urne

Seggi aperti in Sicilia dalle 8 alle 22 per le elezioni regionali. Sono circa quattro milioni e mezzo gli elettori chiamati alle urne. Si vota per eleggere eleggere i deputati del Parlamento, scesi da 90 a 70 a partire da questa legislatura. Cinque i candidati alla presidenza della Regione: Giancarlo Cancelleri del M5S, Claudio Fava della sinistra, Roberto La Rosa dei Siciliani liberi, Fabrizio Micari del centrosinistra e Nello Musumeci del centrodestra. Lo scrutinio inizierà domattina alle 8. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siciliano, ha votato per le regionali alle 9.35, nel seggio della scuola Giovanni XXIII-Piazzi a Palermo.

“A livello locale l’alleanza con Forza Italia funziona. Il centrodestra funziona e amministra bene in Lombardia, Veneto, Liguria e in centinaia di Comuni. Non capisco perché non farlo anche a livello nazionale”. Matteo Salvini, intervenendo a Coffee Break su La7, ha ribadito il proprio progetto di un’alleanza di centrodestra per le elezioni politiche nazionali, partendo da quello che accade già in molte amministrazioni locali. Sul tema del leader, però, il segretario della Lega ha detto che la cosa peggiore è continuare a fare dei nomi che vengono regolarmente accantonai a breve. “Prima di sapere chi sarà il centravanti – ha detto usando una metafora calcistica – credo che si voglia sapere che progetto abbiamo per i prossimi 20 anni. Chi sarà il portavoce lo decideranno poi gli elettori”. In tema di alleanze, comunque, Salvini ha lasciato una porta aperta al Movimento 5 stelle. “Non ritengo come dicono Renzi e Berlusconi – ha detto ad Andrea Pancani – che i 5 stelle siano un gruppo di pericolosi sovversivi, e in democrazia contano i voti che si prendono. A onor del vero a Roma dopo un anno di Raggi è un disastro e io non sono d’accordo sul reddito di cittadinanza, che è un reddito di immigrazione, ma dico che di certo non farò mai un’alleanza con Renzi’

“Credo che i problemi del dopo-terremoto confermino l’esigenza di sfruttare questo scorcio di legislatura per sbloccare una serie di misure, a partire dal riordino della Protezione civile”. Lo dice Pietro Grasso, presidente del Senato, in un’intervista al Corriere della Sera. Grasso dice che “La vita del governo di Paolo Gentiloni non e’ legata solo alla riforma del sistema elettorale” e aggiunge: “E come presidente del Senato mi debbo augurare che la legislatura duri fino al 2018 per approvare provvedimenti importanti”. Continua Grasso: “Il governo deve governare, e’ nella pienezza del potere. Stimo molto Gentiloni: ha grande esperienza e un buon carattere. Lavorera’ come capo del governo finche’ sara’ legittimato dal Parlamento e avra’ la sua fiducia. Le pressioni per andare alle urne sono piu’ nei retroscena. La posizione ufficiale del Pd e’ di andare al voto senza ansia e senza fretta. Io ho fiducia in Gentiloni. E comunque alla fine la decisione di sciogliere le Camere spetta al presidente della Repubblica”.

In democrazia vince la maggioranza. Numeri che decidono la bonta’ di un’idea e di un programma quando non anche di un candidato. E’ innegabile: il premier Matteo Renzi ha perso ma gli si riconosce il coraggio o forse l’incoscienza: ha puntato tutte le sue fiches su questa mano. Avra’ una rivincita? Forse. Intanto Renzi preannuncia le dimissioni in un discorso che ne conferma le capacita’ di politico di spessore. Cosa accadra’ adesso? L’alternativa a lui e al suo governo sono i famelici populismi di Grillo da una parte e di Salvini dall’altra. Il centrodestra sta cercando ancora se stesso nei pressi dell’ombelico di Berlusconi, il Pd presentera’ il conto al suo segretario-premier. Un panorama inquietante che non lascia presagire nulla di buono. La speculazione finanziaria e’ dietro l’angolo. Positiva la partecipazione al voto, da dimenticare la tracotanza di una campagna referendaria violenta e volgare. La Costituzione rimane invariata. Anche il Cnel e il Senato: gli italiani hanno voluto cosi. Evviva l’Italia, evviva gli italiani.

L’affluenza alle urne per il referendum costituzionale rilevata dal Viminale alle 19 in 5.486 dei 7.998 seggi aperti in Italia è pari al 57,26% degli aventi diritto. Nella maggior parte delle regioni del nord e del centro, l’affluenza alle ore 19 supera il 60%.

La disaffezione degli italiani nei confronti della politica e il progressivo allontanamento dalle urne é un trend che si consolida e che é cresciuto progressivamente e stabilmente: nel caso delle comunali, alle ultime consultazioni la percentuale dei votanti é scesa di quasi 12 punti (di 11,9) rispetto al 2010. In 20 anni il numero dei potenziali elettori è aumentato del 4,5%, passando da 48,5 milioni a 50,7 milioni ma, nello stesso periodo, il numero delle persone che ha deciso di esercitare il proprio diritto di voto è diminuito del 18,7%, passando da 35,6 milioni a 29 milioni. I dati dell’Istat sono relativi agli elettori e votanti nel 1994 e nel 2014. Restringendo il campo alle elezioni comunali l’Istituto di statistica ha messo a confronto i risultati di 5 anni (dal 2010 al 2014) da cui emerge la progressiva riduzione del numero dei cittadini che si è recato a votare, recuperata solo in parte nell’ultimo anno.