Europa

“Un’Italia piu’ consapevole. Con una maggiore consapevolezza che ci si salva tutti insieme”. Questo il Paese che il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha visto emergere nelle settimane seguite al referendum. Rivolgendo gli auguri di buon Natale agli italiani, dagli schermi di Rai Uno, il porporato ha sottolineato la funzione della Chiesa di “essere coscienza critica” e rispondendo a una domanda della conduttrice di A Sua Immagine, Lorena Bianchetti, ha assicurato che “la Chiesa crede nell’Europa unita”. “Se l’Europa esiste – ha ricordato il neo presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee – lo dobbiamo al Vangelo che ne e’ la radice piu’ profonda”. E dunque “l’Europa non deve avere paura di Cristo che rivela il vero volto di Dio”. In questo contesto, Bagnasco ha osservato che “l’egoismo fondamentale e’ l’avere paura degli altri e delle loro situazioni” mentre “non bisogna avere paura di stringere relazioni e rapporti con i nuovi arrivati nella nostra terra. Dobbiamo essere capaci di integrare, di diventare un popolo sempre piu’ grande, senza paura”. “Non debbono sentire l’Europa come pesante ma come madre e casa comune”. E per i cristiani portare la loro testimonianza non e’ arroganza o imposizione, ma offrire il meglio che ognuno di noi ha nel cuore”.

Che l’attentatore di Berlino “passeggiasse alle tre di notte a dieci minuti da Milano o è un matto o ha motivi per trovarsi in Italia. L’Italia e’ politicamente il ventre molle dell’Europa”. Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega Nord, in occasione di un presidio in piazza Primo Maggio a Sesto, dove è stato ucciso l’autore della strage in Germania. E questo “per un mix di politica, associazioni e false cooperative che permettono a centinaia di persone di fare quello che vogliono. Di terroristi ne bastano pochi. Su 500mila sbarcati in tre anni che garanzie abbiamo che non ce ne siano altri in altri luoghi d’Italia? Salvini ha lamentato anche “la complicità della stampa italiana che va a cercare gli alibi ai terroristi, dicendo che non sono bene integrati, non sono tutti la stessa cosa”.

La disoccupazione nell’area Ocse in ottobre e’ diminuita di 0,1 punti percentuali al 6,2% e risulta in calo di 1,9 punti rispetto al picco segnato nel gennaio 2013. Come precisa l’Ocse, nell’area che riunisce i 35 Paesi piu’ industrializzati, 38,8 milioni di persone sono senza lavoro, 10,2 milioni in meno rispetto al momento peggiore della crisi, nel gennaio 2013, ma pur sempre 6,2 milioni in piu’ rispetto all’aprile 2008, prima della crisi. La disoccupazione dei giovani (15-24anni) nell’area Ocse e’ invece rimasta stabile al 12,8%. Nel dettaglio, nell’Eurozona la disoccupazione complessiva in ottobre e’ calata di 0,1 punti al 9,8%, cioe’ 2,3 punti sotto il record dell’aprile 2013, nella Ue e’ scesa all’8,3% dall’8,4% e nel G7 risulta al 5,4% dal 5,5%. In Eurolandia, le flessioni piu’ marcate (0,2 punti) sono appannaggio di Austria (al 5,9%), Francia (9,7%), Irlanda (7,5%), Lettonia (9,5%) e Repubblica Slovacca (9,1%). In Germania la disoccupazione e’ calata di 0,1 al 4,1%. In Italia e’ diminuita all’11,6% dall’11,7% e sulla base delle statistiche disponibili si conferma il terzo peggior dato dell’area Ocse. Il tasso dei senza lavoro e’ rimasto stabile in Canada (7%) e Giappone (3%), mentre e’ calato in Messico (-0,3 al 3,6%) e negli Usa (-0,1 al 4,9%), dove in base alle indicazione di novembre e’ sceso ulteriormente (-0,3% al 4,6%). L’Islanda e’ il Paese con la minore disoccupazione (2,9%, stabile), mentre la maglia nera resta la Grecia con il 23,4% (in agosto, ultimo dato disponibile), preceduta dalla Spagna (19,2%, -0,1 punti). La disoccupazione dei giovani nell’area euro e’ rimasta stabile al 20,7%, cosi’ come nella Ue resta al 18,4% e nel G7 si conferma all’11,7%. L’Italia, per altro, segna un calo di 0,3 punti al 36,4%, mentre la Spagna, dopo cinque mesi consecutivi di flessione registra un aumento di 0,7 punti al 46,3%. Peggiora la situazione anche per i giovani francesi alla ricerca di un lavoro (+0,4 al 25,8%). In Germania la disoccupazione dei giovani e’ invece calata di 0,1 punti al 6,9%. Il dato piu’ pesante resta quello della Grecia (46,5%).

