McKinsey: Nelle economie ricche i figli più poveri dei padri. L’Italia maglia nera

I figli più poveri dei padri. Accade negli anni Duemila e non si verificava dal Dopoguerra. La fotografia è contenuta nel Rapporto McKinsey “Poorer than their parents? Flat or falling incomes in advanced economies (Più poveri dei loro genitori? Una nuova prospettiva sull’ineguaglianza dei redditi). Lo studio ha preso in esame le 25 economie più ricche del pianeta (l’Occidente) assieme al Giappone. Ne è emerso un quadro generale di redditi stagnanti o decrescenti nelle economie avanzate. Gli anni peggiori sono compresi tra il 2005 e il 2014. Al termine di questo decennio tra 540 e 580 milioni di persone si ritrovano con redditi che non salgono, o addirittura in calo rispetto agli anni precedenti. Non era mai accaduto nei 60 anni precedenti. Tra il 1993 e la prima metà degli Anni 2000, il fenomeno interessava solo 10 milioni di persone. Il dato peggiore del periodo messo sotto osservazione da McKinsey spetta all’Italia, dove in queste condizioni vive il 97% delle famiglie. L’Italia è seguita dagli Stati Uniti (81%), dove però la riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e politiche di welfare più incisive hanno dato dei risultati. Al terzo posto ci sono Gran Bretagna e Olanda (70%) e al quarto si trova la Francia (63). Si vive meglio in Svezia (20%) dove l’intervento pubblico per ridurre le disuguaglianze o per dare potere di spesa alle famiglie ha dato dei risultati. Nello studio McKinsey c’è una riflessione sui giovani, la prima generazione che sta peggio dei genitori da decenni. “I lavoratori giovani e quelli meno istruiti sono colpiti più duramente. Rischiano di finire la loro vita più poveri dei loro padri e delle loro madri”, si legge nel rapporto.

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