Il populismo fa prevalere la comunicazione sulla politica e la blocca

Una politica a favore di telecamera, il trionfo della comunicazione ai danni della politica, della mediazione, del compromesso, del dialogo. I leader politici che non possono mollare la presa di un centimetro per non perdere un punto percentuale nei sondaggi interni, e il teatrino della politica ripete la sua scena all’infinito, con un pubblico sempre attento e sempre annoiato. Lo stallo in cui si trova il Paese é anche un effetto del prevalere delle logiche populistiche e della comunicazione che le sostiene. Non conta ciò che si fa ma solo ciò che si comunica e il modo in cui lo si comunica. Una lotta tra duri e puri, tra chi deve sostenere il peso della propria coerenza e delle promesse lanciate in campagna elettorale. I veti, i diktat, gli ultimatum, questo sono e non altro: la prevalenza degli attributi sulla capacità di sintesi. Assistiamo, inermi, alla continua ‘dichiarazia’ (dal titolo del bel saggio di Mario Portanova. edizioni Bur Rizzoli) dei politici, alla loro ineluttabile propensione alle dichiarazioni, ai commenti, alle riflessioni, a favore di telecamera. Il dire conta più di tutto il resto, il fare non porta consensi e crea problemi. Il populismo cerca il consenso sull’emozione e per questo basta la parola ad effetto, lo slogan, la minaccia, l’aut aut. I fatti non servono più anche perché, in tempo di fake news, possono sempre essere artatamente smentiti. Non formare un governo porta più consensi che formarne uno.

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