“I minori migranti attendono una risposta dagli stati membri dell’Ue, e sebbene la tutela dei loro diritti sia una questione articolata, la risposta è semplice: maggiore volontà politica. A tutti i minori, migranti inclusi, dovrebbero sempre essere garantiti i diritti sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, ma c’è un deficit di solidarietà e questo è inaccettabile”. Così Caterina Chinnici, co-fondatrice e co-presidente dell’intergruppo europarlamentare per i diritti dei minori, nell’intervento di ieri a Bruxelles al 10° Forum europeo sui diritti del fanciullo organizzato dalla Commissione Europea. I lavori, che proseguiranno anche oggi, si concentrano sul tema della protezione di bambini e adolescenti nell’ambito delle politiche sulla migrazione. “I bambini migranti sono portatori di diritti ai quali va data concretezza fin dal momento della prima accoglienza – ha aggiunto l’eurodeputata di S&D – e, per esempio, è a loro che deve essere attribuita priorità in materia di ricollocamento, ricongiungimento familiare e richieste di asilo”. Ha aggiunto Chinnici: “Il tempo per i bambini ha un valore diverso. Preoccupa il fatto che nella proposta di revisione del regolamento di Dublino non sia stata ascoltata la Corte europea di giustizia e sia quindi rimasto invariato il criterio di individuazione dello stato membro in cui va presentata la richiesta di asilo. Un criterio non in linea col principio del superiore interesse del minore e che continuerà a favorire la scomparsa di bambini e ragazzi, inevitabilmente esposti, così, al rischio di violenze, abusi e sfruttamento”. E ha continuato l’eurodeputata: “Occorre che i minori migranti, soprattutto quelli giunti in Europa senza familiari o altre persone che ne abbiano la responsabilità siano identificati con procedure non invasive ma comunque efficaci, altrimenti non è possibile proteggerli. E inoltre dobbiamo essere capaci di ascoltarli, dobbiamo conoscere la loro opinione prima di assumere decisioni destinate a dare un indirizzo al loro sviluppo e alla loro vita. Per rendere effettivi i loro diritti è certamente utile anche lo scambio di buone prassi, e l’Italia ne ha più di una, da ultima la legge sull’accoglienza dei minori migranti attualmente all’esame del Parlamento”. Per Chinnici: “L’intergruppo europarlamentare sui diritti dei minori fa da pungolo e da stimolo ma è al tempo stesso un alleato della Commissione Europea nelle azioni a tutela dei minori”.

Se vince il si’ al referendum “la priorita’ e’ aprire una stagione di cambiamento in Europa. Se vinciamo il referendum saremo il governo piu’ stabile in Europa”. Lo dice Matteo Renzi, nel corso di un video forum a La Stampa. Il referendum, dice Renzi ricorrendo a una metafora calcistica, “e’ l’assist perfetto. E’ il cross che ti mette da solo davanti al portiere e l’Italia ha l’occasione di entrare nel futuro. Io sono impegnato perche’ sulla base del cross il centravanti possa fare gol. Se la palla va in tribuna, ne parleremo. Ma sicuramente non staro’ a vivacchiare”.

