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Topi nella sala mensa del penitenziario di San Cataldo, a Caltanissetta. A denunciarlo e’ il sindacato autonomo Sappe. “Ci si dovrebbe vergognare per come viene lasciato allo sbando il personale di polizia penitenziaria, in condizioni insalubri, indecenti e vergognose: e invece non sembra fregare a nessuno il degrado nel quale lavorano e mangiano gli agenti nel carcere di S. Cataldo”, dice Lillo Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del Sappe. “A tutela della salute del personale e di tutti coloro che usufruiscono della mensa, abbiamo chiesto l’immediata chiusura dei locali per la necessaria disinfestazione – aggiunge – Pare infatti che nonostante l’avvistamento dell’animale indesiderato e dopo l’eliminazione dello stesso, i locali e la mensa sono stati tenuti regolarmente aperti e contestualmente preparati i pasti”. Il sindacato fa sapere che ieri gli agenti “sono stati costretti a rifiutare la consumazione del pasto a tutela della propria salute”. “E’ una situazione assurda, che non può essere ulteriormente trascurata – sottolinea il segretario generale del Sappe, Donato Capece – Il degrado del carcere di S. Cataldo e’ vergognoso”

“Dobbiamo pensare anche che la sua morte, cosi’ come quella di Provenzano, accendera’ di nuovo dei problemi all’interno di Cosa nostra per la loro successione, perche’ se sono ancora valide quelle regole, finche’ un capo e’ vivo anche se e’ in carcere non viene sostituito”. Cosi’, al Tg regione Sicilia, il presidente del Senato, Pietro Grasso, in merito alla morte del boss Toto’ Riina.

“L’apertura” del carcere “di Pianosa e’ una scelta politica. Posso dire che individuare istituti carcerari distanti dai posti in cui hanno svolto la loro attivita’ criminale e’ importante”. Lo ha affermato il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Maurizio De Lucia, nel corso dell’audizione in commissione bicamerale Antimafia. “Sassari – spiega De Lucia – e’ la struttura nata per ospitare i detenuti al 41bis, l’unica davvero” che garantisce il regime speciale. “Su Cagliari aspettiamo l’apertura. Se noi avessimo un’alta sicurezza che funzioni, avremmo una popolazione” al 41 bis, “molto minore”.

Ancora un suicidio in un carcere. E’ accaduto, la notte scorsa, nella casa circondariale di Caltanissetta. E’ il quarto detenuto che si uccide in pochi giorni, dopo le morti registrate nei tre penitenziari di Napoli Poggioreale, Bologna e Regina Coeli, a Roma. A togliersi la vita, impiccandosi, uno straniero di 30 anni, di nazionalita’ egiziana. Lo rende noto il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che torna a denunciare la crescente tensione nelle carceri italiane. “L’uomo si e’ impiccato nella cella stanotte – spiega Lillo Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del Sappe -. Era arrivato a Caltanissetta dal carcere di San Cataldo, dove si era reso protagonista di piu’ eventi che avevano turbato l’ordine e la sicurezza interna. Proprio ieri gli era stata negata l’estradizione al suo Paese, ma non e’ accertato che questo possa avere attinenza con il grave gesto di cui si e’ reso responsabile. Sappiamo che ha lasciato un messaggio, ma e’ massimo il riserbo sui contenuti”. “Quattro detenuti suicidi in una settimana – aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe – sono il segno tangibile di come i problemi sociali e umani permangono nelle carceri del Paese, nonostante l’attenzione e la vigilanza del personale di Polizia Penitenziaria, spesso lasciato solo a gestire queste situazioni di emergenza”. Il Sappe torna a evidenziare che il 31 gennaio scorso erano detenute in Italia 55.381 persone, tremila in piu’ dello stesso giorno del 2016 (52.475). Dei presenti, il 34% (18.825) sono stranieri. “Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati gli eventi critici in carcere”, sottolinea Capece -. Nel 2016 ci sono stati 39 suicidi di detenuti, 1.011 tentati suicidi, 8.586 atti di autolesionismo, 6.552 colluttazioni e 949 ferimenti”.

“Il suicidio avvenuto nel carcere di Regina Coeli del 22enne evaso da una Rems deve fare riflettere sulla necessità di voltare decisamente pagina rispetto al binomio ‘pena-misura di sicurezza’ e all’inafferrabile criterio della ‘pericolosità sociale’. Si muore in carcere, perché si “evade” da una misura di sicurezza che non dovrebbe esistere. La battaglia, sacrosanta, contro gli Opg che dopo la loro chiusura ha spostato l’attenzione su quanto avviene delle Rems, deve ora lasciare il posto a un più deciso intervento di riforma, che abroghi le misure di sicurezza. Sono queste infatti lo strumento attraverso il quale il malato psichiatrico continua a essere oggetto di segregazione ed esclusione sociale. La sfida, che come Radicali Italiani lanciamo alla politica italiana, è quella di restituire pienamente la psichiatria al suo ruolo di cura, spezzando ogni legame che la renda strumento delle paure o delle tentazioni “autoritarie” dello Stato”. Lo comunica, in una nota, Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani.

In fase di realizzazione il docufilm sulla vita di Totò Cuffaro. Lo ha realizzato il regista Marco Gallo. Titolo del docufilm: “1768 giorni”. Uscirà entro l’anno. Il trailer disponibile già nelle prossime ore. La pellicola avrà come temi centrali la carriera politica, la detenzione in carcere, il suo impegno per i detenuti e quello umanitario in Africa.

“Il percorso di radicalizzazione oggi si sviluppa soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri da un lato, nella rete web dall’altro. Lavorare sulle carceri e sul web e’ uno dei compiti principali nell’attivita’ di prevenzione alla quale gli esperti ci sollecitano: prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Cosi’ il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier sottolinea un dato che era già chiaramente percepito e che ora viene confermato dalle indagini e dai riscontri effettuati: il fenomeno del proselitismo, per quanto riguarda la causa jihadista, interessa il web e il mondo carcerario. Alla attività di repressione, fondamentale nella lotta al terrorismo, viene cosi affiancata e potenziata quella della prevenzione.

Il governo di Amazonas, nel Brasile settentrionale, corregge il numero dei morti nella sommossa del carcere Anisio Jobim di Manaus: le vittime tra i detenuti sono ‘almeno 60’, e non 50 come era stato detto. Lo afferma il segretario di Pubblica sicurezza Sergio Fontes che ha definito l’episodio ‘il maggior massacro del sistema carcerario di Amazonas’. Sei detenuti sono stati decapitati. All’origine della ribellione una rissa tra gang rivali, la Familia do Norte e il Primeiro Comando da Capital.

Se sei un giornalista e diffami un politico o un magistrato, puoi finire in carcere e restarci fino a 9 anni. Lo stabilisce l’articolo 3 del disegno di legge che tratta le violenze e le minacce rivolte agli amministratori pubblici. La norma del provvedimento (n. 1932-A), prima firmataria Doris Lo Moro (Pd), e’ stata approvata il 3 maggio scorso dalla commissione Giustizia del Senato. Contrario soltanto il senatore di “Idea” Carlo Giovanardi, che l’ha definita ‘norma pro Casta’. Ora all’esame dell’Aula, con l’articolo 3 si introduce nel codice penale l’articolo ‘339 bis’ che aumenta le condanne ‘da un terzo alla metà’ quando il fatto viene commesso ai danni di un componente di un corpo politico, amministrativo o giudiziario che compie il suo lavoro. La norma contempla diversi reati, tra cui la diffamazione (art.595), le lesioni personali (art.582), la violenza privata (art.610) e la minaccia (art.612).