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Il premier Matteo Renzi non attraversa una buona congiuntura politica, soprattutto per quello che riguarda il suo consenso nel Paese. Si assesta al 32 per cento la fiducia in Matteo Renzi, secondo l’Istituto Ixe’ per Agora’ (RaiTre). Una settimana fa era al 33 per cento. Il presidente del Consiglio rimane al secondo posto tra i leader politici, mentre al comando c’e’ sempre Sergio Mattarella, con il 55 per cento. Scende al 30 per cento (-1 per cento) la fiducia nel governo. L’attuale fase politica é molto delicata: da una parte l’alea sul referendum, dall’altra i dati sull’economia del Paese e sul Pil che non sono incoraggianti.

“Il nuovo record negativo del debito pubblico, cresciuto fino a 2252,2 miliardi, e la previsione del Centro studi di Confindustria di un Pil dello 0,7 % nel 2016 e dello 0,5% nel 2017, nettamente al di sotto delle attese, testimoniano in maniera inesorabile il fallimento della politica economica del governo Renzi. Dati oggettivi contro i quali c’e’ poco da confutare. Il contatore renziano gira a vuoto e l’aumento del debito pubblico e il profilo sostanzialmente piatto del prodotto interno lordo avranno effetti negativi su di noi e sulla future generazioni, non consentendo minimamente quella riduzione fiscale della quale imprese e famiglie avrebbero tanto bisogno. Una sconfitta per il governo Renzi, ma soprattutto per l’Italia”. Lo ha dichiarato l’ex presidente del Senato, Renato Schifani.

Fa segnare un nuovo record il debito pubblico italiano. Nel mese di luglio il debito delle Amministrazioni pubbliche si è attestato a 2.252,2 miliardi, in aumento di 3,4 miliardi rispetto a giugno. E’ quanto emerge dal supplemento finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia. Nei primi sette mesi del 2016, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 80,5 miliardi, aggiunge Bankitalia. A luglio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 38,6 miliardi (37,8 miliardi nello stesso mese del 2015). Lo rileva Bankitalia, sottolineando come nei primi sette mesi del 2016 questa voce sia stata pari a 236 miliardi, in crescita del 4,9% rispetto al corrispondente periodo del 2015. “Al netto di alcune disomogeneità contabili e temporali (riguardanti principalmente l’IVA, le ritenute Irpef, il canone Rai e l’imposta di bollo virtuale), si può stimare che la crescita sia stata sensibilmente inferiore, spiega Bankitalia.

Stime di crescita dell’economia: il governo rivede le sue previsioni. I dati non sono cosi incoraggianti come si pensava. “L’economia italiana sta crescendo non così velocemente come vorremmo. Le previsioni di crescita saranno riviste al ribasso anche nei dati che il Governo rilascerà ad ottobre”. Così ha anticipato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intervenendo all’Euromoney Conference. Il settore delle banche “si sta muovendo nella giusta direzione e la mia idea è che i numeri sugli Npl in Italia sono esagerati”. Padoan sottolinea come gli Npl siano “concentrati in un certo numero di banche”. Padoan rileva inoltre nel suo intervento all’Euromoney Conference che “ci vuole un po’ di tempo per tornare alla normalità, non lo dico io, lo dice anche la Bce”. “La riforma del Senato renderà più celere e efficace il processo legislativo oltre a ridurre i costi della politica. Votare sì, non solo riduce i costi ma semplifica la macchina pubblica”, sottolinea il ministro dell’economia. Si preannuncia un autunno molto ‘caldo’ per il governo, alle prese con molti dossier aperti e di difficile soluzione.

Il premier Renzi dà la carica, contro le cifre e contro il clima politico che oggi lo penalizza. Parla di Pil, di manovra, ma anche del caos M5s invitando i grillini a non usare le Olimpiadi per risolvere faide interne. Il premier Matteo Renzi interviene a 360 gradi all’inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. “Noi abbiamo bisogno di dire e di ridire che la forza e la grandezza dell’Italia é quella di un Paese che tira fuori il meglio e non rinuncia a vivere a testa alta. Ma soprattutto non rinuncia ai propri ideali’. E poi affronta il nodo del Pil ‘Non solo il Pil del Sud riparte troppo piano, ma quello del Paese”, ammette il premier Matteo Renzi invitando tuttavia a “prendere i numeri di prima, che sono numeri di un’ecatombe. Dal 2008 al 2014 Pil del Sud è crollato del 9%, quello del Centro-Nord dell’1.4%. Venivamo da una situazione devastante: ora si riparte’

 

 

 

“Il taglio della spesa pubblica in Italia ha contribuito alla minore crescita rispetto ad altri Paesi. L’obiettivo principale della revisione della spesa e’ l’eliminazione degli sprechi per usare le risorse in modo produttivo. Insomma, e’ importante soprattutto spendere bene. Da quest’anno, con la nuova legge di bilancio, la spending review diventa di fatto permanente perche’ sara’ possibile rimettere in discussione scelte fatte in passato e ridurre il trascinamento inerziale della spesa come accadeva in passato”. Cosi’ il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervistato da Il Messaggero. “Si tratta di ridefinire le priorita’ dell’Europa, che devono essere sempre piu’ gli investimenti per creare occupazione e inclusione sociale. L’Italia ha posto queste priorita’ nel suo semestre di presidenza nel 2014; ora il consenso e’ cresciuto e questi temi riconquistano spazio. Ma la battaglia e’ politica e il nostro non mi sembra un approccio timido. Se ne e’ parlato anche durante il recente vertice italo-tedesco”.

