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La manovra “non sara’ lacrime e sangue” perché dall’orientamento della commissione Ue sull’Italia ci sono piu’ margini, e “magari” si potrà aggiungere anche “un intervento strutturale a favore del cuneo sui giovani”. A fare il punto sulla prossima legge di bilancio e’ stato ieri il viceministro dell’Economia, Enrico Morando dal palco del convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria. Morando ha aggiunto che il Paese, rispetto al passato, mostra un contesto “un po’ migliorato” e il Pil “sta andando un po’ meglio”.

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, vede “i germogli di ripresa” dell’economia italiana ma allo stesso tempo avverte la politica: “Serve un Paese stabile”. In un’intervista a Qn, Patuelli sottolinea come “i prestiti alle famiglie e alle imprese delle banche sono aumentati in un anno dell’1,2%. Il tasso medio di interesse ad aprile e’ al minimo storico: 2,82%. Le sofferenze nette sono attorno agli 80 miliardi, in forte diminuzione rispetto agli 86,8 miliardi dello scorso dicembre. Il totale dei depositi ad aprile e’ aumentato di 50 miliardi, il 3,7% in piu’ rispetto all’anno prima. Non sono cifre di poco conto”. Di fronte a questo quadro positivo le elezioni anticipate potrebbero diffondere nuova incertezza. “Confido moltissimo – evidenzia Patuelli – nella saggezza e nella autorevolezza del presidente della Repubblica. In ogni caso la legislatura sta vivendo i propri ultimi mesi. Mi auguro che il calendario di impegni costituzionali e istituzionali che sara’ messo a punto innanzitutto dal presidente Mattarella eviti in ogni modo l’esercizio provvisorio”. Tornando alle banche, secondo il presidente dell’Abi “il Qe (quantitative easing) non finira’ a fine anno, andra’ calando a gradini. Prevedo un atterraggio morbido” mentre sull’eventualita’ di un ruolo politico del presidente della Bce Mario Draghi in Italia sottolinea: “Fino alla fine del suo mandato come presidente della Bce, nel 2019, e’ da escludere”. 

L’agenzia internazionale Fitch rende noto che ha abbassato il rating dell’Italia da ‘BBB+’ a ‘BBB’. L’outlook e’ ‘stabile’. L’agenzia afferma che i rischi di un “governo debole o instabile sono aumentati” e prevede una crescita del Pil per l’Italia dello 0,9% nel 2017 e dell’1% nel 2018.
Fitch sottolinea il “fallimento” sul fronte della riduzione dell’elevatissimo livello del debito pubblico che “espone maggiormente il Paese a potenziali shock sfavorevoli”. Nella nota l’agenzia spiega che “Le debolezze delle banche” italiane aumentano i rischi al ribasso per l’economia e le finanze pubbliche e che l’outlook per il settore bancario è “negativo”.

Nel 2016 il prodotto interno lordo (Pil) corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell’1%, la variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è pari a +0,9%. Lo comunica l’Istat. Nel quarto trimestre del 2016 il prodotto interno lordo e’ aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al quarto trimestre del 2015. Il quarto trimestre del 2016 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. “La variazione congiunturale – spiega l’Istat – è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta”. Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti, dello 0,6% nel Regno Unito e dello 0,4% in Francia. In termini tendenziali, la crescita è stata del 2,2% nel Regno Unito, dell’1,9% negli Stati Uniti e dell’1,1% in Francia. Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan i dati sul Pil diffusi da Istat che vedono una crescita allo 0,9% rispetto alla stima del governo dello 0,8%, “danno ragione a politica economica fatta di attenzione ai conti, riforme, sostegno a investimenti privati e investimenti pubblici”. Scrive su Twitter il titolare dell’Economia, ed aggiunge: il dato 2016 “migliora piu’ del previsto”.

“Per quanto riguarda il Pil in termini grezzi, c’è un piccolo miglioramento rispetto alle stime del Governo, che erano ferme a +0,8%. Bene, quindi, ma non basta per scongiurare la necessità di dover fare una manovra correttiva”. Ad affermarlo in una nota è Massimiliano Dona (nella foto), il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “Se c’è la volontà politica, comunque, si possono far quadrare i conti senza tassare nuovamente i cittadini, aumentando la pressione fiscale che ha già raggiunto livelli insostenibili. Si tratta di agire sul lato delle spese e degli sprechi che ancora abbondano come attestano i dossier dei vari commissari alla spending review”, sottolinea ancora Dona. “Le famiglie continuano ad essere in affanno e non potrà essere altrimenti finché non verranno messe in atto concrete ed incisive politiche per la ripresa occupazionale”, sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Di fatto, rilevano, “la nostra economia continua ad essere intrappolata in una spirale depressiva che non accenna a spezzarsi. I cittadini, soprattutto i più giovani, hanno bisogno di una politica che restituisca loro prospettive, speranze e futuro: sono infatti ancora troppe le famiglie che sostengono economicamente figli e nipoti senza occupazione”. Investimenti per la ricerca, per lo sviluppo tecnologico, per la messa in sicurezza antisismica, per la realizzazione e la modernizzazione delle infrastrutture e per la valorizzazione dell’offerta turistica, sottolineano, “sono indispensabili per il rilancio della nostra economia. Basti pensare che, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, sarebbe sufficiente far tornare la disoccupazione ai livelli pre-crisi (quindi ad un 6% comunque eccessivo a nostro parere) per aumentare il potere di acquisto delle famiglie aumenterebbe di circa +40 miliardi di Euro l’anno”.

