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“Io penso che al Sud non vedano l’ora di avere lo stesso modello di buon governo che ha il Nord”. Così Matteo Salvini, leader della Lega Nord, intervistato da ‘Libero’. Quella dei governatori Maroni e Zaia in Lombardia e Veneto per l’autonomia “è una battaglia centrale per la Lega, per i cittadini di Lombardia e Veneto, che se passasse l’autonomia fiscale si ritroverebbero in tasca 5000 euro a testa in più l’anno, e anche per l’Italia. La sola Lombardia si troverebbe nelle casse 50 miliardi in più da investire sul territorio. Non dico di tenerli tutti, ma la metà sì”.” “Bossi oggi mugugna ma fu lui a fondare la Lega Sud. Andò anche in Sicilia a fare l’accordo con il governatore Lombardo. Non funzionò perché i tempi non erano maturi o non trovò le parole giuste. Si vede che io sono più fortunato”, conclude Salvini.

“Durante la crisi dell’euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto”: a causa di queste parole, pronunciate in un’intervista alla Faz, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem si ritrova ora al centro di una bufera con i socialisti europei che si chiedono se sia ancora adatto al ruolo che ricopre e il M5S che ne chiede le dimissioni immediate. Ad attaccarlo anche l’ex premier Matteo Renzi. “Il Presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem – scrive su Facebook – ha perso una ottima occasione per tacere. In una intervista a un quotidiano tedesco si è lasciato andare a battute stupide – non trovo termine migliore – contro i Paesi del sud Europa a cominciare dall’Italia e dalla Spagna. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui ma anche per la credibilità delle istituzioni europee”.

Con il progetto di 200.000 nuovi assunti nella pubblica amministrazione “conto di convincere il governo, ho fiducia nella forza nella ragione” ha detto Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. “Ci sono margini per un lavoro di merito attento, alla fine del quale potremo spiegare al governo le compatibilita’ finanziarie. A quel punto ognuno si assume le proprie responsabilita’, se noi saremo convinti della nostra proposta faremo battaglia politica nei confronti di chiunque”. “Una volta che abbiamo escluso ipotesi demagogiche o incompatibili col bilancio dello Stato – ha aggiunto De Luca – credo che un Paese democratico e moderno abbia il dovere di offrire ai propri giovani un piano per il lavoro. Bisogna creare, inventare le cose con coraggio. L’unica cosa chiara e’ che non si fanno porcherie clientelari e non si possono violare i parametri di bilancio. Detto questo si puo’ fare una ricerca attenta sui vuoti delle piante organiche, con le figure professionali che servono”.

Il Sud e’ in grado di ripartire a patto che la sua classe dirigente, troppo spesso votata alla rassegnazione e al disfattismo, cambi mentalita’. Magari aiutata da uno Stato centrale meno votato ai pregiudizi. Matteo Renzi indica la strada per un rilancio della questione meridionale dinanzi alla platea raccolta a Napoli per l’assemblea nazionale sul Mezzogiorno promossa dal governatore campano Vincenzo De Luca. Il premier spiega che i soldi per il Sud ci sono “se c’e’ la volonta’ della classe dirigente del Mezzogiorno di cambiare”. “Il Sud – spiega il premier – deve tornare al centro del dibattito ma non con i vecchi schemi. No a un Mezzogiorno che chiede. O che fa ricorso a vecchie soluzioni come la Cassa per il Mezzogiorno. Si’, invece, a un Sud che si mette in moto con la sua classe dirigente che ha diritto di chiedere allo Stato centrale di non voltarsi dall’altra parte e di non vivere di pregiudizi”. Il ragionamento del premier e’ chiaro: in questi anni non sono mancate le risorse quanto un disegno organico. Non sono mancate neanche quelle che il premier chiama ‘porcherie’, riferendosi a certe pratiche clientelari e al ruolo svolto da alcune imprese. “Alle aziende dico che si dividono tra imprenditori e prenditori. In molti, infatti – accusa – hanno preferito portare a casa incentivi e risorse piuttosto che investire”. Renzi punta il dito contro quel Sud che si racconta male: “C’e’ un problema di narrazione – osserva – il Mezzogiorno ha tutto ma si racconta come una realta’ piena di sfighe. Bisogna raccontare la realta’ in modo diverso, non si puo’ vendere la propria merce dicendo che fa schifo”. E basta anche “con una visione distruttiva per cui qui va tutto male”. “Chiariamoci, qui le cose vanno cambiate, ma le bellezze del Sud non hanno pari”. E il premier cita l’esempio di Pompei: “Era nota per i suoi crolli, ora sta diventando una storia di successo con 3 milioni di biglietti”. Prima di concludere prospettando investimenti localizzati proprio al Sud nei prossimi anni e concentrati nei settori della difesa, dell’innovazione tecnologica e della ricerca. Mostrandosi invece cauto sulla provocazione di De Luca per un piano da 200 mila assunzioni nella Pubblica Amministrazione. “Le uniche sfighe che ha il Meridione sono un governo distratto che non lo considera una priorita’”, risponde a distanza Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia, che aveva associato il Premier alla sfiga.

