Santi Consolo

Le carceri italiane sono affollate e costano allo Stato 2,7 miliardi di euro l’anno. Il 50% in più della Francia e il triplo della Spagna, con l’80% delle uscite impiegate per il personale e la sicurezza, mentre l’8% della spesa va per il mantenimento dei detenuti. Lo rilevano i dati dell’Associazione Antigone, pubblicati dal quotidiano online Lettera 43. In Italia il 34% dei detenuti è in attesa di giudizio e ogni persona costa 140 euro al giorno. Nei 193 istituti penitenziari, che hanno una capienza di 49.697 posti, ci sono 53.873 persone, di cui 2.236 donne. Il presidente della Repubblica Mattarella in occasione del 199esimo anniversario della Polizia Penitenziaria, celebrato nei giorni scorsi, ha inviato un messaggio di ringraziamento per il lavoro svolto a Santi Consolo, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Ed ha ricordato la necessità di rinnovamento del modello di detenzione dal punto di vista organizzativo e gestionale per offrire ai detenuti la possibilità di recupero e integrazione in una società che si è evoluta culturalmente.

Passi avanti su nodo critico del sovraffollamento. “Nella ricorrenza del 199° anniversario della fondazione del Corpo sono lieto di esprimere la viva gratitudine e l’apprezzamento della Repubblica alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria impegnati quotidianamente nella delicata funzione dell’applicazione delle misure di giustizia”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo. “La concreta realizzazione di un sistema rispettoso del dettato dell’articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena, e sul senso di umanità cui devono corrispondere i relativi trattamenti- prosegue il capo dello stato- rimane obiettivo prioritario, con i passi avanti realizzati sul nodo critico del sovraffollamento carcerario. L’esigenza di un profondo rinnovamento del modello di detenzione trova fondamento anche nel nuovo senso delle pene che si va radicando nella cultura sociale e politica, emerso dai lavori degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale. Occorre proseguire sulla strada di un modello organizzativo e di gestione che, nel garantire la sicurezza della comunità e il libero svolgimento delle relazioni sociali, sappia unire l’opportunità dell’istruzione, del lavoro, l’apertura alla società esterna, per offrire ai detenuti la scelta del recupero e dell’integrazione”. “Sono certo che il Corpo- continua- saprà profondere in questo senso la sua professionalità, la sua dedizione, la sua capacità di innovazione. In questo giorno di solenne celebrazione rendo omaggio ai caduti del Corpo nell’assolvimento dei loro compiti e formulo a tutti voi, in servizio e in congedo e alle vostre famiglie, i più fervidi voti augurali”.