Europa

“Dopo liti, muri, fili spinati, contrasti, Brexit e il montare dei populismi, l’Europa ha bisogno di ripensarsi. Di darsi un nuovo orizzonte e una nuova prospettiva. Il successo delle celebrazioni dei Trattati di Roma segna un cambio di passo fondamentale. E’ il segno di una ritrovata volontà politica e di unità”. Così il sottosegretario alle Politiche europee, Sandro Gozi, a margine della conferenza “La France et l’Europe à la veille des élections” oggi a Parigi. “Il messaggio politico è stato quello di una Unione europea e di cittadini europei che vogliono stare insieme, consapevoli che questa è l’unica possibilità per contare nel mondo e per avere un’Europa sicura, capace di affrontare i temi della difesa, del sociale, dell’immigrazione. Ci sono leader e forze politiche contrari all’Europa unita. Il nostro interesse evidentemente non coincide con il loro. A noi serve un’Europa forte, capace di maggiore integrazione in certi settori. Capace di affrontare e risolvere problemi come quelli che riguardano il lavoro, l’ambiente, i diritti, l’immigrazione”, aggiunge. “Da Roma ripartiamo per quella che speriamo possa essere la svolta delle elezioni in Francia e Germania. Alle prossime presidenziali francesi, ad esempio, è fondamentale sostenere la sfida di Emmanuel Macron perché, come lui stesso ha affermato, non esiste un europeismo timido. L’Europa va difesa con forza. L’Europa è la soluzione, non il problema. Macron è il principale argine alla vittoria della Le Pen che significherebbe la fine dell’Unione Europea. Sarebbe un disastro di cui pareremmo le conseguenze sulla nostra pelle per generazioni”, conclude Gozi.

“La retorica di Erdogan mi lascia attonito. Ha distrutto in poco tempo e senza motivo gli obiettivi raggiunti in molti anni in termini di politica di integrazione. E per rimediare a questo danno ci vorranno anni”. Lo ha dichiarato il ministro tedesco dell’Economia, Wolfgang Schäuble, in un’intervista al Die Welt in cui ha accusato il presidente turco di aver danneggiato l’integrazione dei cittadini turchi che vivono in Germania con la sua “retorica aggressiva contro la Germania e il resto dell’Europa”. Schauble ha fatto riferimento alle reiterate accuse di “azioni naziste” lanciate dallo stesso Erdogan a Berlino e ad altri Paesi europei dopo che è stato vietato un raduno in diverse città di politici turchi a sostegno della riforma costituzionale voluta dal presidente. La riforma, destinata ad ampliare i poteri presidenziali, verrà sottoposta a referendum il prossimo 16 aprile.

“E’ importante quello che oggi assieme alla Ces diremo ai grandi dell’Europa, che, se non vuole morire, deve assolutamente cambiare. Deve diventare l’Europa che mette al centro il lavoro, lo sviluppo, l’occupazione, il welfare dei cittadini”. Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine dell’incontro delle tre confederazioni italiane con la segreteria della Ces, la confederazione europea dei sindacati, e i rappresentanti di delle organizzazioni dei lavoratori di alcuni Paesi europei nell’ambito delle celebrazioni per i 60 dei Trattati di Roma. “Questo è il mandato che noi affidiamo a loro – ha proseguito – e non vogliamo essere delusi come non vogliono essere delusi gli uomini e le donne convintamente europeiste, ma vogliono sentire un Europa vicina, un’Europa che si occupi dei problemi della gente. Credo che davanti agli attentati terroristici l’Europa debba essere ancora più forte e unita. L’Europa deve rispondere a tutto questo perché è fondamentale per l’equilibrio del mondo. E’ e deve essere costruttrice di pace, ma questo si può realizzare davvero solo se si iniziano a costruire gli Stati Uniti d’Europa, un’unica politica economica; un’unica politica di welfare; e anche un’unica politica che sappia rispondere agli attacchi terroristici”.

