Charlie Hebdo

“Prima di tutto è assurdo prendersela con la satira”. Parole di Giorgio Forattini, che non condivide la scelta del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, di querelare per diffamazione aggravata Charlie Hebdo. “Anche se in quel caso non si tratta propriamente di satira – dice all’AdnKronos il noto disegnatore – ma di un voluto insulto all’Italia, sono battutacce criticabili”. A giudizio di Forattini, “il caso non merita considerazione nazionale. Si tratta di un giornale che fa sempre meno cose buone, mi basta non comprarlo per non sentirmi insultato da questo umorismo becero”.

Il Comune di Amatrice ha depositato la denuncia-querela relativa alla vicenda delle vignette pubblicate dal periodico satirico francese Charlie Hebdo. Il caso era esploso il 2 settembre, quando Charlie Hebdo aveva pubblicato due vignette sulle vittime del terremoto in centro Italia. “Sisma all’italiana: penne al pomodoro, penne al gratin, lasagne” era la didascalia a corredo di un disegno che mostrava due superstiti insanguinati e feriti, accostati rispettivamente alle penne al pomodoro (il sangue) e al gratin (le ferite), e una pila di morti sepolti da macerie, in un’immagine che ricorda gli strati delle lasagne. La vignetta, firmata dal vignettista Felix, aveva scatenato moltissime reazioni negative sui social network. Ma il settimanale aveva risposto alle polemiche con una seconda vignetta. Nel disegno si vedeva un uomo ancora vivo ma ferito in mezzo alle macerie. A commento la scritta: “Italiani, non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia”. Già allora il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, aveva criticato duramente le vignette ed espresso la volontà di sporgere querela. “La satira è una cosa e l’insulto alla comunità è un’altra. A tutto c’è un limite. Sono esterrefatto”, aveva detto Pirozzi. Oggi la conferma che la querela per diffamazione aggravata è stata presentata in procura. Il sindaco ha ritenuto che fosse una cosa doverosa nei confronti delle tante vittime – spiega a LaPresse l’avvocato del Comune Mario Cicchetti -. Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale. Gli estremi per una querela ci sono anche perché la diffamazione è un reato previsto anche dalla Francia. La satira è un diritto inviolabile ma deve essere limitata dal vincolo della contingenza mentre queste vignette sono un’aggressione gratuita alla sfera morale delle vittime. Inoltre la competenza territoriale è italiana in quanto quello contestato è un reato cosiddetto di ‘evento’, quindi che si verifica non al momento della pubblicazione ma con la sua ‘percezione'”.

La polemica delle vignette di Charlie Hebdo sul sisma non accennano a placarsi. I vignettisti francesi hanno alluso alla mafia per le opere di ricostruzione, dopo avere accostato Amatrice e i suoi morti ai vari tipi di pasta italiana. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano non ha celato il suo disappunto “Noi abbiamo pianto i loro morti, loro hanno riso dei nostri”:  “Usando la loro satira – ha aggiunto – avrei un suggerimento su dove devono infilare la loro matita”. Il dibattito sui limiti della satira, sulla libertà dell’espressione del pensiero e sul rispetto dei morti non é di certo un capitolo chiuso

“Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne”, questa la vignetta pubblicata dall’ultimo numero di Charlie Hebdo. Vi si mostrano vittime del sisma sporche di sangue. L’ultima, (“lasagne”), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta.

Charlie Hebdo e i suoi giornalisti di nuovo nel mirino di terroristi. Secondo il giornale Le Parisien un’inchiesta è stata aperta il 22 giugno, nella massima discrezione, per “minacce di morte” ricevute dal giornale satirico francese sulla sua pagina Facebook. Si tratta di messaggi “estremamente minacciosi” che lasciano intendere che i membri della redazione potrebbero essere nuovamente bersagli dei terroristi. Inoltre anche “una lettera con minacce simili è stata inviata alla redazione del giornale”, confida una persona vicina alle indagini, che sono concentrate su “un periodo di tempo molto breve, tre o quattro giorni, verso metà giugno”. La direzione del giornale ha sporto denuncia. “Si parla chiaramente di minacce di morte nei confronti di diversi membri della redazione”, spiega la fonte. La direzione del giornale intanto ha sporto denuncia contro ignoti: “Questo genere di cose non accadeva da qualche mese”, spiegano alla redazione, mentre la direzione di Charlie Hebdo ha preferito non esprimersi. Tutti i membri della redazione rientrano ancora in un programma di sicurezza rafforzata dal giorno dell’attentato contro la sede di Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015 nel corso della quale sono state assassinate 12 persone