Nomine Rai, compensi e piano per il rilancio dell’azienda. Carlo Freccero ne parla in un’intervista al Corriere della Sera. Su chi sostiene che il dg della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, sarebbe politicamente sotto attacco: “I segnali sono molti – osserva Freccero, componente del Cda dell’azienda di viale Mazzini – Per esempio, la pronuncia dell’Istat nell’ottobre scorso che colloca la Rai nell’ambito della pubblica amministrazione”. E su una Rai che sarebbe anti-renziana : “Io penso che il direttore generale abbia ceduto, con la politica, sulle nomine per i tg. Io capisco che il Tg1 sia, per esempio, una sorta di Messa cantata. Ma e’ bene che ci siano anche spazi aperti al confronto: ed e’ cio’ che ha fatto Campo Dall’Orto”. Domani è prevista l’audizione del Cda in commissione Vigilanza dove si parlerà di anticorruzione, informazione e tetto ai compensi. “Da amministratore dell’azienda e non da massmediologo o da teorico della tv, diro’ una cosa veramente importante alla Vigilanza, cioe’ al Parlamento”, dichiara Freccero, “cioe’ che il tetto ai compensi significa “far passare l’azienda da un sistema pubblico-privato, finanziato da canone e pubblicita’, a un sistema solo pubblico sorretto unicamente dal canone. Cioe’ puntare a una Rai destinata a uscire dal mercato, non piu’ interessata a produrre audience”. Per Freccero questo punto in particolare c’entra con Campo dall’Orto, “perche’ questa Rai sarebbe in aperta contraddizione con l’attuale condizione del direttore generale, che e’ un amministratore delegato di una vera azienda destinata alla competizione sul mercato. Il tetto solo apparentemente genera risparmio: in realta’ distrugge economicamente la Rai perche’ taglia via le risorse pubblicitarie”. Aggiunge l’autore televisivo e direttore in passato di palinsesti Rai e Mediaset: “Io sono d’accordo col ruolo pedagogico dell’azienda ma il messaggio deve essere destinato al pubblico piu vasto possibile, garantito dal sistema pubblico privato”.