“Dal 2015 al 2017 il Pil della Sicilia è cresciuto del 3,6%, in assoluto un incremento contenuto ma che segnala che siamo usciti dalla crisi pari a una guerra”. E’ uno dei principali elementi che emerge dal 46° Report Sicilia, il Rapporto sull’economia siciliana del Diste Consulting, presentato dalla Fondazione Curella. Positivi anche gli andamenti dell’occupazione. Secondo il Report, nei tre anni è cresciuta del 2,7%, in assoluto dal 2015 con un saldo di 20.590 addetti, anche se il tasso di disoccupazione, per i noti effetti statistici dovuti all’ingresso di nuove persone nel mercato del lavoro, è aumentato fino al 22%. Interessante l’aumento degli investimenti fissi lordi nel 2015 del 4,6%. “Certo – spiega Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella – siamo usciti dalla guerra ma lontani dai tassi di crescita necessari alla nostra regione per diventare una regione a sviluppo compiuto”. I dati completi saranno diffusi mercoledì 22 febbraio in occasione della conferenza stampa di presentazione del Rapporto.

Il 2017 “si annuncia purtroppo come un anno di grandi incognite e rischi soprattutto perché la fiducia delle famiglie continua a ridursi”. Ne è convinto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha commentato così l’outlook presentato dall’associazione in collaborazione con il Censis. Per Sangalli “sarà difficilissimo consolidare il profilo crescente dei consumi che sono il traino agli investimenti. Per la crescita – ha detto – non occorrono misure straordinarie ma bisogna abbandonare la logica degli interventi spot e dei bonus per una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef”. Secondo Sangalli a chiederlo è la stragrande maggioranza degli italiani, oltre il 70%, che vede in questo una “priorità per il Paese perchè con questo livello di tassazione è una illusione attendersi una crescita di Pil e consumi come altri paesi europei”.

“L’indicatore anticipatore dell’attivita’ economica registra una ripresa, delineando una prospettiva positiva del ritmo di crescita dell’economia nei prossimi mesi”. Lo segnala l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia. “Nel settore manifatturiero – si legge nello studio – si e’ registrato sia un aumento degli ordinativi a ottobre (+0,9% rispetto al mese precedente) sia un miglioramento della fiducia a dicembre. A dicembre si e’ registrato un miglioramento del clima di fiducia delle imprese della manifattura trainato dai giudizi sugli ordini e dalle attese sulla produzione. “Anche per i consumatori si e’ evidenziato un miglioramento della fiducia nel mese di dicembre”, mentre segnali negativi provengono dal settore delle costruzioni.

Renzi e Padoan difendono i conti del Documento di economia e finanza (Def), dopo le perplessità sollevate da Bankitalia, Ufficio parlamentare di Bilancio e Corte dei Conti sulla previsione del governo della crescita del Pil dell’1% prevista per il 2017, di cui si è discusso nelle audizioni delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Come sempre – sottolinea il presidente del Consiglio – a ottobre gli esperti ci dicono che le nostre misure non hanno copertura e i numeri non tornano”. E aggiunge: “Essendo previsioni glielo dico tra un anno chi ha ragione”. E spiega le sue ragioni su Facebook: “Abbiamo sempre trovato le coperture, smentendo le previsioni negative: continueremo a farlo. Ma mentre gli esperti discutono io oggi vado ad incontrare chi il Pil lo produce non chi lo analizza: visiterò una decina di aziende piccole e grandi della provincia di Treviso: dalle realtà artigianali fino a multinazionali. Per me è doveroso che il presidente del consiglio sia accanto a chi ogni mattina rischia e lotta per creare posti di lavoro”. Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il traguardo è “ambizioso”, ma “realizzabile”. Intanto anche il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto, al ribasso, i numeri indicati da Roma, ritoccando la crescita (+0,8% nel 2016 e +0,9% nel 2017) e il peso del debito pubblico che salirà nei prossimi due anni al 133,2% e al 133,4% (Le previsioni dell’Italia sono del 132,8% nel 2016 e 132,5% nel 2017).

La previsione del governo della crescita del Pil dell’1% prevista per il 2017 è “un obiettivo ambizioso”. Ad affermarlo è il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nell’audizione di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, riguardo alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), che rivede il quadro macroeconomico delineato ad aprile prevedendo per il prossimo anno una crescita del Pil dell’1% a livello programmatico. E a sottolinearlo in audizione è anche il presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), Giuseppe Pisauro, che sulle stime spiega: “Appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo” e risultano “significativamente fuori linea rispetto all’intervallo dei previsori del panel Upb”. E sulle spese riguardo ad eventi straordinari: c’è “incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”, die Pisauro, riferendosi alla richiesta italiana di aumentare il deficit al 2,4% per le spese legate alla ricostruzione post-sisma e al flusso migratorio. Anche il il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, pur ritenendo “nel suo insieme equilibrato” l’aggiornamento del Def” nota “elementi di fragilità cui occorrerà prestare attenzione”. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Il deficit continua a scendere, il Pil continua a salire. Passo dopo passo, piano piano, ma la direzione e’ quella”, così scrive il premier nella consueta sua e-News della settimana .