Europa

“Ieri ho ascoltato interventi molto appassionati e oggi leggo dei resoconti sui giornali parecchio piu’ drammatici”. Cosi’ il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene a Radio Anch’io. Per il capogruppo dem, c’e’ stata “un’apertura da parte di Renzi molto consistente, ha colto il punto” debole per la minoranza “che non e’ la riforma bensi’ la legge elettorale e, sulla possibilita’ di modificarla, ha fatto un’apertura piena”. “Sulla legge elettorale del futuro Senato il segretario ha proposto di adottare come testo base la proposta della minoranza, il ddl Chiti – Fornaro. Sull’Italicum ha fatto aperture molto chiare sulla possibilita’ di discutere, e quindi di modificare il ballottaggio, il premio di maggioranza alla lista, le modalita’ di scelta dei candidati, se con preferenze o con collegio uninominale”, aggiunge Zanda. Spiega poi il capogruppo del Pd al Senato: “Il Partito democratico non ha in Parlamento una maggioranza sufficiente per apportare modifiche all’Italicum, ecco il perche’ della commissione incaricata di esplorare la possibilita’ di trovare punti di accordo con le altre forze politiche. Se non si hanno i numeri in parlamento, se non si ha il 51 per cento dei voti, il metodo non puo’ che essere questo”. Del resto, ricorda Zanda, “durante la segreteria Bersani, ho fatto gia’ parte di una commissione incaricata di esplorare le intenzioni e le possibilita’ di cambiare il Porcellum” presso gli altri gruppi parlamentari. “Con Violante e Migliavacca” – gli altri componenti della commissione indicata da Bersani – “lavorammo per piu’ di un anno ma senza arrivare ad alcun risultato”. “Il metodo – insiste Zanda – non puo’ che essere il confronto”. E aggiunge: “Quella della minoranza e’ una discussione molto politica. Fatico a capire cosa sia possibile dare in piu’ per riportare a un’unita’ reale il Partito democratico”. Alla domanda sull’eventualita’ di una scissione, il presidente dei senatori del Pd risponde: “La considero una follia politica assoluta, sarebbe un danno per l’Italia e per l’Europa”. Per le questioni epocali che il mondo attraversa “come la grave crisi economica o i flussi migratori” e per “il peso che l’Italia ha in Europa e nel mondo, abbiamo assoluta necessita’ di stabilita’. E la stabilita’ del Paese, in questo momento, la garantisce solo il Pd”.

Massimo Cacciari, uno degli intellettuali di sinistra piu’ illuminati e meno inquadrabili, analizza in una intervista su La Repubblica il momento politico a livello europeo e lo fa con estrema sincerità, come ha sempre fatto. ‘Diciamo la verità: l’emergenza migranti genera paure legittime. Bisogna collocare questi fenomeni all’interno di una visione d’insieme. C’é un profondissimo disagio che vivono tutti i popoli e le nazioni europee: immigrazione ma anche crisi economica, disuguaglianze, La gente sta male a 360 gradi. I popoli europei hanno avuto una grande speranza nell’Europa. Serve una strategia di sistema e in sua assenza l’Europa naufraga perche’ dietro la paura dell’immigrazione c’é il non governo dell’immigrazione. I cittadini non si sentono governati, non sanno cosa fa chi li guida. Crolla l’auctoritas: da qui, legittimamente, la paura. Il vero deficit europeo é la mancanza di autorità. Il rischio non é il razzismo ma la dissoluzione dell’Europa’

L’Italia accetta la sfida lanciata da Barack Obama visto che “staremo sempre dalla parte della democrazia, dei valori, degli ideali, con la concretezza di chi ha il grande sogno di fare della politica un’attività nobile e concreta assumendosi in toto il senso di una sfida che dalle nostre parti chiamiamo umanità’. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, conclude cosi’ la sua due giorni alle Nazioni Unite, parlando dall’assemblea generale, l’ultimo capo di stato del primo giorno, con un discorso fortemente simbolico. Il premier cita il mito di Enea, come metafora dell’Italia di oggi. L’eroe infatti “si mette in viaggio con il padre sulle spalle, segno di una generazione che non ha paura delle proprie responsabilita’ e assicura al figlio Ascanio la possibilita’ di continuare a vivere e fondare la grande storia di Roma”. Ma soprattutto Enea e’ portatore di pietas, “quell’umanita’ che fa di una comunita’ una comunita’”. Certo, continua Renzi, il mondo e’ pieno di minacce (dal terrorismo, ai cambiamenti climatici fino alle catastrofi naturali come quella di Amatrice), ma l’Italia guarda al “futuro con speranza, seguendo la strada della speranza”.

La Commissione Ue mostra che l’Italia nel 2013 ha una delle quote di abbandono universitario più alte d’Europa (45%) e una delle più basse di laureati tra i 30 e i 34 anni. Lo scrive oggi il Corriere della Sera in un lungo articolo dedicato alla crescita e alla competizione del Paese. L’istruzione superiore “è arrivata alla crescita zero” e, per la prima volta dal 1945, “il numero di laureati disponibili per le imprese sta smettendo di crescere”. Aumentano i laureati italiani che lasciano il loro Paese d’origine per destinazioni più ambite in ambito lavorativo come Germania, Gran Bretagna e Svizzera. “In Francia e Germania la popolazione laureata aumenta ad un ritmo doppio rispetto a noi”, scrive il quotidiano. E l’Italia, è la riflessione, “sta vivendo un’esperienza che ne mette in pericolo il ruolo nella competizione dei prossimi decenni”.

