armi

“La nostra è una legislazione che ha quasi 90 anni, che è stata modificata anche con le esperienze tragiche dei tempi del terrorismo ed è una delle più stringenti d’Europa ma un’arma è sempre un’arma. Bisogna essere sani soprattuto di mente, saperla usare e non avere precedenti. Riteniamo che i capisaldi della nostra legislazione siano corretti”. Lo dice all’Adnkronos il presidente dell’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili Stefano Fiocchi, all’indomani dell’approvazione della riforma della legittima difesa e della presentazione da parte di 70 senatori della Lega di una proposta di legge per facilitare l’acquisto di armi per la difesa personale. Quanto alla proposta di legge, si tratta di “un’iniziativa di cui non so i contenuti”, chiarisce. “In ogni caso, chiunque non abbia precedenti, abbia l’idoneità al titolo e l’idoneità psicofisica può comprare una pistola e tenersela in casa”, continua. “La nostra è sicuramente una delle legislazioni più restrittive tant’è che quando c’è stato il recepimento delle direttive europee la legislazione italiana non ha subito grandi alterazioni – aggiunge – riteniamo per questo che i tre requisisti per l’acquisto di un’arma non potranno essere modificati”, aggiunge. Anche perché il recepimento da parte dell’Italia della normativa europea, spiega, non consente di andare oltre i tre capisaldi. Quanto alla riforma sulla legittima difesa, Fiocchi sottolinea: “Ha due grossi cardini: la difesa è sempre legittima e ha corretto un’altra stortura, il risarcimento del danno”. “Per quanto riguarda la vendita di armi e munizioni non cambia nulla”, aggiunge. “Non abbiamo registrato alcun aumento delle vendite ma questo lo avevo sempre detto, anche perché la legge sulla legittima difesa non modifica la modalità di acquisto delle armi”, conclude.

Dura replica di Teheran al discorso pronunciato ieri dal presidente Usa, Donald Trump, al summit arabo-islamico-americano che si è svolto in Arabia Saudita, storica rivale della Repubblica islamica in Medio Oriente. Il governo iraniano, riferendosi all’accordo per 110 miliardi di dollari che gli Usa hanno siglato con la monarchia del Golfo, ha accusato Washington di vendere armi a “pericolosi terroristi”. “Con le sue politiche ostili l’America sta rivitalizzando i terroristi nella regione”, ha sottolineato Qassemi. Le parole pronunciate da Trump, ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, citato dall’agenzia di stampa Irna, contribuiscono alla diffusione dell'”iranofobia” nella regione. Ieri Trump ha rivolto un appello a “tutte le nazioni” perché isolino l’Iran, un Paese che, secondo il leader Usa, “dal Libano all’Iraq e allo Yemen” arma e addestra “i terroristi ed altri gruppi estremisti che diffondono distruzione e caos nella regione”. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha subito replicato con sarcasmo su Twitter. “Tra tutti i posti possibili, il presidente Usa usa questo bastione di democrazia e moderazione (l’Arabia Saudita, ndr) per attaccare l’Iran dopo le sue elezioni democratiche. Ma è politica estera o mungitura di 480 miliardi dollari dall’Arabia Saudita?”, ha dichiarato il capo della diplomazia di Teheran, riferendosi al valore totale degli accordi siglati tra i due Paesi.

Il presidente americano Donald Trump partecipera’ alla conferenza annuale della NRA, la National Rifle Association. La notizia arriva con un tweet. Questa volta a darla e’ proprio la lobby delle armi dal suo account ufficiale. Era dal 1983 che un presidente mancava da quel palco; l’ultimo fu Ronald Reagan. Per il tycoon non e’ la prima volta. Anche l’anno scorso, infatti, a Louisville, in Kentucky, l’allora candidato repubblicano aveva tenuto un discorso in assemblea, assicurandosi subito l’appoggio della potente lobby. In quella occasione, come durante tutta la campagna elettorale, Trump aveva difeso il Secondo Emendamento, cioe’ l’articolo della Costituzione che garantisce il diritto a possedere armi, accusando l’avversaria democratica Hillary Clinton di volerlo invece cancellare, in quanto favorevole a misure che regolino il possesso di armi. Il suo ritorno, il prossimo 28 aprile ad Atlanta, e’ sicuramente anche un modo di fare breccia sulla sua base, in un momento in cui la sua popolarita’, intorno al 35%, e’ ai minimi. Molti sostenitori infatti l’accusano di tradire alcune delle piu’ importanti promesse elettorali, come quella di “America First”, che sottintendeva un freno all’interventismo militare in politica estera, e quella di una linea dura senza compromessi con la Cina. A tutto cio’ si aggiunge, poi, la recente marginalizzazione del fedelissimo e controverso consigliere Steve Bannon, poco gradita dagli esponenti della “alt-right”, la destra alternativa.