Beppe Grillo

“Sarò impegnato con molti altri nel nostro World tour. Farò tutte le tappe europee. Cercheremo di spiegare ai cittadini all’estero perché questa riforma non li farà più tornare a casa, che rischi comporta per la corruzione e inviteremo anche i cittadini e le istituzioni europee ad assistere ai nostri incontri”. Lo ha annunciato, in una intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio spiegando la campagna per il No al referendum del Movimento 5 Stelle. “Esiste anche un altro tour”, aggiunge Di Maio, che è quello che viene lanciato oggi sul blog di Beppe Grillo: “Un tour sui treni dei pendolari che vede coinvolti tutti i nostri parlamentari”. “Se vince il Sì perdiamo un diritto, quello di votare i senatori e si creerà un rischio, quello di avere tanti casi Albertini”, spiega, “ossia tanti senatori che ottengono l’immunità per opinioni espresse da amministratori”. Con il No, invece, “vince la possibilità di cambiare il Paese, possiamo dare uno schiaffo alla vecchia politica che ci ha governato e che ora si identifica con il Pd”. Il rinvio della consultazione? “Alfano ha provato a rinviare la data perché hanno paura, Renzi ha dovuto mettere una pezza”.

“Per riformare l’Italia, Renzi dovrebbe dimettersi”. E’ il titolo di una analisi, firmata dallo storico argentino Pierpaolo Barbieri e pubblicata dal Wall Street Journal nella pagina delle ‘Opinioni’, in cui l’autore, enunciando un paradosso, afferma: “Vinca o perda il referendum di dicembre, il primo ministro dovrebbe ricordare agli elettori che vale la pena tenerlo”. Barbieri, direttore esecutivo di Greenmantle, societa’ di consulenza e analisi macroeconomica e geopolitica, e consulente presso l’Institute for New Economic Thinking ed il Berggruen Institute of Governance, parte dall’appello di Obama affinche’ il premier resti in carica indipendentemente dal risultato del 4 dicembre affermando che al contrario “dovrebbe dimettersi in ogni caso”. Dopo aver illustrato il contenuto della proposta di referendum costituzionale, Barbieri osserva che “gli oppositori sono molti” e tra questi elenca Mario Monti, Beppe Grillo e Massimo D’Alema che pero’ “non sono uniti da una avversione per la proposta messa al voto ma piuttosto da una profonda antipatia per Renzi”. “Nessun dubbio che ci voglia del tempo per apprezzare il giovane ed esuberante riformista. Ma le riforme del lavoro, dell’economia e del sistema giudiziario che il suo governo ha approvato dal suo arrivo al potere sono la cosa piu’ vicina ad una profonda riforma strutturale cui l’Italia sia mai arrivata da decenni. Qualcosa che ricorda la ‘agenda 2010’ che nel 2004 ha trasformato la Germania da ‘malato d’Europa’ alla potenza economica che e’ oggi” scrive Barbieri sul Wsj. Osservando che “il pasticcio fatto dal M5S con la giunta a Roma serve a ricordare che quello di governare non e’ un lavoro per dilettanti”. Barbieri poi afferma, portando una serie di motivazioni, che “l’Italia ha bisogno di Renzi” e che “anche l’Europa ha bisogno di Renzi” prima di sostenere che “paradossalmente e’ per questo che Renzi dovrebbe annunciare l’intenzione di dimettersi indipendentemente dal risultato del referendum”, un modo per “cristallizzare negli elettori il fatto che la scelta e’ tra riforme e stasi”. Barbieri conclude che “molti osservatori stranieri guardano con trepidazione” al referendum ipotizzando, in caso di vittoria del no, “la fine del riformismo in Italia”. “Ma non necessariamente e’ cosi’. Rendendo chiaro che intende dimettersi comunque vada, Renzi puo’ indebolire chi lo critica e alla fine rafforzare la sua posizione. In America un prsidente puo’ ‘resistere ancora un po” solo conquistando un secondo mandato. In Italia un primo ministro riformista per resistere deve, temporaneamente, lasciare”.

