Antitrust

“Sono profondamente convinta che la crescita delle disuguaglianze sia la questione numero uno con la quale le istituzioni e la politica devono confrontarsi”. Lo ha affermato la presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenendo a Montecitorio alla presentazione della Relazione annuale dell’Antitrust. “Invece il tema fatica ad imporsi – ha sostenuto – rimane sempre un po’ sfocato, all’angolo, come se tutto il resto avesse la precedenza”. In questo senso, ha rilevato Boldrini, “torna alla mente il richiamo di Adriano Olivetti al rapporto che sempre dovrebbe esserci tra i compensi dei vertici aziendali e la retribuzione dei dipendenti: ‘Nessun dirigente, neanche il più alto in grado’ diceva ‘deve guadagnare più di 10 volte l’ammontare del salario minimo’”. La presidente ha ricordato che “sono di appena pochi mesi fa i significativi dati del rapporto Oxfam: per arrivare alla ricchezza della metà povera del pianeta, l’anno scorso ci volevano i 62 più ricchi del mondo. Ora bastano i primi 8. Una grande concentrazione in pochissime mani”. Per questo basta ricordare che “la retribuzione odierna dei top manager negli Usa e in Europa ormai vale 500 volte il salario medio degli operai: 10 milioni di euro l’anno contro 20mila. Oggi Olivetti farebbe la figura di un sognatore fuori dal tempo. E invece aveva visto lungo”. Per Boldrini “oggi Olivetti farebbe la figura di un sognatore fuori dal tempo. E invece aveva visto lungo: aveva capito, molto prima di altri, quali rischi fossero inclusi in un modello capitalistico privo di freni. Perché questo rapporto fa bene a poche persone, ma fa male alla società”.

“La post-verita’ in politica e’ uno dei ‘driver’ del populismo ed e’ una minaccia per le nostre democrazie. Siamo arrivati a un bivio: dobbiamo scegliere se lasciare Internet cosi’ com’e’, il selvaggio West, o se servono regole che tengano conto di come la comunicazione sia cambiata. Ritengo che abbiamo bisogno di fissare tali regole e questo e’ il ruolo del settore pubblico”. Lo afferma il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, in un’intervista al Financial Times in edicola oggi.
Il “codice di condotta” che la Commissione europea ha istituito lo scorso 31 maggio assieme a Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft, “puo’ diventare uno strumento importante” non solo per combattere la radicalizzazione online e i discorsi di odio illegali in rete, ma anche la diffusione delle notizie false, il fenomeno delle cosiddette “fake news”. Lo ribadisce un portavoce della Commissione europea, dopo che in un’intervista sul Financial Times il capo dell’antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella ha proposto l’istituzione di una “rete indipendente di agenzie nazionali” a livello Ue per combattere il fenomeno delle bufale online. Recentemente, ha ricordato il portavoce, la commissaria competente Vera Jourova aveva sottolineato che “le ultime settimane e mesi hanno mostrato che le societa’ che gestiscono i social media devono essere all’altezza del ruolo importante che svolgono, accettando la loro quota di responsabilita’” per quanto viene diffuso in rete, in particolare su questioni come “la radicalizzazione online, i discorsi di odio illegali e le notizie false”. Secondo Jourova, perche’ diventi uno strumento davvero efficace occorre pero’ che tali societa’ di internet “investano di piu'”. Il codice di condotta prevede che ci sia una regolare valutazione della realizzazione degli impegni presi. La prima di queste e’ stata fornita da un gruppo di 12 Ong all’inizio di questo mese. Ne risulta che in 6 settimane le autorita’ nazionali dei paesi Ue hanno ricevuto 600 notifiche “a rischio” per radicalizzazione, false notizie o discorsi di odio. Di queste, 316 hanno portato all’apertura di casi per arrivare a 163 rimozioni, pari a una media Ue del 28,2%. Le percentuali variano pero’ molto da paese a paese: se in Germania e Francia hanno superato il 50%, l’Italia e’ il fanalino di coda con solo il 4% di profili rimossi.