Domani Radicali Italiani celebrera’ il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. Il segretario Riccardo Magi, il tesoriere Michele Capano, la presidente Antonella Soldo, dirigenti e militanti di Radicali Italiani parteciperanno insieme a Emma Bonino alla Marcia per l’Europa, che alle ore 11 partira’ dalla Bocca della Verita’. I Radicali sfileranno dietro un grande striscione con la scritta “Europe First!”: il titolo della campagna di Radicali Italiani per il rilancio dell’integrazione europea. “Gli Stati Uniti d’Europa non sono un traguardo irraggiungibile per noi che non vogliamo un superstato federale, ma una federazione europea leggera. I nostri Stati nazionali presi singolarmente non contano piu’ nulla su scala globale, si tratta in primo luogo di trasferire all’Unione tutto cio’ che riguarda i rapporti col resto del mondo: controllo dei confini esterni, difesa e diplomazia. E poi di completare l’unione monetaria e il mercato interno, creando anche un mercato interno digitale”, spiegano Magi, Capano e Soldo. Igor Boni (Direzione nazionale Radicali Italiani) e Silvja Manzi (Coordinatrice Associazione radicale Adelaide Aglietta) sottolineano: “Domani non sara’ una semplice commemorazione; non festeggeremo solo quel che abbiamo conquistato ma dovra’ essere una nuova ripartenza per conquistare cio’ che ancora manca: gli Stati Uniti d’Europa. Vogliamo una politica estera e di difesa comune, un esercito comune, una politica sull’immigrazione e sulle frontiere comune, una politica fiscale comune, una politica ambientale e di utilizzo razionale delle risorse comune. Il solco oggi e’ tra chi vuole tornare ai nazionalismi e ai protezionismi che hanno causato nel recente passato 70 milioni di morti e chi vuole compiere il passo decisivo verso l’integrazione con l’obiettivo di far proseguire i 70 anni di pace anche in futuro. Lo stato federale europeo e’ l’unica alternativa, l’unico antidoto, all’espansionismo imperialista e violento di Putin e al nuovo isolazionismo americano guidato da Donald Trump. Domani marceremo fieri di essere da sempre europeisti e federalisti, consapevoli della responsabilita’ che abbiamo di fronte al futuro. Stati Uniti d’Europa subito!” Nel pomeriggio, alle ore 15.30, Radicali Italiani ed Emma Bonino parteciperanno come promotori alla mobilitazione “Not My Europe”, organizzata da numerose organizzazioni, sulla banchina sotto Castel S. Angelo dove una imponente installazione sul “Mar Tevere” riprodurra’ l’impatto delle politiche dei muri sulle persone in cerca di sicurezza in Europa. “L’immigrazione e’ una delle principali sfide del nostro tempo, che gli stati europei possono vincere solo facendo fronte comune, e affermando liberta’ e stato di diritto che sono alla base di una societa’ aperta e democratica”, dichiarano il segretario, il tesoriere e la presidente di Radicali Italiani.

L’Europa “sta vivendo un momento di difficolta’, ma proprio in questo si puo’ trovare l’opportunita’ di rilanciare un progetto che ha comunque regalato settant’anni di pace a mezzo miliardo di persone”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ai microfoni di “Manuale d’Europa”, settimanale di Rai Radio1. Per Tajani, l’incontro di Roma, in occasione dei 60 anni dei Trattati, deve essere “un momento di confronto puntando sulla sostanza per cominciare a lavorare ad un’Europa che puo’ essere anche a due velocita’, se a due velocita’ vuol dire avere un’avanguardia che prepara il terreno, penso per esempio a una difesa comune. Se invece due velocita’ vuol dire escludere la maggioranza dei Paesi, questo sarebbe un errore. Nell’ambito del Trattato si possono fare alcune cose per permettere all’Europa di andare avanti”.

