prime nozze con la militante comunista (espulsa nel 1969 per aver aderito al gruppo de Il manifesto) Luciana Castellina, ha avuto due figli