Il presidente Usa Barack Obama oggi illustrera’ la sua visione della democrazia in un’era di crescente populismo globale, nel tentativo di tranquillizzare gli alleati europei, preoccupati per la presidenza di Donald Trump. Nel secondo giorno del suo tour d’addio europeo, Obama riprenderà un tema che ha già toccato ieri: “la frustrazione e la rabbia” di un elettorato che si sente lasciato indietro dalla rapida globalizzazione. “La lezione che ne traggo, penso si possano trarre molte lezione, ma forse una che vale per molti Paesi, è che dobbiamo affrontare questioni come le disuguaglianze” ha detto Obama. Il 55enne presidente uscente ha scelto la Grecia, “la culla della democrazia” per tenere un discorso sulle incertezze che hanno alimentato la crescita dei populismi. Trump è stato in grado entrare in contatto con “il timore della globalizzazione, il desiderio di mitigarne gli eccessi il sospetto nei confronti delle élite e delle istituzioni di governo” ha notato Obama. Il suo ultimo viaggio in Europa è tutto dedicato a rassicurare gli alleati preoccupati per la retorica anti-Nato, Pro-Brexit e filorussa della campagna elettorale di Trump. Obama ha sottolineato ieri che la Nato e l’Europa restano le fondamenta della politica estera Usa. Obama visiterà l’Acropoli prima di tenere il suo atteso discorso e di partire per Berlino dove verrà accolto dalle cancelliera Angela Merkel che ha descritto come “probabilmente il mio partner internazionale più vicino in questi otto anni”. A Berlino incontrerà anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il presidente francese Francois Hollande la premier britannica Theresa May.

“Quello degli americani è stato un voto contro le elites. Con Sanders non sarebbe accaduto. Sanders adombrava una rottura di sistema, non con il populismo ma con un programma”, e tuttavia “non so proprio se avrebbe potuto fermare la paura che è alla base del successo di Trump”. Lo afferma l’ex premier Romano Prodi in una intervista al Mattino. “Trump è stato rassicurante dopo il voto e keynesiano in economia. Il che suggerisce: attenzione a trarre conclusioni affrettate”, suggerisce Prodi. “Se Trump mettesse in atto le politiche minacciate in campagna elettorale – tasse, muri, espulsioni, fine della Nato – certo che si tornerebbe indietro. Ma, dico io, calma e gesso, vediamo prima quali sono le sue mosse – osserva -. Occorre un po’ di tempo prima di mettere a fuoco previsioni fondate. Per ora possiamo solo ribadire che hanno vinto la paura e l’insicurezza”. L’esito del voto è “una lezione che conferma quanto vado dicendo da tempo: avanza un populismo nuovo, non più solo di destra ma globale, alimentato dagli stessi nutrimenti in Usa e in Europa. Ad incrementarlo – spiega Prodi – contribuisce un’involuzione delle nostre società su questioni come la distribuzione del reddito, l’insicurezza di fronte alle immigrazioni non gestite in modo appropriato, i salari e il lavoro precari o inesistenti, il terrorismo, la finanziarizzazione dell’economia, la globalizzazione affrettata. Tutto ciò rende i sistemi democratici più fragili e vulnerabili di fronte a populismi alla Trump:  un populista dello stesso stampo degli altri europei, quindi è chiaro che quelli come lui gioiscano facendo a gara a mandargli le felicitazioni”.

