“Per riformare l’Italia, Renzi dovrebbe dimettersi”. E’ il titolo di una analisi, firmata dallo storico argentino Pierpaolo Barbieri e pubblicata dal Wall Street Journal nella pagina delle ‘Opinioni’, in cui l’autore, enunciando un paradosso, afferma: “Vinca o perda il referendum di dicembre, il primo ministro dovrebbe ricordare agli elettori che vale la pena tenerlo”. Barbieri, direttore esecutivo di Greenmantle, societa’ di consulenza e analisi macroeconomica e geopolitica, e consulente presso l’Institute for New Economic Thinking ed il Berggruen Institute of Governance, parte dall’appello di Obama affinche’ il premier resti in carica indipendentemente dal risultato del 4 dicembre affermando che al contrario “dovrebbe dimettersi in ogni caso”. Dopo aver illustrato il contenuto della proposta di referendum costituzionale, Barbieri osserva che “gli oppositori sono molti” e tra questi elenca Mario Monti, Beppe Grillo e Massimo D’Alema che pero’ “non sono uniti da una avversione per la proposta messa al voto ma piuttosto da una profonda antipatia per Renzi”. “Nessun dubbio che ci voglia del tempo per apprezzare il giovane ed esuberante riformista. Ma le riforme del lavoro, dell’economia e del sistema giudiziario che il suo governo ha approvato dal suo arrivo al potere sono la cosa piu’ vicina ad una profonda riforma strutturale cui l’Italia sia mai arrivata da decenni. Qualcosa che ricorda la ‘agenda 2010’ che nel 2004 ha trasformato la Germania da ‘malato d’Europa’ alla potenza economica che e’ oggi” scrive Barbieri sul Wsj. Osservando che “il pasticcio fatto dal M5S con la giunta a Roma serve a ricordare che quello di governare non e’ un lavoro per dilettanti”. Barbieri poi afferma, portando una serie di motivazioni, che “l’Italia ha bisogno di Renzi” e che “anche l’Europa ha bisogno di Renzi” prima di sostenere che “paradossalmente e’ per questo che Renzi dovrebbe annunciare l’intenzione di dimettersi indipendentemente dal risultato del referendum”, un modo per “cristallizzare negli elettori il fatto che la scelta e’ tra riforme e stasi”. Barbieri conclude che “molti osservatori stranieri guardano con trepidazione” al referendum ipotizzando, in caso di vittoria del no, “la fine del riformismo in Italia”. “Ma non necessariamente e’ cosi’. Rendendo chiaro che intende dimettersi comunque vada, Renzi puo’ indebolire chi lo critica e alla fine rafforzare la sua posizione. In America un prsidente puo’ ‘resistere ancora un po” solo conquistando un secondo mandato. In Italia un primo ministro riformista per resistere deve, temporaneamente, lasciare”.