“Dobbiamo investire e cercare di avere piu’ investimenti esteri in Europa e in Italia. Come farlo? Possiamo farlo aprendo i nostri mercati, aprendo le nostre professioni, tenendo il sistema finanziario in forma, solido e dando possibilita’ di investimento. C’e’ denaro disponibile, la politica monetaria da’ grande appoggio, gli interessi sono molto bassi, ma le imprese devono avere opportunita’. Non si tratta solo di piu’ denaro, non si tratta piu’ solo di limiti di bilancio, ma e’ necessario avere riforme strutturali per creare opportunita’ di impresa”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, intervistato a Cernobbio da Rainews 24.

Per gestire i flussi dei migranti “l’Europa ha abbandonato l’Italia” e “si è giocata gran parte del suo futuro”. Lo ha detto l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, a margine di un incontro al Meeting di Cl. “Sull’immigrazione l’Ue si è già giocato grande parte del suo futuro – ha spiegato Prodi -. Quando si pensa che la guerra di Libia sta durando più della Seconda Guerra mondiale, ci si rende conto dei ritardi che abbiamo”, mentre “su un problema così concentrato un’Europa unita avrebbe potuto costruire qualcosa di nuovo”. L’Europa, secondo il presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli “deve avere una politica unica”. Tra l’altro “l’immigrazione c’era prima delle guerre, ma prima era in qualche modo guidata, era un fenomeno gestito. Adesso con le guerre di Siria e Libia, si è creata la paura ed è diventata una tragedia”. L’emergenza della “Siria la Germania è riuscita in qualche modo a gestirla; ma l’Europa ha abbandonato l’Italia” dal momento che “adesso c’è un’unica via di transito non regolata”. Gli italiani hanno una “enorme responsabilità umana” di salvare vite umane “ma è un peso molto difficile sopportare”.

Due spettri si aggirano per l’Europa: Erdogan e l’Isis. Il ducetto turco imperversa e tiene sotto scacco i governi d’Occidente. E’ stato persino capace di organizzare un finto golpe per sbarazzarsi di avversari politici e della residua stampa libera locale. L’Unione Europea non sa come ‘prenderlo’ e ha persino dovuto versargli sei miliardi di euro per un accordo farlocco sull’immigrazione. La Turchia di Erdogan oggi e’ la spina nel fianco di una Ue ancora sotto choc per la Brexit. Sul fronte terrorismo l’Isis, quello made in Siria e quello in franchising dei lupi solitari, colpisce dove e quando vuole, e in questo caso i sistemi di intelligence rivelano tutta la propria fallacia. Se da una parte la diplomazia europea, neanche tanto spalleggiata da quella Usa, non riesce a mettere con le spalle al muro Erdogan, dall’altra i servizi segreti poco o nulla sono riusciti a fare per colpire al cuore le cellule terroristiche disseminate in Francia, in Belgio e chissa’ dove. In questo scenario a dir poco preoccupante spiccano da una parte Papa Francesco, impegnato a togliere agli attentati l’impronta di una guerra di religione, per farne solo uno scontro di civilta’, e dall’altra Putin, che si muove su piu’ tavoli e che sembra giocare un ruolo decisivo, sperando che alla fine gli convenga di piu’ essere nostro amico che non esserlo. La Cina intanto sta a guardare e si compra il mondo.

Le banche piu’ care? Quelle italiane. Negli ultimi anni scendono ricavi e prestiti ma crescono le commissioni. I costi strutturali del sistema bancario italiano rimangono i più elevati d’Europa. Lo rivela la Cgia di Mestre secondo la quale se si calcola l’incidenza delle spese operative riferite al 2014 (pari a 49,5 miliardi di euro), sul totale delle attività (che al 31-12-2014 ammontavano a 2.701 miliardi di euro), il risultato si attesta all’1,83%. Dato nettamente superiore a tutte le incidenze percentuali riferite alle prime 10 economie bancarie presenti nell’Unione europea. Al secondo posto l’Austria con 1,62% quindi la Spagna con 1,40, la Francia con 1,36 e la Germania con 1,33%. Sul fronte dei ricavi, invece, nel 2014 i margini di interesse, i guadagni provenienti prevalentemente dall’erogazione del credito, sono scesi a 39,3 miliardi di euro, quelli delle commissioni bancarie nette sono salite a 27,6 miliardi e quelli riconducibili ad altri ricavi, cioè da attività extra-creditizie o di trading finanziario (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale) hanno toccato quota 11,4 miliardi. Se tra il 2008 e il 2014 il totale dei ricavi del nostro sistema creditizio è rimasto pressoché lo stesso (78,3 miliardi), la contrazione dei margini di interesse è stata pari a 12,3 miliardi (-23,8%); le commissioni bancarie, invece, sono aumentate di 2,8 miliardi (+11,5), mentre gli altri ricavi sono saliti a 9,4 miliardi (+474%).