Andare avanti, da “leoni”, nella “rivoluzione” della Capitale, nonostante tutti siano “contro”. Restare con i piedi ben piantati per terra, sui territori, ad ascoltare i cittadini, per tradurre le loro richieste in atti amministrativi. Suona cosi’ l’invito che Beppe Grillo rivolge alla squadra M5S del Campidoglio riunita nella Sala delle Bandiere di Palazzo Senatorio. Davanti al leader dei pentastellati, in tarda mattinata, ci sono i consiglieri comunali di maggioranza, Virginia Raggi e il vicesindaco Daniele Frongia. A tutti loro Grillo rivolge parole di sostegno e incoraggiamento: “Virginia e’ una macchina da guerra, voi consiglieri siete perfetti. Stiamo crescendo e i romani ci sostengono sempre di piu'”. Gli altri – sostiene il comico genovese con la sua consueta verve – “ce li abbiamo tutti contro, e’ una meraviglia, ma siamo dei leoni. Siete il Movimento cinque stelle, state rivoluzionando la citta’. Non fermatevi!”. Poi, l’esortazione a concentrarsi sulla “politica sul territorio, che e’ la piu’ importante, la politica di serie A. Dobbiamo sempre ascoltare i cittadini – afferma – e trasformare loro richieste in atti”. Per molti eletti e’ il primo faccia a faccia con il cofondatore del movimento, per Virginia Raggi no. Dopo il leader a Cinque Stelle e’ lei a prendere la parola: “Stiamo pensando al contingente ma lavorando nella direzione del cambiamento. E siamo gia’ su quella strada. Certo ci sono le emergenze, eredita’ del passato, ma non ci spaventano. E di certo non ci fermeranno”. Tra i temi concreti si parla di Atac. Grillo sostiene la prima cittadina nell’opposizione con tutti i mezzi all’ipotesi commissariamento (avanzata ieri da un odg bipartisan votato in Senato). “L’Atac non si tocca perche’ e’ dei cittadini – la promessa della sindaca – Se vogliono la guerra, la guerra avranno”. Il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefano annuncia per la prossima settimana l’approdo in Aula di “una mozione che va in direzione esattamente opposta a quella dell’odg, contro l’ipotesi del commissariamento e la privatizzazione. Sottolineeremo anche le responsabilita’ delle passate amministrazioni su Atac e delineeremo il futuro dell’azienda”. Beppe Grillo attacca a testa bassa su Mafia Capitale e punta il dito contro il Partito Democratici reo della “devastazione” di Roma.

“Saro’ pronto a discutere del taglio dell’indennita’ ai parlamentari quando Grillo avra’ restituito meta’ dei soldi pubblici presi dalla Rai, attualizzati in euro”. Lo dichiara Gianfranco Librandi, deputato del gruppo Civici e Innovatori. “Con quei soldi pubblici -aggiunge- incomparabilmente maggiori di quelli che ricevono i parlamentari, Grillo si e’ costruito la popolarita’ che usa contro la politica e contro le istituzioni. I suoi spettacoli di ieri, finanziati con il canone pagato dai cittadini, sono stati l’allenamento per i suoi comizi demagogici di oggi. Io non vivo di politica, ma amo la politica e apprezzo i politici di valore. Grillo smetta di fare il giullare sulla pelle delle istituzioni democratiche italiane che gli assicurano anche la liberta’ di insultarle. Restituisca lui i soldi pubblici, tutti e subito, poi ne parliamo”.

