Antonio Di Pietro

“Io e Beppe Grillo siamo stati entrambi aiutati nelle nostre prime esperienze politiche di comunicazione di massa da Casaleggio. Era una persona estremamente competente nel campo dell’informazione. Ha visto l’errore che ho fatto io e non l’ha fatto fare a Beppe Grillo”. Così Antonio Di Pietro è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.”L’esperienza con l’Italia dei Valori – continua – è stata fondamentale per Casaleggio e quindi anche per il Movimento Cinque Stelle, perché io dalla sera alla mattina mi sono ritrovato ad avere un consenso incredibile, ero arrivato al 10%, avevo la necessità di costruire una classe dirigente e feci la scelta di trovare sul territorio persone che avevano già fatto politica. Così ho trovato tante persone perbene, ma anche tanti faccendieri. Avendo visto la mia esperienza, Casaleggio ha consigliato Grillo dicendogli che chi aveva già fatto politica in altri partiti non poteva iscriversi al Movimento Cinque Stelle”.

“Dell’Utri ha detto di essere un prigioniero politico? Si, vabbe’. Stara’ poco bene sul piano fisico, ma e’ un detenuto per reati comuni gravissimi passati in giudicato. E’ una persona anziana, sta scontando il carcere, e’ stata condannata per reati gravissimi di mafia, sta scontando una pena non perche’ lo hanno condannato politicamente, ma perche’ e’ stato ritenuto colpevole di reati specifici. Non dobbiamo pensare che chi sta in prigione resta senza cure”. Lo dice Antonio Di Pietro intervistato da Radio Cusano campus.

“I magistrati non devono fare politica perche’ non sono capaci. Non siamo abituati a quel modo di operare. Anche Di Pietro, un giorno, mi disse che era pentito”. Lo ha detto Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm, intervenendo a ‘Parole di Giustizia’, la kermesse su giustizia, diritti e democrazia in corso alla Spezia, organizzata dal Comune della Spezia e dall’Associazione studi giuridici Giuseppe Borre’. Davigo e’ intervenuto a un dibattito sul tema ‘La giurisprudenza al tempo della crisi: c’e’ un populismo penale?’.La frizione tra politica e magistratura e’ inevitabile. Gli esempi sono tanti, come quando la politica fa norme che non possono essere applicate e poi colpevolizza la giustizia. E’ assurdo pretendere che i magistrati facciano cose e prendano provvedimenti che vanno contro i principi solo per fare un piacere alla politica del momento”. Al problema della sicurezza spesso si risponde con politiche di rassicurazione, ma i soldati nelle strade non servono a niente, il controllo del territorio non si fa mettendo le guardie ma conoscendo quello che avviene sul territorio”. Lo ha detto Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, intervenendo a ‘Parole di Giustizia’, la kermesse su giustizia, diritti e democrazia in corso alla Spezia. “La paura in questo Paese e’ stata deliberatamente alimentata senza che le statistiche avessero dato un contenuto di veridicita’. Mediamente i tg di prima serata dedicano il 45% del loro tempo alle notizie date in maniera allarmistica” ha affermato Davigo.

Antonio Di Pietro interviene sulla delicata materia dei magistrati impegnati in politica. L’impegno diretto in politica di magistrati ha, per molti, connotato lo scontro tra due poteri e confermato come il vuoto politico e di credibilità della classe dirigente sia stato in parte colmato da magistrati, forti di una autorevolezza che solo negli ultimi anni hanno perso per le pessime prestazioni offerte nel governo della cosa pubblica da alcuni suoi rappresentanti. Di fatto, nel nostro Paese negli ultimi decenni si é registrato un boom di presenze, in politica, di magistrati. Lo stesso Di Pietro ne é un autorevole esempio. ‘Dico si ai Pm in politica – spiega l’ex ministro Antonio Di Pietro – ma dicano addio alla toga’. Cosi su ‘Il Dubbio’. ‘Io penso che anche un arbitro possa fare il giocatore se sa ben giocare. Ma poi é bene che non torni a fare l’arbitro. Io ho preferito dimettermi e solo dopo due anni e mezzo sono entrato in politica. Farsi aiutare da persone terze e professionalmente qualificate che esistono in magistratura e nelle altre professioni – avvocati, ingegneri, giornalisti, ragionieri – rappresenta un valore aggiunto per l’attività politica che si vuole portare avanti e come tale va rispettato’.