social media

Non è facile immaginare l’esplosione del moderno populismo in tutte le sue varie declinazioni in assenza del mondo, anch’esso variegato, dei social media, da Facebook a Twitter sino ad Instagram. La crescita esponenziale dei vari leader che sulla demagogia populista hanno puntato tutte le fiches a loro disposizione non vi sarebbe stata senza questi strumenti di comunicazione di massa che veicolano in tempo reale slogan, ultimatum, diktat, flash mob, minacce, promesse, e quant’altro. I social media hanno consentito a leader carismatici di raggiungere il popolo, le masse, senza alcuna intermediazione, a loro stessi invisa e da loro stessi vilipesa. Da una parte il Capo, dall’altra le masse. In quest’ottica, il fatto che Facebook prima e Twitter dopo abbiano oscurato Donald Trump, ritenuto colpevole delle aggressioni avvenute al Congresso americano e della occupazione del medesimo da parte di suoi aficionados ha suscitato reazioni e commenti sulla legittimità di provvedimenti che, di fatto, tolgono il diritto di parola a esponenti politici. Non sembra convincere, del resto, la giustificazione in base alla quale l’uso di queste piattaforme deve sottostare a regole prefissate da parte di tutti gli utenti. Viene da chiedersi, infatti, se i controlli da parte di questi grandi gruppi vengano effettuati nei confronti di tutti i dittatori che esercitano il loro ruolo in vari paesi. In ogni caso, viene confermato il dato che vede nel binomio populismo-social media, una formula vincente con la quale dovremo fare i conti anche nell’immediato futuro.

Misurare le autentiche reazioni del pubblico dei social network rispetto alle notizie diffuse dai media, o parametrare il consenso degli utenti in merito ad una proposta elettorale o ad un fatto di cronaca da oggi è finalmente possibile anche in Italia. Con il nuovo portale www.electionmood.it, lanciato da Epoka Group, è ora possibile consultare e analizzare a livello statistico e in tempo reale l’autentico sentiment del web, grazie a un algoritmo che utilizza l’intelligenza artificiale per misurare e valutare la reazione del pubblico della rete nei post e nei commenti, tenendo conto dell’analisi del volume di engagement, la sua rapidità di crescita e decrescita e il ‘mood’ dei commenti postati. L’analisi dei big data, così, si focalizza sull’appuntamento democratico più rilevante del nostro Paese: le elezioni politiche e regionali del prossimo 4 marzo. ElectionMood “nasce per mostrare in modo semplice e intuitivo come i mezzi di informazione trattano la campagna elettorale sui social e le reazioni del pubblico al frame interpretativo proposto dai media digitali”, spiegano i creatori del portale. L’analisi dei dati è basata su due diverse tipologie di osservazione della rete come gli articoli postati di ora in ora dalle testate giornalistiche nei propri canali social e, ovviamente, la reazione del pubblico alle diverse notizie pubblicate. Osservati speciali del nuovo portale sono 44 testate giornalistiche tra quotidiani, agenzie di stampa e principali canali news nazionali a partire dal 1 novembre 2017, per un volume di oltre 80 mila post mensili che generano una media di 20 milioni di interazioni e oltre 500 mila commenti. L’osservatorio, inoltre, risponde in modo immediato anche alle ultime raccomandazioni dell’Agcom riguardo alla parità d’accesso ai social da parte degli attori politici. Fermo restando che i social restano per ora un luogo libero di espressione, già si sono affermate come sul web 1.0 le dinamiche dei media tradizionali, che anche sui social la fanno da padroni per numero di utenti e platea raggiunta. (Mat/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222 07-FEB-18 11:21 NNNN

