D’Alema

“Il Pd e’ sempre di piu’ il Partito personale di Renzi e ha fatto un accordo a Roma sulla testa della Sicilia tanto e’ vero che qui Alfano ha avuto difficolta’ a farlo digerire ai suoi”. Lo ha affermato Massimo D’Alema, presidente della fondazione culturale Italiani Europei, al Municipio di Messina presentando la candidatura di Claudio Fava durante una convention di Mdp. “Alle elezioni politiche nazionali – ha aggiunto D’Alema – si votera’ con la legge proporzionale quindi non si prevedono accordi con alcuno. Ciascun partito si presentera’ con le sue idee, il suo programma considerato che la legge proporzionale non prevede coalizioni a meno che non la cambino”. “In Sicilia mi pare si sia confermata l’intesa tra Pd e Alfano – ha sottolineato D’Alema – e addirittura c’e’ un accordo per un vicepresidente del partito di Alfano. Il professore Micari ha rifiutato di incontrare Fava e di fare una proposta quindi non vedo in che modo si possa fare un accordo perche’ noi eravamo certamente disponibili a farlo nel Centrosinistra cosi’ come lo faremo in Lombardia, nel Lazio”.

“Non c’e’ nessuna discussione fra noi, ne’ fra noi e Pisapia. Noi siamo nati come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Campo progressista e’ nato come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Non facciamo un cartello elettorale: stiamo percorrendo una strada che ci porta a un nuovo soggetto politico: progressista, plurale, saldamente di centrosinistra, con un programma di centrosinistra che parlera’ di lavoro, sanita’, di pulizia morale…”. Cosi’ Pier Luigi Bersani sintetizza a Repubblica.it il progetto messo in campo da Articolo 1-Mdp e da Campo progressista. Alle elezioni ci sara’ una “lista unica che dira’ che non siamo solo una lista, ma stiamo avviandoci verso la costruzione di una forza politica progressista, aperta, plurale, saldamente di centrosinistra. Quando avverra’? Non ho l’orologio. Ma so che lo stiamo costruendo aprendoci, senza gelosie e solitudini”. Quanto al rapporto con Massimo D’Alema, Bersani taglia corto: “Io imparo dai giornali cosa ho fatto con D’Alema. Dopo di che bastava sentirlo D’Alema, la pensiamo esattamente alla stessa maniera”.

Mdp “vuole promuovere la fase costituente per la formazione di un centrosinistra per il cambiamento”. Lo ha detto Massimo D’Alema al termine di una riunione della direzione del partito. “Vogliamo farlo in modo aperto”, ha spiegato, dialogando “a Milano con Giuliano Pisapia e poi con tutti quelli che vorranno dare vita a una formazione politica, ad un movimento, che proponga una linea coraggiosa di cambiamento del Paese sulla lotta alla poverta’, sulla lotta per il lavoro e per dare una risposta ai grandi temi che per ora non hanno trovato soluzioni convincenti”, ha aggiunto.  Per D’Alema “il dato vero su cui riflettere oggi non sono le voci sulla legge elettorale ma quel che ha detto la Commissione europea prospettando anche per il 2018 l’Italia ultima nella classifica della crescita. E’ li’ – ha concluso – che bisogna dare risposte e noi vogliamo costruire una forza di cambiamento e di governo che dia le risposte necessarie”.

“Sosteniamo il Governo Gentiloni”. Lo ha detto Massimo D’Alema alla stampa, a margine di una iniziativa organizzata dagli esponenti toscani del Movimento dei democratici e progressisti al circolo Arci di San Bartolo a Centoia a Firenze. “I gruppi parlamentari di Mdp – ha aggiunto – presenteranno al presidente del Consiglio una indicazione di atti che riteniamo prioritari: prima di tutto le misure necessarie per correggere il Jobs Act, sulla base anche dei quesiti referendari proposti dalla Cgil; poi misure di lotta alla povertà”.

“Le elezioni sono previste nel 2018. Se Gentiloni vorrà votare prima lo deciderà lui”. Lo ha detto Matteo Renzi ieri a Fabio Fazio nella trasmissione “Che Tempo che fa”. Sulla scissione nel partito democratico l’ex segretario si è detto dispiaciuto “perché abbiamo fatto di tutto per evitare che chiunque se ne andasse ma abbiamo avuto l’impressione che fosse un disegno già scritto”. Per l’ex premier, un disegno “scritto, ideato e prodotto da Massimo D’Alema”. Ha aggiunto Renzi: “A D’Alema dico, non scappare, vieni, corri e vediamo chi ha più consenso e più voti”. E sulla legge elettorale: “Spero che il Parlamento faccia almeno una legge come il Mattarellum. Però io sono fuori. Ai parlamentari dico ‘tocca a voi per consentire ai cittadini di scegliere'”.