E’ la prova che il direttorio del M5S ha fallito il suo compito. Ora la strategia é quella dell’unita’ e della condivisione; tutti sullo stesso piano. E’ questo il senso, secondo quanto viene riferito da fonti M5S, degli incontri che proseguono a ritmo serrato alla Camera, tra i deputati 5 Stelle, Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Secondo quanto viene riferito, Grillo ha chiesto ai numerosi esponenti pentastellati, incontrati finora per gruppi tematici, di raccontare le loro idee e di spiegare quanto fatto finora. Confronti anche piu’ lunghi del previsto (i tempi si sono allungati fino al tardo pomeriggio) e nel corso dei quali sia Grillo sia Casaleggio hanno ascoltato e preso appunti scritti. Incontri tematici, ognuno per la propria competenza e per la commissione parlamentare di appartenenza, come si facevano – viene sottolineato negli ambienti del Movimento – fino a due anni fa. Fino al momento in cui, viene ricordato, erano diventati quasi di routine e a tenerli a Roma, a cadenza mensile, era Gianroberto Casaleggio, cofondatore di M5S. Se ne occupava lui soprattutto, e in genere non era accompagnato da Grillo. Poi a causa della malattia, Gianroberto aveva dovuto diradare i suoi incontri romani che poi cessarono del tutto. Anche per questo nacque il Direttorio, il 28 novembre 2014, oltre che per far fronte ad un Movimento sempre piu’ in espansione. Oggi la novita’ politica sta anche qui: nel superamento di fatto, senza ancora un azzeramento formale, di un Direttorio a 5 che non ha saputo gestire l’evoluzione di M5S. Grillo ha deciso insieme a Davide di ritornare allo spirito originario dei 5 Stelle, a quel Movimento che decide in Assemblea senza delegare a gruppi ristretti che, secondo alcuni, facevano somigliare i pentastellati sempre di piu’ ad un partito. Per questo l’orientamento sara’ di tornare a Roma – Grillo e Casaleggio jr – almeno una volta al mese, per fare il punto sui programmi e per ricreare quel clima di armonia che ancora non e’ stato ritrovato interamente. Al termine della girandola di incontri, Casaleggio ripartira’ per Milano mentre Grillo dovrebbe ripartire domani mattina diretto a Genova.

“Se devo fare il capo politico lo farò. Io ci sono a tempo pieno. Voglio vincere le elezioni e dimostrare che possiamo governare Torino, Roma, Livorno…anche con gli sbagli che abbiamo fatto”, Così ieri Beppe Grillo dal palco di Palermo nella prima giornata del raduno nazionale Italia 5 Stelle, che ha aperto la nuova fase del movimento pentastellato scegliendo la Sicilia dove l’anno prossimo si terranno le amministrative a Palermo e le elezioni regionali. “Ebbene sì, sono rientrato – ha detto il leader M5S – Avevo fatto un piccolo passo indietro ma sì, sono rientrato. Gianroberto Casaleggio ci manca ma io sono rientrato”. Al raduno presenti migliaia di attivisti e i parlamentari nazionali. Roberto Fico, presidente della commissione Vigilanza Rai, nel commentare la crisi vissuta dal Movimento a Roma ha detto: “Non ci si puo’ nascondere dietro a un dito, ci sono state difficolta’, ma che si possono trasformare in grandi opportunita’, se metabolizzate, sedimentate e comprese bene per andare avanti. Speriamo che l’assessore al Bilancio di Roma arrivi subito, che sia una persona capace per migliorare la vita dei cittadini romani e attuare il nostro programma. L’ipotesi di togliere il simbolo alla Raggi non c’e’ mai stata”. E sul futuro politico: “Il prossimo anno ci presenteremo in Sicilia e saremo la prima regione a 5 Stelle in Italia”, ha concluso Fico.

“Aspettiamo, tanto si autoelimina da solo”. Lo ha detto il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, rispondendo a Palermo durante la festa nazionale Italia 5 Stelle, alla domanda su cosa deve fare il Movimento 5 Stelle per vincere alle regionali in Sicilia – previste nel 2017 – contro una eventuale ricandidatura del Governatore, Rosario Crocetta.

“La parola democrazia non significa piu’ niente con un parlamento non eletto”. Lo ha detto Beppe Grillo. “La Costituzione e” stata scritta nel ’48, nel ’48 l’80 per cento delle persone non aveva neanche la licenza elementare. I laureati erano al 3 per cento oggi siamo al 40 per cento circa. Hanno scritto una Costituzione di 9.369 parole – ha proseguito Grillo -, l’hanno divisa in 480 periodi, ogni periodo di 19,6 parole, sotto le 20, perche’ hanno detto: tanto bisogna renderla semplice, fruibile e capibile. Sotto le 20 parole a periodo. Ed oggi questa Costituzione sorregge un sistema di leggi assolutamente incomprensibile, che ogni periodo e” mediamente da 120 a 200 parole a periodo. E’ la complessita’ della politica. E” fatto apposta per cui tu non debba capire con dentro frodi semantiche”.