“Abbiamo bisogno di politiche forti per evitare la trappola della bassa crescita”. E’ l’appello del direttore del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di Governo del G20, che inizia nel fine settimana ad Hangzhou in Cina, focalizzato proprio sulla bassa crescita, sulle forti disuguaglianze e sui lenti avanzamenti delle riforme strutturali. Questo incontro, sottolinea Lagarde in un suo articolo comparso sul blog del Fmi, “giunge in un importante momento per l’economia globale. Il pendolo politico rischia di inclinarsi contro l’apertura economica e, senza azioni politiche forti, il mondo potrebbe soffrire di una crescita deludente per lungo tempo”. Infatti il 2016 sarà il quinto anno consecutivo che registrerà una crescita del Pil globale al di sotto della sua media di lungo periodo del 3,7%. e il 2017 potrebbe ben essere il sesto. Un punto delicato è nelle economie avanzate che stanno crescendo quasi un punto pieno percentuale in meno al di sotto della media del Pil 1990-2007. Molti paesi sono ancora afflitti dall’eredità della crisi, come l’incombente debito pubblico e privato e i bilanci deteriorati delle istituzioni finanziarie. “Il risultato – commenta Lagarde – è stata una domanda ostinatamente debole. E più dura la debolezza della domanda, più quest’ultima minaccia di danneggiare la crescita a lungo termine, dal momento che le aziende riducono la loro capacità produttiva, i lavoratori disoccupati lasciano la forza lavoro e specializzazioni critiche si erodono”. Nel suo intervento Lagarde elenca gli elementi chiave per una nuova agenda per la crescita globale, Il primo elemento è il sostegno alla domanda nelle economie che operano sotto capacità. Negli ultimi anni, questo compito è stato delegato per lo più alle banche centrali. Ma la politica monetaria è sempre più tesa, come diverse banche centrali stanno operando in corrispondenza o in prossimità del limite inferiore per i tassi ufficiali. E “questo significa che la politica fiscale ha un ruolo più importante da svolgere”. Il secondo elemento sono le riforme strutturali. I paesi – osserva ancora Lagarde – non stanno facendo quasi abbastanza in quest’area. Due anni fa, i membri del G20 si impegnarono a riforme che avrebbero alzato il loro Pil collettivo di un ulteriore due per cento in 5 anni. Ma nella più recente valutazione, le misure attuate fino ad oggi valgono al massimo metà di questa somma. Il terzo elemento è il rafforzamento del commercio riducendo i costi commerciali ed eliminando le barriere commerciali temporanee. Infine, conclude Lagarde, le politiche devono garantire che la crescita sia condivisa in modo più ampio. Tasse e benefici dovrebbero sostenere i redditi nella fascia bassa e ricompensare il lavoro. In molte economie emergenti servono reti di sicurezza più forti. Gli investimenti nel campo dell’istruzione possono aumentare sia la produttività sia le prospettive dei percettori di redditi più bassi”.

Filippo Taddei replica ai dati resi noti ieri sulla grave congiuntura che attraversa l’economia italiana sul fronte della produzione. “La frenata nella crescita del II trimestre 2016 poco più che attesa, ci consegna due elementi di analisi. Il primo è sulla necessità europea, e non solo italiana, di sostenere la crescita e investimenti con più determinazione”. Lo ha affermato Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd. “Anche la Francia segna una crescita congiunturale nulla, indicando una difficoltà generale che sarebbe ingenuo affrontare solamente a livello dei singoli Paesi. La seconda, caratteristica italiana, è la continuazione della creazione di lavoro. La crescita rallenta, non così fa l’occupazione. Un fattore – conclude l’esponente del Pd – che ci può far ben sperare per il futuro”

Pil, inflazione e disoccupazione entrano tra gli interessi degli italiani, dopo anni di crisi. Quasi nove maggiorenni su dieci ritengono importante essere informati sui loro andamento e sette su dieci sono in grado di indicare un valore per l’andamento del prodotto interno, secondo il focus Istat ‘La conoscenza dei dati economici da parte dei  consumatori italiani’. Al tempo stesso la grande maggioranza (l’81,4%) dice di utilizzare poco o per niente i dati economici al momento di prendere decisioni importanti in materia studio, lavoro, gestione del risparmio e acquisti. E uno su due boccia l’informazione economica dei media per qualita’ e affidabilita’ (il 48,7%). Solo l’11,6% la trova buona (era il 15% nel 2015). Ci sono comunque passi avanti: le persone in grado di esprimere un valore sull’andamento del Pil aumenta in modo consistente (fino al 71,8% dal 63,7% del 2015) e si dimezza da 0,5 punti a 0,2 la distanza tra l’opinione media espressa (+0,6%) e la misura ufficiale (+0,8% relativo al 2015).

Il calo della pressione fiscale dagli attuali livelli superiori al 43% a circa il 40% entro il 2019 é “una sfida eccezionale, ma possibile”. Lo afferma Confcommercio, secondo cui, per ottenere il risultato, la spesa pubblica dovrebbe essere bloccata ai livelli del 2016, 21 miliardi di sprechi locali dovrebbero essere eliminati e il Pil dovrebbe crescere di oltre l’1,4% nel triennio 2017-2019. Dei 176,9 miliardi di spesa locale complessiva, le inefficienze a livello territoriale ammontano a circa 74 miliardi di euro, pari ad oltre il 4% del Pil. E’ il risultato del rapporto sulla spesa pubblica locale presentato da Confcommercio in base ai dati 2013. Di questi, 53 miliardi dovrebbero essere reinvestiti per migliorare la qualità e la quantità dei servizi pubblici locali in ampie aree del Paese, portandoli allo stesso livello della Regione “top”, la Lombardia, mentre 21 miliardi “sono le risorse in eccesso netto, non giustificabili e che si possono davvero recuperare”.