“C’e’ una cosa che gli europei forse oggi vedono poco, cioe’ che questo e’ il posto migliore nel mondo dove vivere: per situazione economica, per la pace, per i diritti civili e sociali, anche per i diritti delle donne”. Lo ha affermato Federica Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, intervenendo al Quirinale alla celebrazione della Giornata internazionale della donna. “Credo che noi europei – ha proseguito Mogherini – dobbiamo ritrovare un po’ la consapevolezza della ricchezza che abbiamo e anche l’orgoglio di esserlo, perche’ tanta della pace che si sta cercando di costruire nel mondo viene dal lavoro di donne e uomini europei. Non c’e’ solo spazio, c’e’ bisogno di una forza tranquilla: credo che l’Europa sia diventata oggi una potenza indispensabile, insieme forza e capacita’ di prendersi cura. Noi europei abbiamo una cosa che altri nel resto del mondo hanno meno, sappiamo che nessuna crisi puo’ essere risolta solo con la forza”. “Noi donne – ha concluso l’Alta rappresentante dell’Unione – abbiamo un modo di negoziare che parte da una concezione diversa: per un uomo spesso il negoziato e’ arrivare ad un punto dove una parte vince e l’altra perde, per una donna un negoziato e’ trovare una soluzione con cui entrambe le parti trovano qualcosa di comune, una soluzione che unisca”.

L’America di Trump “non va verso protezionismo e isolazionismo ma verso una cosa antichissima che sara’ nuovissima, il mercantilismo”. E “anche la Germania e’ mercantilista”. Cosi’ Giulio Tremonti, ospite di Lucia Annunciata a ‘In mezz’ora’ su Rai Tre, spiega la presa di posizione di Angela Merkel per un’Europa a due velocita’. Per Tremonti, i trattati di Roma “erano era assolutamente perfetti” perche’ “secondo il principio di sussidiarieta’ di diceva uniamo il necessario per stare insieme ma lasciamo il resto ai singoli Stati”. Secondo l’ex ministro dell’Economia, bisognerebbe chiedere alla Merkel “a quale velocita’ e contro che cosa” dovrebbe cambiare l’Europa. Quanto all’Italia nel gruppo di testa, dice Trenonti, “i tedeschi dicono di no, non ci vogliono”. Per Tremonti oggi si apre una fase “sovranista”. “Credo che nello spirito dei tempi e nell’andamento della storia si apra una fase sovranista – dice – che non vuol dire chiudersi ma difendere quello che hai e valorizzarlo sull’esterno. Lo stanno facendo Usa e Germania, lo deve fare l’Italia. Non possiamo continuare a farci portar via la nostra roba”.

“Trova riscontro anche sul versante parlamentare il richiamo della cancelliera tedesca Angela Merkel ad una Europa futura a piu’ velocita’. Nello sforzo fin qui tentato di procedere in modo unanime, l’Unione si e’ impantanata in un immobilismo che l’ha allontanata dai suoi cittadini e l’ha esposta ai colpi sempre piu’ duri di chi vorrebbe smantellarla. È ora di prendere atto delle differenze: rispettandole, ma senza farsene condizionare”. Lo dichiara la presidente della Camera, Laura Boldrini. “È quello che abbiamo fatto come Presidenti di 15 assemblee elettive di 13 Stati Ue. Siamo partiti in 4, a Montecitorio, nel settembre 2015, e abbiamo allargato il consenso su una dichiarazione che indica nella maggiore integrazione europea la strada da percorrere. Siamo convinti che, alle critiche e al malcontento, si debba rispondere non indebolendo, ma rafforzando l’Europa. A condizione che questa Europa sappia comprendere i costi pesanti che l’austerita’ ha scaricato su milioni di famiglie, metta al centro gli obiettivi del lavoro e di uno sviluppo sostenibile, rafforzi la sua dimensione sociale. Un’Europa che vada verso un’Unione federale di Stati, l’unica che puo’ permettere al nostro continente di avere un ruolo nella competizione globale”, sottolinea. “Su questi temi non c’e’ consenso unanime tra i Presidenti di Parlamento, come ovviamente non c’e’ tra i governi. Sappiamo che le 15 firme sulla nostra Dichiarazione non aumenteranno, perche’ altri Presidenti di Parlamento non vogliono l’integrazione politica. Ma e’ essenziale che chi crede in un’Europa diversa possa costruirla. Dunque le due velocita’ esistono gia’, nei fatti. È di questo che si dovra’ parlare in occasione dell’imminente anniversario dei Trattati di Roma. Solo cosi’, solo indicando una credibile prospettiva futura, si potra’ sfuggire al rischio della celebrazione retorica”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ritiene possibile una Europa a più velocità in risposta alle sfide da affrontare e crede che questo concetto dovrebbe comparire anche nella dichiarazione in occasione del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, che si celebrerà a marzo in Italia. La cancelliera lo ha detto al termine del vertice dell’Ue a Malta. A riportare le dichiarazioni di Merkel è il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). La storia degli ultimi anni ha mostrato “che ci sarà anche una Ue a più velocità, che non sempre tutti i membri saranno allo stesso livello di integrazione”, ha affermato Merkel, sottolineando che il vertice si è svolto in uno “spirito di unità”. La discussione sul futuro dell’Europa è al centro dell’attenzione anche alla luce della futura uscita del Regno Unito dall’Ue.

