tagli sanità

Si accende la protesta delle regioni sulla sanità. La possibilità che il Fondo sanitario nazionale abbia un incremento inferiore ai 2 miliardi di euro previsti nell’ultimo Def e concordati con i governatori ha suscitato una richiesta immediata di chiarimenti. La preoccupazione è che il fondo che alimenta il servizio sanitario non arrivi ai 113 miliardi concordati, e resti ai 111 miliardi. “Si annunciano ancora tagli alla sanità per un miliardo e mezzo. I cittadini spendono già 30 miliardi di tasca propria per curarsi. Ora basta. Si taglino le pensioni d’oro, si faccia davvero la lotta all’evasione, si tassino i ricchi e grandi gruppi di internet ma si salvi la sanità pubblica”, ha scritto il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, in un post sul suo profilo Facebook. E il presidente della regione Veneto Luca Zaia: “Se passa, questo ennesimo taglio non sarà più sostenibile. Dovrò impugnare la penna e chiudere ospedali. Non ci sarà altro da fare. Chi ci ha portato a questo estremo ne risponderà alla gente”. La battaglia sul sistema sanitario era stata annunciata già in occasione dell’intesa tra Stato-Regioni sui nuovi Lea, livelli essenziali di assistenza. In quell’occasione, Stefano Bonaccini, e Antonio Saitta, presidente e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni avevano precisato che i nuovi Lea sarebbero stati assicurati solo in caso di conferma, nella prossima legge di bilancio, di cifre da destinare al Fsn nel 2017 e 2018 pari a 113.063 milioni di euro e 114.998 milioni di euro. Una riflessione tornata in primo piano alla luce del mancato conseguimento degli obiettivi di crescita economica e della necessità del governo di far quadrare i conti per impedire dal 2017 l’aumento delle aliquote dell’Iva e delle accise. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha smentito le ipotesi di tagli: “Nel 2017 i soldi per la sanità aumenteranno e non ci saranno interventi sui pacchetti di sigarette”, quindi “in modo categorico queste informazioni sono sbagliate”, ha detto il premier commentando le indiscrezioni su tagli e introduzioni di aumenti a Unomattina. ”Le ipotesi di tagli alla Sanita’ sono solo indiscrezioni, gossip, che ho letto con interesse ma nessuno mi ha parlato di tagli al Fondo Sanitario – ha dichiarato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – e le parole Renzi mi rassicurano, come tutti gli italiani, che abbiamo obiettivi comuni per il 2017: garantire i nuovi farmaci antitumorali, rifinanziare il fondo per i farmaci anti-epatite C e rispondere al fabbisogno per il personale, stabilizzare il precariato e sbloccare il turn over”. Infine, ”Il fondo sanitario e’ fissato a 113 miliardi”, ha confermato all’Ansa.
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“La scelta della Regione di ridimensionare l’ospedale di Cefalù non è fondata su criteri oggettivi di qualità”. Ad affermarlo è la senatrice Simona Vicari. “Non si può “chiudere” – aggiunge – un centro di alta specialità salvaguardandone altri che hanno sia numeri che bacino di utenza di molto inferiori al Giglio”. E aggiunge: “L’ospedale di Cefalù ha tutti i requisiti per rimanere nella rete regionale ospedaliera come centro di primo livello. Serve un bacino di utenti stimato in 596.971 cittadini, registra oltre 23 mila accessi di pronto soccorso ed ha registrato, nell’ultimo anno, l’indice medio di complessità, in ogni disciplina, più alto della media regionale. Inoltre, i tassi di occupazione dei posti letto, per ciascuna unità, sono superiori al 90 percento, segno che l’ospedale manifesta una forte attrazione”. La Vicari ha chiesto al Ministero della Salute “una verifica dei criteri oggettivi di qualità applicati dall’assessorato regionale Salute nel redigere la rete ospedaliera. Questi sono l’unica garanzia di sicurezza per la salute dei cittadini”. La senatrice continua: “Colgo positivamente l’impegno dell’onorevole Culotta per l’ospedale di Cefalù ma le chiedo di concentrare gli sforzi non per un’interlocuzione con il Ministero della Salute bensì con l’Assessorato regionale alla salute, organo competente e decisorio in materia”. E conclude: “Il Ministero assegna ad ogni Regione gli obiettivi spetta poi alla Sicilia decidere se realizzarli con tagli ai “nemici” o posti letto agli amici”.

Sessanta posti letto in meno, reparti chiusi di neurologia, oncologia, urologia, Utic e cardiologia e 150 dipendenti a rischio licenziamento all’Ospedale San Raffaele di Cefalù. A renderlo noto è Lorenzo Geraci, segretario generale della Cisl Fp Palermo Trapani, al termine dell’incontro con il direttore generale del nosocomio cefaludese, Vittorio Virgilio. Stamattina l’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, durante l’incontro con tutti i vertici delle aziende ospedaliere pubbliche e private, a cui ha preso anche parte il manager del San Raffaele, ha ufficializzato la drastica riduzione che interesserà il nosocomio. “Siamo di fronte – afferma Geraci – a un provvedimento di gravità inaudita che creerà serissimi danni all’utenza di mezza Sicilia. Il San Raffaele infatti è punto di riferimento non solo per la provincia di Palermo ma anche per quelle di Caltanissetta, Enna, Messina e Agrigento. La scure si abbatte oggi su 150 dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro e su migliaia di siciliani a cui verrà negato il diritto a una sanità d’eccellenza”. Sono previste mobilitazioni straordinarie per impedire che si attui il provvedimento. Lo annuncia il segretario generale della Cisl Fp Palermo Trapani: “Siamo pronti a una lotta senza tregua – dice – affinché si accendano i riflettori su questa decisione irragionevole e si comprenda la necessità di fare marcia indietro”.