“Il Pd dovrebbe scegliere un leader che non ha fatto parte di un governo con Alfano e Renzi. Stimo Orlando ma era nel governo che ha fatto scelte discutibili e sbagliate anche se crede in cio’ che dice”. Lo ha detto Massimo D’Alema in un convegno a Brescia. “Le primarie con i gazebo – ha aggiunto – sono un sistema plebiscitario e manipolato, non hanno nulla a che vedere con la democrazia e la politica”.

Ai cronisti che gli chiedono se non sia ancora stato deciso nulla in merito alla scissione dal Pd, Massimo D’Alema risponde: “È domani l’assemblea. Bersani ha scritto una lettera a Renzi e se Renzi dirà ‘sono d’accordo’, andremo al congresso. Se Renzi telefona per dire che lui è d’accordo con quello che gli si propone, sicuramente questo apre un processo politico che porta verso un congresso nei tempi ordinari, normali. Se Renzi vuole tirare dritto per la sua strada è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza. Le cose sono chiarissime: la questione é nelle mani del segretario del nostro partito”, conclude D’Alema. “È stato chiesto – spiega – un congresso serio, vero. Ed è stata chiesta una agenda politica che metta al primo punto i problemi del paese e non una conta affrettata, un plebiscito che sia privo di contenuti. Siamo in attesa di una risposta”.

Vogliamo cercare di andare al di là delle convenzioni, gettando le maschere? La minoranza del Pd odia Renzi, lo considera un ‘diverso’, un uomo di potere che sta ultimando la mutazione del Pd: da partito di sinistra a partito di centro. La lotta é per la sua poltrona, l’ultima che gli é rimasta. Quella di Premier gliel’hanno tolta con la ‘scusa’ del referendum, sul quale l’ex sindaco ha puntato imprudentemente quasi tutte le sue fiches. Michele Emiliano, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi, questo vogliono: uccidere Renzi politicamente una volta e per tutte. In che modo farlo? Detronizzandolo da segretario del partito Democratico. Per fare questo, tutte le occasioni sono buone: il Congresso, usato in tempo utile per non ritornare al voto, la legge elettorale e i suoi tentativi di riforma, in primis la soppressione dei capilista sui quali Renzi piazzerebbe i suoi fedelissimi. Renzi, da parte sua, con l’arroganza e l’ambizione che lo contraddistingue, non ha accettato di buon grado la defenestrazione, e cerca di recuperare. Il tempo é un suo nemico: se ne passa troppo ci si dimenticherà di lui e gli assetti di potere si consolideranno a prescindere dalla sua sfera di influenza; se ne passa troppo poco non avrà il tempo di riorganizzarsi, dentro il partito e fuori da esso. In questo contesto é chiaro che la minoranza del Pd di fare la minoranza non vuole più saperne: o si libera di Renzi o si scinde dal partito. Per andare dove? Non importa, ma una occasione simile non l’avranno più. O si liberano di Matteo o non se lo toglieranno più dai piedi per i prossimi anni. PS: la minoranza del Pd odia Renzi, il suo dinamismo, la sua velocità, il suo cinismo, il suo non essere di sinistra.

“Quella che viene chiamata ‘la scissione’ e’ in realta’ il suo contrario. Vedere cioe’ se e’ possibile un processo costituente a partire dalla constatazione oggettiva che gli strumenti in campo non sono utili a questo”. Lo ha detto Massimo D’Alema durante un’iniziativa pubblica di Italianieuropei. Serve “un processo costituente e lo si avvia come in Europa con una coalizione di volenterosi, con un carattere aperto, perche’ i partiti sono diventati tutti delle macchine asfittiche”, ha detto D’Alema, ricordando che i Ds “avevano 650 mila iscritti. Poi ci siamo uniti per fare un partito piu’ grande e ora sono 180mila. Qualcosa non ha funzionato”. Ha aggiunto l’ex premier: “Bisogna avere il coraggio di rimettersi in cammino. Questo e’ il tema vero. Perche’ se si ha il coraggio di farlo, in questo paese c’e’ la capacita’ di reagire”.

“Io al capogruppo del Pd voglio bene, ma quando gli sento dire che la Consulta non ha intaccato l’impianto dell’Italicum resto sconcertato. Lo ha detto Massimo D’Alema all’iniziativa ‘Consenso per un nuovo centrosinistra’. E ha continuato: “Siamo passati dal maggioritario al proporzionale e dicono che è tutto uguale. Con queste premesse è difficile persino aprire un dibattito”. Ha aggiunto D’Alema: “Abbiamo il dovere di correre in soccorso di un gruppo dirigente che sembra aver smarrito il senso della ragione”.