Wall Street Journal: non e’ ancora il momento di scommettere contro l’eurozona

L’eurozona e’ riuscita difficoltosamente a sopravvivere a sette anni di crisi economico-finanziaria, e quasi certamente fara’ lo stesso nel 2017, scrive l’opinionista Simon Nixon sul “Wall Street Journal”.Di questi tempi, sottolinea Nixon, nessuno appare interessato alle buone notizie provenienti sul fronte economico dal Vecchio continente. Tra investitori e policy maker, “il dibattito e’ monopolizzato dai rischi politici e da come questi ultimi possano reinnescare la crisi del  debito dell’eurozona”. Nei circoli politici britannici, dove “la fine imminente dell’eurozona costituisce un articolo di fede sin dal momento della sua nascita”, il dibattito relativo ai rischi politici e’ divenuto via via piu’ acceso ed entusiastico dopo il referendum sulla “Brexit” della scorsa estate. I sostenitori dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, vittoriosi al referendum, sono convinti che la debolezza del progetto europeo forzera’ Bruxelles a un compromesso con Regno Unito durante i negoziati per il divorzio: si tratta di un argomento “dalla logica difficilmente comprensibile, che potrebbe essere basato soltanto su un auspicio”. Certo, ammette Nixon, “i rischi politici fronteggiati dall’Europa sono reali”, e la vittoria dei populisti in una delle elezioni politiche che si  terranno quest’anno getterebbe senza dubbio nel caos la politica comunitaria. Dopo gli shock del 2016, pero’, i rischi potenziali appaiono ad oggi “poco probabili”: in Francia, sottolinea l’opinionista, i sondaggi danno addirittura il Front National di Marine le Pen in ritirata. E se c’e’ una lezione trasmessa dagli eventi dello scorso anno, questa dovrebbe essere che “le economie sono piu’ resistenti di quanto si creda agli shock politici”. Gli ultimi indicatori macroeconomici confermano che nel Vecchio continente e’ in corso “una ripresa modesta, ma costante”, che dopo tre anni “potrebbe acquistare velocita’, trascinata da una maggiore spesa privata e pubblica e da un miglioramento del quadro globale, dai bassi tassi di interessa e dalla debolezza dell’euro”. L’ultimo dato relativo ai direttori agli acquisti del manifatturiero europeo e’ stato il migliore da maggio 2011, e quello relativo alla fiducia dei consumatori e’ ai massimi da marzo di quell’anno. la disoccupazione e’ in calo, e in Germania e’ ai minimi da dopoguerra: 4,1 per cento. La Spagna ha creato 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro dal 2013, e in Francia l’output industriale nel quarto trimestre del 2016 e’ stato assai superiore alle aspettative. in Italia, prosegue Nixon, il reddito disponibile aumenta al ritmo maggiore dal 2001, e molti economisti si preparano a rivedere al rialzo le stime di crescita dell’eurozona per quest’anno. Si tratta certo di una ripresa debole, se valutata sulla base degli standard storici: la maggior parte dei paesi dell’eurozona non vedranno espandersi la loro economia piu’ dell’1,5 per cento, e quel che e’ peggio, il loro tasso di crescita sostenibile a lungo termine appare ancora inferiore a causa dei gravi problemi demografici del Continente e dello scarso aumento della produttivita’. L’eurozona deve anche prestare attenzione al rischio di bolle alimentate dalla ripresa, che spingerebbero in altro l’inflazione troppo rapidamente. Per il momento, fortunatamente, non esistono segnali concreti in questo senso, e difficilmente la Banca centrale europea rivedra’ la sua politica espansiva nel 2017.