Referendum 23 giugno

Era questa l’Europa che sognavano Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi?
Oggi la Gran Bretagna si pronuncia sulla Brexit, la sua uscita dalla Unione Europea.
E già questo è il segnale di un fallimento politico. Cosa e’ diventata oggi l’Unione? Forse una unità politica, riconosciuta e condivisa? O piuttosto una entità fredda e distante in cui le esigenze della moneta prevalgono su tutto il resto? E ancora, noi cittadini italiani, francesi, tedeschi, spagnoli… ci sentiamo parte di qualcosa, abbiamo una forte e riconoscibile identità europea? Da questo punto di vista il progetto europeo così come lo abbiamo vissuto in questi anni si è rivelato un flop. Serviva una visione culturale, una rappresentanza più diretta, politiche comuni, una uniformita’ di indirizzo e di azione? Sicuramente si. Anche perché se le ragioni di una alleanza sono quelle del calcolo e della convenienza, una volta venute meno condizioni favorevoli, sarà la stessa legge della convenienza a far sì che chi vi era entrato decida di uscire. Tira una brutta aria in Europa: quella dell’egoismo e del populismo. Se l’Unione non ripensa se stessa sara’ inevitabile il suo sgretolamento, con ripercussioni fatali su ognuno di noi. Cosa occorrerebbe? Una vera unione politica, una strategia unica in politica estera, provvedimenti lungimiranti sulla emergenza dei migranti e lotta vera alla povertà e alla esclusione sociale. Buona fortuna cara, vecchia Europa.

Non ci saranno nuovi negoziati con Londra dopo la conclusione del referendum di Brexit. “Fuori significa fuori”. E’ questo l’ennesimo avvertimento del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker al Regno Unito espresso in un incontro rapido con la stampa dopo un colloquio con il cancelliere austriaco Christian Kern. C’e’ un massimo che il Regno Unico ha potuto ottenere e noi abbiamo dato il massimo, per cui non ci sara’ alcuna nuova trattativa ne’ sull’accordo concluso a febbraio ne’ su una modifica del Trattato”, ha aggiunto Juncker. A febbraio i 27 capi di stato e di governo avevano concordato con David Cameron una serie di concessioni che limitano gli aiuti sociali ai cittadini Ue che risiedono nel Regno Unito.

L’omicidio della deputata laburista Jo Cox  ha avuto un effetto diretto sui sondaggi sulla Brexit. Secondo la prima indagine effettuata dopo la morte della giovane politica britannica dall’Istituto Survation, venerdì e sabato, il fronte della permanenza nell’Ue è avanti con il 45% delle preferenze. Il fronte pro-Brexit ottiene il 42%. La media dei sondaggi, che fino alla settimana scorsa davano in vantaggio l’uscita dall’Ue propongono adesso un serrata testa a testa.

Brexit colpisce le piazze finanziarie e l’Europa brucia 174 miliardi. A pochi giorni dal referendum del 23 giugno prossimo, che potrebbe sancire il sì o il no dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ieri sono crollati i listini del Vecchio Continente. A Milano, la peggiore, il Ftse Mib cede il 3,62% a 17.120 punti; Parigi perde il 2,24%, Francoforte segna -2,52%, Londra -1,86%. In calo l’euro sul biglietto verde, con la moneta unica scambiata a 1,13 dollari.

I leader europei starebbero preparando un contropiano per fronteggiare l’operazione Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea che potrebbe verificarsi con il referendum del 23 giugno. “La Banca centrale europea è pronta a qualsiasi risultato”, ha annunciato il presidente, Mario Draghi, che ha confermato nuovi aiuti all’economia. Emergenza finanziaria, integrazione dei popoli, politica, sarebbero i punti cardine della discussione, per dare una risposta alle conseguenze dell’addio dei sudditi di sua Maestà e per evitare che altri Paesi, preoccupati dalla crisi in più settori, siano tentati di abbandonare il Vecchio Continente. Guardando ai sondaggi, sembra che nel Regno Unito ci sia una voglia di uscita. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): “l’Italia perderebbe l’1% del Pil”.