“Sarò impegnato con molti altri nel nostro World tour. Farò tutte le tappe europee. Cercheremo di spiegare ai cittadini all’estero perché questa riforma non li farà più tornare a casa, che rischi comporta per la corruzione e inviteremo anche i cittadini e le istituzioni europee ad assistere ai nostri incontri”. Lo ha annunciato, in una intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio spiegando la campagna per il No al referendum del Movimento 5 Stelle. “Esiste anche un altro tour”, aggiunge Di Maio, che è quello che viene lanciato oggi sul blog di Beppe Grillo: “Un tour sui treni dei pendolari che vede coinvolti tutti i nostri parlamentari”. “Se vince il Sì perdiamo un diritto, quello di votare i senatori e si creerà un rischio, quello di avere tanti casi Albertini”, spiega, “ossia tanti senatori che ottengono l’immunità per opinioni espresse da amministratori”. Con il No, invece, “vince la possibilità di cambiare il Paese, possiamo dare uno schiaffo alla vecchia politica che ci ha governato e che ora si identifica con il Pd”. Il rinvio della consultazione? “Alfano ha provato a rinviare la data perché hanno paura, Renzi ha dovuto mettere una pezza”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sarà ricevuto oggi dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il premier Renzi e la moglie Agnese sono attesi intorno alle 9 del mattino (le 15 in Italia) alla Casa Bianca. Dopo la solenne cerimonia di benvenuto i due leader pronunceranno un discorso seguito da un incontro bilaterale e da una conferenza stampa congiunta (intorno alle 11.40, le 17.40 in Italia). Al centro dell’incontro di Renzi con Obama ci saranno le riforme, il futuro dell’Europa, la crescita economica, il terrorismo come annunciato dal portavoce della Casa Bianca Josh Earnest durante la conferenza stampa di presentazione della visita ufficiale del premier Renzi a Washington. “Ospitare una cerimonia come una visita ufficiale e una cena di Stato per celebrare la collaborazione, amicizia e alleanza è qualcosa che il presidente ha sentito come importante prima di concludere il suo mandato”, ha detto Earnest. Per gli Usa “l’Italia è da lungo tempo uno degli alleati più forti e vicini dell’America”. Lo dichiara Barack Obama in una intervista a La Repubblica, pubblicata nel giorno in cui il presidente del Consiglio Renzi è ricevuto alla Casa Bianca. Il presidente americano apprezza del premier italiano la “visione e le riforme ambiziose”, in particolare la sua consapevolezza riguardo al fatto che “Paesi come l’Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione”. E sull’incontro con il premier italiano, Obama afferma: “Matteo sa bene che il progresso deve essere ancora più veloce, e un tema centrale delle nostre discussioni sarà come i nostri Paesi possano continuare a lavorare insieme per creare più crescita e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Guardando al vecchio continente, dichiara il presidente degli Usa: “altri Paesi hanno adottato un approccio diverso. Credo che le misure di austerità abbiano contribuito al rallentamento della crescita in Europa. In certi paesi, abbiamo visto anni di stagnazione, che ha alimentato le frustrazioni economiche e le ansie che vediamo in tutto il continente, soprattutto tra i giovani che hanno più probabilità di essere disoccupati”.

“Affrontiamo i fatti: il progetto europeo e’ in difficolta’. Con la crescente minaccia del terrorismo, la crisi dei rifugiati, la crescita economica fiacca e la disoccupazione, le turbolenze sull’Europa sono senza precedenti. In aggiunta a tutto questo, il voto per la Brexit ha messo profondamente in discussione il significato stesso di Europa”. Ha inizio con questa ammissione una riflessione del primo ministro della Francia, Manuel Valls, sul futuro dell’Unione Europea, affidata a un articolo pubblicato sul “Financial Times”. Il Regno Unito, prosegue, dovra’ decidere se rimanere nel mercato unico; se lo fara’, “dovra’ continuare a garantire la liberta’ di circolazione di beni, capitali, servizi e persone”. Gli altri 27 paesi membri hanno due opzioni: “O ci arrendiamo e abbandoniamo il progetto europeo a una morte lenta ma certa oppure trasformiamo l’Ue”. La trasformazione, pero’, avverte, richiede un cambiamento di “stato d’animo”. “Abbiamo bisogno di definire meglio la nostra identita’, basata sui valori condivisi della liberta’, della tolleranza, della pace e dell’uguaglianza, inclusa quella tra uomini e donne, sulla base di una civilta’ e una cultura condivise e del concetto che abbiamo una responsabilita’ che va ben oltre le nostre frontiere. Credo fermamente che ci sia spazio per un patriottismo europeo che non nega ma rafforza quelli nazionali”. “Riaffermare la nostra identita significa anche fare i conti col fatto che ci sono dei confini: che l’Europa inizia e finisce da qualche parte”. Il capo di governo critica l’Ue per l’eccesso di regolamentazione e la esorta a concentrarsi sull’essenziale, a partire dalla difesa e dalla sicurezza, non solo nel proprio territorio ma anche nella vicina regione mediorientale. A questo proposito afferma: “L’Esercito francese sta gia’ facendo piu’ della sua parte: non puo’ essere per sempre l’esercito europeo di fatto”. Valls affronta, quindi, il tema della crescita economica, che non puo’ essere lasciato solo alla politica monetaria della Banca centrale europea; in particolare, chiede investimenti nell’innovazione digitale e ambientale e tutela per le nostre industrie. Non possiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa: ogni paese ha la propria storia, lingua e cultura. Ma possiamo costruire un’Europa sovrana, una federazione di Stati nazione, forte e orgogliosa. Non saremo la generazione che seppellira’ il progetto europeo”.