La povertà e le disuguaglianze sociali sono ancora un’ombra sulla crescita del Sud. Nel 2015, infatti, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord. A scattare la fotografia è il “Rapporto Svimez 2016 sull’economia del mezzogiorno”, presentato oggi a Roma dall’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Sud. Il rischio di cadere in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese, nelle due regioni più grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%, avvertono gli analisti.

Dopo la riduzione degli sgravi contributivi dal 100% al 40% rallenta l’occupazione in Italia: +0,3% al Centro-Nord, +0,2% al Sud. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez 2016 sull’economia del Mezzogiorno aggiornate a novembre. “Serve una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno. Bene ha fatto il Governo a ripristinare solo nel Mezzogiorno per il 2017 l’esonero totale dal pagamento dei contributi Inps a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti, giovani e svantaggiati, a tempo indeterminato”. E’ quanto propone lo Svimez nel Rapporto 2016 sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi a Roma. Per lo Svimez “e’ giunto il momento di cambiare registro, superando l’attuale basso accesso delle imprese meridionali alla quasi totalita’ di strumenti nazionali di politica industriale. E’ necessario orientare le risorse verso interventi per la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione, l’accesso al credito, oltre che a favore della ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Implementare, poi, Industria 4.0 declinando territorialmente a favore del Sud gli interventi di incentivazione. Finanziare a tasso zero le imprese meridionali per la nuova Sabatini e implementare anche al Sud i competence center. E rilanciare l’attrattivita’ degli investimenti al Sud attraverso le ZES, Zone Economiche Speciali”.

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato la proposta di riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione destinate al finanziamento di un Piano operativo del valore di 1400 milioni di euro che interesserà prevalentemente le regioni del Mezzogiorno. Su un totale di 1400 milioni pre-assegnati dal CIPE allo sviluppo economico e produttivo, spiega una nota del Mise, circa un miliardo di euro e’ riservato al sostegno dei contratti di sviluppo strategici, innovativi e di grandi dimensioni, mentre 350 milioni sono destinati al finanziamento di interventi di ricerca e sviluppo nel settore dell’Aerospazio, e 100 milioni alla partecipazione al programma europeo “SME Iniziative” che favorisce l’accesso al credito bancario delle piccole e medie imprese. “Attraverso il Piano Operativo si punta a definire una manovra anticiclica che valga a rilanciare una crescita che operi per scelte selettive- dice il sottosegretario MISE con delega alla programmazione economica, Antonio Gentile- invertendo la tendenza alla dispersione e alla de-specializzazione degli strumenti di intervento che ha caratterizzato il precedente periodo di programmazione. La gravita’ della congiuntura economica- prosegue il sottosegretario- richiede un impegno straordinario nell’affinamento degli obiettivi e nella definizione di un modello di cooperazione pubblico-privata che ci permetta di massimizzare le scarse risorse disponibili, soprattutto in un Mezzogiorno avviato al declino industriale . E’ forse il caso di tornare all’impostazione, riveduta e corretta, dei vecchi contratti di programma, che hanno permesso l’insediamento ed il radicamento al Sud di grandi imprese italiane e internazionali. Operando nel solco della grande riconversione industriale  disegnata con il programma Industria 4.0 e con la Strategia di Specializzazione Intelligente, che costituisce un pilastro della  politica di coesione 2014 – 2020”. Uno dei punti forza della piano operativo che sara’ a breve proposto dal Ministero all’Autorita’ per la Coesione Territoriale e al CIPE e’ la definizione di modalita’ intensive di raccordo e coordinamento con le Regioni: “Il maggior coordinamento tra centri di decisione- conclude Gentile- ci permettera’ di massimizzare la spesa d’investimento e limitare gli effetti dispersivi e fuorvianti che derivano dall’eccesso e dalla frammentazione dell’offerta. La moltiplicazione dei bandi non genera automaticamente maggiore crescita; anzi, spesso accresce confusione e incertezza tra gli operatori. L’Italia ha bisogno di una politica industriale unitaria, che progetti e attui la convergenza delle scarse risorse disponibili su operazioni strategiche capaci di fare la differenza, al Sud come al Nord”.

“Il sud non puo’ continuare ad attrarre solo il 12 per cento dei turisti che vengono nel nostro Paese. Il turismo e’ un’industria a tutti gli effetti e abbiamo tutti i mezzi necessari affinche’ diventi trainante per l’economia italiana”. Lo ha detto Dorina Bianchi, sottosegretario al Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo intervenendo alla seconda edizione del meeting regionale di NCD – Campania Popolare a Limatola. “Per puntare ancora di piu’ sul Mezzogiorno e su questo settore – ha spiegato – il Mibact attraverso il Piano ‘Turismo e cultura’ ha stanziato, ad esempio per la sola Campania, 160 milioni per interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e turistico mentre con il programma ‘cultura crea’ sono stati stanziati 114 milioni per sviluppare iniziative imprenditoriali in Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia”. Per Bianchi “Importante e’ anche la sinergia tra pubblico e privato che puo’ migliorare e rafforzare la grandissima offerta culturale e turistica dell’Italia”