La Commissione europea ha inviato una comunicazione a Facebook per aver fornito informazioni inesatte o fuorvianti nel corso del 2014, nel corso dell’indagine della stessa Commissione sull’acquisizione di WhatsApp, in merito al regolamento Ue sulle concentrazioni. La Commissione ritiene in via preliminare che, contrariamente alle affermazioni di Facebook, la possibilità tecnica di corrispondenza automatica tra utenti WhatsApp e utenti Facebook ci fosse già nel 2014. Facebook ha ora ora fino al 31 gennaio 2017 per rispondere alla comunicazione degli addebiti. Il commissario Margrethe Vestager, responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “Le aziende hanno l’obbligo di fornire informazioni precise alla commissione nel corso indagini sulle concentrazioni, e devono prendere sul serio tale obbligo. In questo caso specifico, Facebook ci ha dato informazioni errate o fuorvianti durante le indagini l’acquisizione di WhatsApp. Facebook ha ora la possibilità di rispondere”.

A seguito dell’indagine settoriale sul commercio elettronico, la Commissione europea ha elaborato una relazione preliminare in cui conferma la rapida crescita del commercio elettronico nell’Ue e individua le pratiche commerciali che rischiano di incidere sulla concorrenza e limitare le scelte dei consumatori. Margrethe Vestager, Commissaria europea responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “Il commercio elettronico e’ diventato importante per i consumatori e incide fortemente sulle attivita’ e sulle strategie aziendali. Le imprese devono essere libere di determinare le proprie strategie di vendita online. Al tempo stesso, le autorita’ antitrust devono garantire che non vengano attuate pratiche commerciali anticoncorrenziali tali da impedire ai consumatori europei di beneficiare appieno dei vantaggi offerti dal commercio elettronico in termini di maggiore scelta e prezzi piu’ bassi.” La Commissione ha avviato un’indagine settoriale sul commercio elettronico nel maggio 2015 nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale. Una delle componenti principali della strategia per il mercato unico digitale consiste nel migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e ai servizi. L’indagine settoriale completa le proposte legislative della Commissione al riguardo. L’obiettivo dell’indagine settoriale e’ consentire alla Commissione di individuare eventuali problemi di concorrenza sui mercati europei del commercio elettronico. Nel corso dell’indagine, la Commissione ha raccolto i dati di circa 1800 imprese che effettuano il commercio elettronico di beni di consumo e di contenuti digitali e ha esaminato circa 8000 contratti di distribuzione. La relazione preliminare pubblicata oggi illustra i primi risultati della Commissione su tali questioni. La relazione mette in evidenza le pratiche commerciali che possono sollevare problemi sotto il profilo della concorrenza. La Commissione puo’ avviare indagini specifiche sui singoli casi, al fine di assicurare il rispetto delle norme dell’UE in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante.

Maggiore vigilanza su Editoria, e-commerce, ultra banda. Lo annuncia Giovanni, Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, che oggi ha presentato al Parlamento la relazione annuale dell’Authority. Nell’editoria, per operazioni di concentrazione, 9 procedimenti sono stati chiusi nel periodo 1° gennaio 2015-8 giugno 2016. Soltanto nel 2015 sono state approfondite 7 operazioni di concentrazione, “il numero più alto degli ultimi dodici anni”, afferma Pitruzzella, che vede profondi cambiamenti anche “in conseguenza dei grandi cambiamenti tecnologici ed economici in atto”. Sempre da gennaio ad oggi, sono state somministrate sanzioni per 433 milioni di euro, di cui 71 milioni per la tutela dei consumatori con un incremento del 63% e del 137% rispetto al periodo 2014-2015. Il presidente, tra gli alti argomenti toccati, ha puntato i riflettori su Telecom ed Enel e sulla concorrenza riguardo alle nuove reti di telecomunicazioni in fibra. “Viviamo una fase caratterizzata da un notevole dinamismo”, ha spiegato. E, riferendosi a Enel: “E’ nato un nuovo operatore che ha lo scopo di realizzare una vasta rete in fibra e che ha annunciato investimenti per 2,5 miliardi di euro”, ha continuato il numero uno dell’Antitrust, non dimenticando che Telecom ha un piano di investimenti in fibra ottica 3,6 miliardi. “L’autorità della concorrenza continuerà vigilare”, ha detto Pitruzzella, affinché non si creino vantaggi sfruttando forme di “sussidio incrociato”. L’Antitrust ha puntato il dito anche sull’e-commerce, sostenendo che è “Un faro di innovazione e di crescita” dove però “l’Italia è ancora in ritardo”. Nel 2015, un consumatore su quattro ha acquistato beni o servizi online e soltanto il 6,7% delle imprese italiane ha venduto sul web.