‘1768 giorni’. Questo il titolo del docufilm sulla vita di Toto’ Cuffaro, del regista Marco Gallo e in fase di realizzazione. Ne esce il ritratto di un uomo generoso, che ha sbagliato, riconoscendolo, e che ha pagato con una detenzione in carcere di cinque anni. La carriera politica di un democristiano nel sangue, interprete di quella mediazione e di quel dialogo portati alle estreme conseguenze e agli inevitabili benefici; un impegno politico che ha nel contatto fisico con le persone la sua cifra piu’ alta. Un politico con le orecchie grandi: di quelli che sanno e vogliono ascoltare veramente. Cosa e’ stato Toto’ vasa vasa? Un amministratore molto capace, un medico, un politico di razza, un siciliano che ha sbagliato, un figlio, un padre, un marito, un siciliano che adora la Sicilia, un uomo nuovo. Il film non e’ una agiografia ma un ritratto. Bellissimo perche’ autentico, come il suo protagonista.
Chissa’ cosa c’e’ dietro, la fatica, la questua per entrare in contatto con il potente, sfidando security e controlli, cercando di spiegare la propria sconosciuta identita’. Perche’ Clinton e Trump non sanno neanche chi siano rispettivamente Fabrizio Ferrandelli e Matteo Salvini, ma tant’e’. Una foto non si rifiuta a nessuno. E cosi via al sorriso di circostanza, all’abbraccio di plastica: clic, scatto. Urra’. Missione compiuta. Perche’ la mission del viaggio e’ proprio quella, e solo quella: la fotografia, in modo da poter millantare un’amicizia, uno scambio di opinioni con il famoso politico, per accreditarsi, per far crescere le proprie quotazioni agli occhi degli elettori piu’ sprovveduti che a queste cose ci fanno caso. Per quelli piu’ avveduti e’ solo pochezza politica, provincialismo, tristezza.