“La post-verita’ in politica e’ uno dei ‘driver’ del populismo ed e’ una minaccia per le nostre democrazie. Siamo arrivati a un bivio: dobbiamo scegliere se lasciare Internet cosi’ com’e’, il selvaggio West, o se servono regole che tengano conto di come la comunicazione sia cambiata. Ritengo che abbiamo bisogno di fissare tali regole e questo e’ il ruolo del settore pubblico”. Lo afferma il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, in un’intervista al Financial Times in edicola oggi.
Il “codice di condotta” che la Commissione europea ha istituito lo scorso 31 maggio assieme a Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft, “puo’ diventare uno strumento importante” non solo per combattere la radicalizzazione online e i discorsi di odio illegali in rete, ma anche la diffusione delle notizie false, il fenomeno delle cosiddette “fake news”. Lo ribadisce un portavoce della Commissione europea, dopo che in un’intervista sul Financial Times il capo dell’antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella ha proposto l’istituzione di una “rete indipendente di agenzie nazionali” a livello Ue per combattere il fenomeno delle bufale online. Recentemente, ha ricordato il portavoce, la commissaria competente Vera Jourova aveva sottolineato che “le ultime settimane e mesi hanno mostrato che le societa’ che gestiscono i social media devono essere all’altezza del ruolo importante che svolgono, accettando la loro quota di responsabilita’” per quanto viene diffuso in rete, in particolare su questioni come “la radicalizzazione online, i discorsi di odio illegali e le notizie false”. Secondo Jourova, perche’ diventi uno strumento davvero efficace occorre pero’ che tali societa’ di internet “investano di piu'”. Il codice di condotta prevede che ci sia una regolare valutazione della realizzazione degli impegni presi. La prima di queste e’ stata fornita da un gruppo di 12 Ong all’inizio di questo mese. Ne risulta che in 6 settimane le autorita’ nazionali dei paesi Ue hanno ricevuto 600 notifiche “a rischio” per radicalizzazione, false notizie o discorsi di odio. Di queste, 316 hanno portato all’apertura di casi per arrivare a 163 rimozioni, pari a una media Ue del 28,2%. Le percentuali variano pero’ molto da paese a paese: se in Germania e Francia hanno superato il 50%, l’Italia e’ il fanalino di coda con solo il 4% di profili rimossi.

Diritto all’oblio su internet e sui social media; deontologia giornalistica; nuova gestione del servizio radiotelevisivo: la settima edizione del “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione – Innovazione giuridica della Rete e deontologia giornalistica” del professor Ruben Razzante, docente di Diritto europeo dell’informazione all’Università Cattolica di Milano, affronta tutti i temi cruciali della comunicazione nell’era del web ed è aggiornato al nuovo Testo Unico della deontologia giornalistica, alla nuova legge sulla Rai e in concomitanza con l’uscita del nuovo Regolamento europeo sulla privacy, destinato a cambiare la disciplina del trattamento dei dati personali in tutta Europa. Il diritto all’oblio, che è stato al centro di tragici fatti di cronaca come il suicidio di Tiziana Cantone che non era riuscita a far cancellare dalla rete un suo video, sta conoscendo nuove prospettive di attuazione, la tutela dei diritti in Rete sta progredendo, mentre il rapporto media-diritto sta subendo metamorfosi impensabili fino a poco tempo fa. Il volume, che ospita una prefazione del direttore generale della Rai Antonio Cam,po Dall’Orto e verrà presentato a Milano il 21 ottobre (Palazzo Cusani, via Brera 15, ore 17.30) analizza anche le ultime novità giurisprudenziali e dottrinali (nazionali, europee ed extraeuropee) su diritto all’informazione, pluralismo, giornalismo, editoria on-line, privacy e diritto di cronaca, diffamazione a mezzo stampa e a mezzo internet, diritto d’autore, par condicio, etica e minori, informazione economica e finanziaria, commistioni tra pubblicità e informazione, organizzazione delle strutture di comunicazione nelle pubbliche amministrazioni, authorities, Rai e tv commerciale, digitale terrestre e banda larga, servizi di media audiovisivi, Agenda digitale, cloud computing, digital single market.

“L’emigrazione, soprattutto quella giovanile, va accompagnata sul piano sociale e politico, anche con strumenti nuovi come i social, dove i nuovi emigrati si raccontano: sono strumenti che devono essere tenuti presente”. Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel mondo. Secondo Perego “la rappresentanza politica all’estero deve intercettare questo nuovo mondo, che non ha più esigenze classiche”. Negli ultimi anni la Chiesa ha infatti fatto tesoro delle opportunità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione digitale e dai social media in particolare, adattandosi alle nuove forme di comunicazione, proprio allo scopo di raggiungere il maggior numero di persone.