La democrazia diretta è vera democrazia

Sono passate solo poche ore dal referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea ed è un risultato che in molti ancora non hanno digerito, per le conseguenze più o meno prevedibili che scatenerà. Ma, in modo parallelo, si è sviluppato un dibattito sulla legittimità di un giudizio espresso direttamente dal popolo piuttosto che dai suoi legittimi rappresentanti. Democrazia diretta o democrazia rappresentativa? Quando è utile la prima e quando la seconda? In quali contesti e su quali decisioni coinvolgere la base elettorale, facendovi ricorso, e scavalcando di fatto la classe politica? Alla base di questa riflessione la circostanza per la quale sembrerebbe che a decidere in favore della Brexit sarebbero stati i cittadini meno istruiti e consapevoli. Ma i voti non dovrebbero essere tutti uguali e avere tutti lo stesso valore, quello del contadino e quello del professore universitario, quello della sarta e quello della donna manager? O vogliamo far votare solo chi ha soldi e istruzione? La democrazia rappresentativa – piaccia o no – è o dovrebbe essere una emanazione di quella diretta. Più fedele sarà alla volontà popolare, più sarà democratica. A meno che non si diffidi del popolo, e allora il discorso cambia. Non sarà, infatti, che dietro questa querelle si nasconde una insofferenza nei confronti della democrazia tout court? Perché se cosi fosse non sarebbe inutile ricordare il pensiero di un signore di quelle parti, Winston Churchill ‘è stato detto che la democrazia è la peggiore forma di governo, eccezione fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora’. Chi la critica, si presenti, cortesemente, con un modello migliore.

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